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La meccanica delle ombre

Thomas Kruithof

 

Duval, contabile ex alcolista di mezza età, da tempo disoccupato, viene contattato da una misteriosa organizzazione per trascrivere alcune intercettazioni telefoniche. Senza porre domande e sull’orlo del lastrico, Duval accetta l’incarico. In fondo è un lavoro semplice che gli permetterà di ritrovare un equilibrio nella vita, ma “tra le ombre” il complotto politico è in agguato…  Ben scritto, girato e interpretato il film sa accorpare le tradizioni del genere noir (‘à la français’) in un contesto umano problematico e un mondo contemporaneo assai tecnologico. Da scoprire!

 

 

La mécanique de l’ombre
Francia 2016 – 93’

Duval è un contabile molto preciso nel proprio lavoro, finché viene licenziato a causa di esuberi aziendali. Dopo alcune ricerche di lavoro infruttuose viene contattato da un certo Clément, un tipo misterioso che gli offre un nuovo impiego: Duval dovrà trascrivere, velocemente e senza errori, alcune registrazioni su cassetta ogni giorno, in cambio di unostipendio ragguardevole. Ben presto Duval si rende conto che il contenuto di queste cassette “scotta” politicamente, ma tirarsi fuori dall’impegno non è un’opzione prevista. Al lungamente invocato e raramente incontrato cinema medio qualcuno crede ancora. Senza azzardare innovazioni velleitarie o inseguire la contemporaneità, Thomas Kruithof gira un film sostanzialmente non databile (…) che avrebbe potuto essere tranquillamente girato negli anni ’70, in tempi in cui una buona sceneggiatura, scene di azione curate e colpi di scena assortiti potevano bastare. Oggi che quel cinema medio non esiste più, è difficile dire quanto spazio possa trovare il film di Kruithof presso il pubblico. Ma la passione profusa in La meccanica delle ombre è tale da poterne mutare il destino, forse. Dalla sua il regista belga ha un cast di qualità, una certa attenzione al dettaglio da giallista e un epilogo che non disdegna di menare fendenti alla situazione politica attuale in Francia. Kruithof la presenta come ambigua e attraversata da disegni oscuri, quasi eversivi, con un candidato emergente e senza scrupoli che molto assomiglia a una versione maschile di Marine Le Pen. Sembrano gli anni ’30 di Daladier e Chamberlain, titubanti nell’arginare i fanatismi politici del totalitarismo, o i ’70 della strategia della tensione, ma invece sono gli anni Dieci del terzo millennio. Un’epoca confusa e inquietante, in cui la sensazione di instabilità politica è quasi palpabile. Kruithof ben individua questo feeling e se ne avvale per dare forza a un’opera che, seppur non esente da difetti (…) vale, sempre come si diceva un tempo, il prezzo del biglietto.

Emanuele Sacchi – mymovies.it

 

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