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Lady Macbeth

William Oldroyd

Campagna inglese, 1865. A 17 anni, Katherine è costretta a un matrimonio senza amore con un uomo di mezza età. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, inizia una relazione clandestina con un giovane stalliere alle dipendenze del marito, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti. Il tutto narrato con inquadrature ampie e decise, totale e benedetta assenza di musica, gusto molto corporale per la vita materiale dell’epoca. La regia sceglie infatti una via di sottrazione narrativa che raffredda le emozioni solo per farle esplodere al momento opportuno in modo più bruciante: Lady Macbeth è la parabola di una donna che, pur nel modo sbagliato, vuole affermare a tutti costi la propria indipendenza, sovvertendo, anche con la violenza, un destino apparentemente ineluttabile. Un esordio insolito, bello e sconvolgente.

 

Gran Bretagna 2016 – 1h 28’

Pregnante esordio quello del teatrante britannico William Oldroyd, che trasferisce nella cornice rurale dell’Inghilterra dell’800 il racconto di Nikolaj Leskov, Lady Macbeth del distretto di Mcensk, già tradotto in opera Urica da Shostakovich. Contrapponendo con una messa in scena essenziale i vasti spazi della brughiera ai costrittivi interni della villa dove la protagonista Katherine (…) conduce una costrittiva esistenza coniugale, Oldroyd sceglie una via di sottrazione narrativa che raffredda le emozioni solo per farle esplodere al momento opportuno in modo più bruciante. (…) Con rigorosa coerenza formale, Oldroyd la inquadra, quasi fosse un pittore, al centro di una serie di quadri di vita che molto ci dicono e tutto lasciano avvolto in un velo di impenetrabile ambiguità.

Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa

  

Il film è diretto dal giovane regista teatrale inglese William Oldroyd al suo primo lungometraggio, l’idea e la sceneggiatura sono di una commediografa, Alice Birch, che ha dato all’intreccio letterario originale una svolta, cambiando non solo il finale, ma ribaltandone il senso, le ragioni e i torti. La Lady Macbeth del distretto di Mcensk è un breve romanzo del russo Nikolaj Leskov, pubblicato a metà Ottocento, e gli autori del film ne spostano la storia dalla Russia zarista all’Inghilterra classista, severa e desolata di Cime tempestose e di Jane Eyre. Lady Macbeth (…) porta con sé un gelido fascino che incombe irresistibile sullo spettatore: è lei, Lady Macbeth, a illuminare e offuscare tutto il film, interpretata da Florence Pugh, 19 anni, capace di rappresentare ogni emozione attraverso la loro assenza sul suo bel viso adolescente e imperscrutabile, il suo muoversi svelto nel casto abito a crinolina che la imprigiona in un busto forzatamente stringato, la modestia obbligata dall’essere una donna sposata che le fa tenere i capelli stretti a treccia raccolta sulla nuca, la nudità carnosa con cui si appropria del piacere, quando i lunghi capelli liberati ritornano selvaggi. (…) Lady Macbeth sfiora l’horror, è inquietante e il fascino ipnotico a cui è difficile sfuggire deriva anche dal silenzio: dialoghi scarni, nessun commento musicale, la scelta forse snob ma comunque giusta, di non servirsi neppure di una nota dell’opera del compositore russo Dmitrij Sostakovic, ispirata al romanzo di Leskov e dallo stesso titolo…

Natalia Aspesi – La Repubblica

Lo spunto viene dalla novella di Nikolaj Leskov (…) trasposto da Alice Birch nell’Inghilterra rurale del 1865, l’anno di pubblicazione dell’originale, fra boschi e brughiere che evocano inevitabilmente Cime tempestose. Anche per la forte carica erotica e passionale della vicenda che fa della protagonista una spietata assassina e insieme un’eroina della libertà e dell’indipendenza femminili. Interpretata dalla potente Florence Pugh, vi so bellissimo e corporatura massiccia di stampo antico (…). Il tutto narrato con inquadrature ampie e decise, totale e benedetta assenza di musica, gusto molto corporale per la vita materiale dell’epoca, il cibo, i busti indossati da Katherine, quel mobilio pesante e pretenzioso che incornicia teatralmente gli eventi e ne è al tempo stesso la posta. Un esordio insolito e potente.

Fabio Ferzetti – Il Messaggero

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