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Codice criminale

Adam Smith


Da generazioni i Cutler vivono al di fuori di ogni legge tra rapine, corse d’auto e inseguimenti con la polizia. Ma Chad, fuorilegge dal fascino magnetico e figlio del capobanda Colby, decide di cambiare vita per amore di sua moglie e dei suoi figli, a cui vuole offrire un futuro diverso. Questa decisione lo porterà a uno scontro con la rabbia del padre autoritario e con un sistema che non sembra permettere alternative. Il titolo italiano è fuorviante perché non si tratta dell’ennesimo thriller, bensì di un epico apologo sulla speranza di riscatto da un contesto di brutale illegalità. Energiche e mai noiose le prove attoriali di Brendan Gleeson e Michael Fassbender, personaggi sgangherati, moralmente riprovevoli, in cerca di una redenzione che sembra non arrivare mai.

 

 

Trespass Against Us
Gran Bretagna 2016 – 1h 38′

…Il titolo italiano è fuorviante perché non si tratta dell’ennesimo thriller, bensì di un epico apologo sulla speranza di riscatto da un contesto di brutale illegalità. (…) Un po’ sulla scia dei poemi gitani di Kusturica e Gatlif nonché debitore del cinema adrenalinico di Ritchie, il neoregista Smith (…) regge benissimo il ritmo e tratteggia con efficacia i profili di questa comunità ripugnante e insieme patetica nella sua deviata utopia libertaria. Troppo banale, però, lo scontro melodrammatico che assegna a due attori straordinari come Fassbender e Gleeson i consunti ruoli di innovatore bello, bravo e intelligente e patriarca tirannico, barbarico e ignorante…

Valerio Caprara – Il Mattino

 

… La drammaturgia si concentra essenzialmente sul duello tra il vecchio capoclan oscurantista e il suo riluttante erede. Legami di sangue e violenza, peso della tradizione, miti ed emarginazione sono calati in un contesto sociale abbastanza insolito da stimolare l’interesse dello spettatore. Originale anche l’approccio di Smith e dello sceneggiatore Alastair Siddons (che in origine progettavano di fare un documentario): una specie di compromesso tra il cinema poliziesco e il naturalismo sociale alla Ken Loach o alla Mike Leigh. (…) Codice criminale è forse imperfetto, soprattutto nel finale ‘poetico’ e moraleggiante, che irrompe inaspettatamente nel clima nero e pessimistico del resto del film. Però bisogna riconoscere al regista esordiente quel che gli compete. (…) Smith ha un buon senso dell’inquadratura, una regia energica e un controllo sicuro del montaggio, che gli consente di dirigere eccellenti sequenze d’inseguimento tra auto. Il che, in questo caso, non è affatto scontato né accessorio. Poiché il vero interesse risiede nei due personaggi principali, vale la pena di notare come l’interpretazione di Fassbender suggerisca, con autentico talento, un aspetto che sembra l’opposto della lotta per l’emancipazione e l’onestà che il suo Chad sostiene per tutto il film. Il tormentato bandito, infatti, non appare mai tanto felice come quando compie le sue imprese illegali, dandola polvere alla polizia e abbandonandosi a un’ebbrezza che gli fa, finalmente, dimenticare il suo cattivo karma.

Roberto Nepoti – La Repubblica

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