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Due uomini, quattro donne e una mucca depressa

Anna di Francisca



Edoardo vive un momento di crisi. È un compositore dotato di grande talento che, per circostanze caratteriali ed esistenziali, fatica ad accettare compromessi; la sua realtà creativa e lavorativa non lo soddisfa. La sua vita affettiva ne ha risentito pesantemente ed è anche a causa di questo che la sua capacità di sopportazione e di mediazione crolla. Ed è allora che Edoardo si prende una sorta di “periodo sabbatico”. Quando arriva in Spagna, è un uomo cinico, rompiscatole, stufo di se stesso e demotivato, incapace ormai di scrivere musica in cui si riconosca. L’impatto con quel piccolo paese, le sue donne, i suoi colori e sapori lo fa aprire di nuovo alla vita e alle emozioni, e gli fa ritrovare l’energia anche per comporre di nuovo la “sua” musica. Così come le donne che gli ruotano attorno, anche Edoardo compie un suo percorso di cambiamento. Quello che si instaura tra Edoardo e gli altri personaggi è una sorta di scambio terapeutico, che si attua soprattutto grazie al potere comunicativo della musica. Tra cliché di zitelle focose e un nostalgico ex generale franchista-razzista (ma non per davvero) ecco una commedia italiana “polifonica” che può avere anche per il pubblico piacevoli effetti collaterali “terapeutici”: la sceneggiatura è esile e “depressa”, ma il risultato è fresco e gradevole.

 

Italia 2015 – 1h 35′

Quattro donne, due uomini e una mucca depressa è (letteralmente) una commedia corale e una coproduzione italo-spagnola che appartiene a quel cinema europeo garbato e volutamente naif che si lascia vedere volentieri, pur non generando né grandi risate né profonde riflessioni. Il ricco cast di interpreti, capitanati dall’attore serbo Miki Manojlovic, feticcio di Emir Kusturica, nei panni di Eduardo e da Maribel Verdu, memorabile in Y Tu Mama Tambien, in quelli di Julia. In quota italiana ci sono Neri Marcoré (Carlos), Serena Grandi (Irma), Manuela Mandracchia (Sara) e Ana Caterina Morariu (Marta), ormai italianizzata anche se rumena di nascita. Anna Di Francisca scrive e dirige il suo terzo lungometraggio per il grande schermo con mano leggera ma senza colpi d’ala, limitandosi ad armonizzare il coro polifonico dei suoi attori.
Il pregio principale di Quattro donne, due uomini e una mucca depressa è proprio la sintonia che unisce il cast e rende le interazioni fra i personaggi accattivanti, nonostante i dialoghi eccessivamente semplici. Un po’ più di pepe avrebbe giovato a questa favola contemporanea che sembra sospesa nel tempo, e guarda più alla levità inconsistente della commedia spagnola e francese che alla tradizione amara e ironica della commedia all’italiana.

Paola Casella – mymovies.it

 

Il terzo lungometraggio della De Francisca (di lei ricordiamo con amore nel 1996 La bruttina stagionata con un immenso, e sconosciuto all’epoca, Fabrizio Gifuni in versione comica) è stata una coproduzione caotica (la produzione è datata 2012). Ma il cast è così vivace e bello da vedere da rendere tutto fresco e gradevole. Bravissimo Marcorè come barbiere geloso. Ma il più bravo di tutti è il decano argentino Alterio, ultraottantenne all’epoca delle riprese. Il suo ex generale è un vero spasso.

Francesco Alò – Il Messaggero

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