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La tenerezza

Gianni Amelio

Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano. Amelio torna a riflettere sul rapporto tra padri e figli e sul difficile dialogo tra generazioni in uno dei suoi film più intimi, schiudendo le porte di un mondo misterioso e poetico.

4 NASTRI D’ARGENTO: film, regista, attore protagonista, fotografia

 

 

Italia 2016 – 1h 43’

Con la sua abilità nel mettere in mostra i lati oscuri della nostra società, le zone da tenere nascoste (Colpire al cuore) fino a quelle in controtendenza (Intrepido ne è stato l’esempio folgorante) con La tenerezza Gianni Amelio compie un pericoloso percorso in un mondo che ha perso i sentimenti. Quasi a servirsi di un materiale scottante, porta lo spettatore a confrontarsi con una inesauribile gamma di emozioni che dapprima sono lievi e appaiono quasi timidamente, come una sorta di gentilezza e di accoglienza, di cura e di amorevolezza, per poi risalire la china con toni sempre più forti e aspri, come il dolore, il disgusto, l’abbandono, l’indifferenza, la mancanza di perdono. È come se Amelio mettesse il pubblico di fronte a una terapia per riappropriarsi di sfumature che non gli appartengono più, cancellate ormai quasi solo da una cupa tensione. Quasi un abbecedario, una grammatica da imparare nuovamente a furia di vedere le immagini a senso unico proposte quasi sempre dal nostro cinema, ma anche per riconoscere quelle sensazioni che si direbbero sparite dai rapporti umani come per un’anestesia generalizzata. (…) è (…) puro cinema questo rendere materia viva attraverso i personaggi un materiale tanto poetico e impalpabile ma anche quello più vistosamente drammatico tratto delle nostre cronache, come può essere il confronto con il migrante o con le famiglie «normali» che finiscono in cronaca nera.

 

II film ti costringe a non cambiare pagina, a guardare negli occhi almeno per qualche secondo l’altro, a cercare ragioni. E un’altra particolare abilità del regista è di innalzare il tiro con equilibrio, attraverso alcune scene straniate, da analizzare ognuna separatamente, da ricordare come quelle strofe che si imparano a memoria. Senza proclami, ma con una sapienza rara, ‘La tenerezza’ riesce a creare un mondo dove infine la cupa ostilità verso la vita che costringe inevitabilmente ad invecchiare si stempera dopo aver imparato nuovamente a uscire dal proprio egoismo

Silvana Silvestri – Il Manifesto

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