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Le donne e il desiderio

Tomasz Wasilewski

Polonia, 1990. L’aria del cambiamento è sempre più presente nel Paese, il popolo polacco ha appena vissuto il primo, euforico anno di libertà, ma sono ancora molte, però, le incertezza per il futuro. Su questo sfondo si svolgono le vicende di quattro donne di età diverse, apparentemente felici ma desiderose di cambiare finalmente la loro vita, lottare per raggiungere la felicità e soddisfare i propri desideri. Agata, giovane madre intrappolata in un matrimonio infelice; Renata, un’insegnante affascinata dalla vicina di casa Marzena, una solitaria ex reginetta di bellezza; Iza, una preside innamorata del padre di un’alunna della sua scuola… Storie che si aprono una nell’altra come Matrioske per raccontare, dopo la caduta del regime comunista, una sessualità repressa che ora vuole esplodere.  Quattro squarci sulla complessità e le contraddizioni di una vita dove le conquiste sociali non vanno di pari passo con i bisogni personali.

 

ORSO D’ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA AL 66° FESTIVAL DI BERLINO (2016)

United States Of Love (Zjednoczone Stany Milosci)
Polonia/Svezia 2016 – 1h 44’

È ambientato nella Polonia del 1990, ma potrebbe svolgersi in un ovunque indeterminato perché il vero soggetto del film, che il titolo italiano ‘Le donne e il desiderio’ fa intuire solo in parte (quello originale, Zjednoczone stany milosci, significa Stati uniti dell’amore, più criptico ma più evocativo), è il rapporto che le donne hanno con il loro corpo, macchina del desiderio ma anche oggetto di repressione, forza propulsiva e ingovernabile zavorra. (…) a differenza della prima scena, tutta parlata nella sua concitazione alterata dall’alcol, il film del 36enne Tomasz Wasilewski è costruito su silenzi carichi di significato e su una messa in scena che facendo spesso ricorso ai piani sequenza invita lo spettatore a «spiare» e «scoprire» i comportamenti delle sue quattro protagoniste piuttosto che a raccontarli e a spiegarli.

 

Lasciando soprattutto a chi guarda il compito di «completare» – con l’intuizione e la deduzione – le azioni delle donne. Perché anche quando sembra scegliere il più diretto e realistico degli sguardi – non mancano le scene di sesso e i corpi nudi – la distanza che sa mettere tra l’obiettivo della sua macchina da presa e l’azione che filma non solo evita qualsiasi tentazione voyeuristica ma soprattutto lascia non dette molte cose. (…) Quattro squarci sulla complessità e le contraddizioni di una vita dove le conquiste sociali non vanno di pari passo con i bisogni personali, e il corpo femminile (le ultime due scene di nudo mettono letteralmente i brividi) diventa esca e trappola insieme di una infelicità che non sa prendere le misure dei propri desideri.

Paolo Mereghetti – Il Corriere della Sera

 

Desideri, euforia, nuove speranze, ma anche confusione, paura, alienazione, solitudine. Sono questi i sentimenti che agitano le quattro protagoniste (…). Il film non propone una riflessione politico-sociologica sulle conseguenze dell’epocale trasformazione in Polonia. Il regista, che nel 1990 aveva solo dieci anni, prende piuttosto le mosse dalle immagini e dai ricordi di quel periodo, trascorso tra tante donne – la madre, le zie, le vicine di casa – dopo la partenza di suo padre, in cerca di lavoro negli Stati Uniti. E restituisce puntualmente i grigi ambienti e le plumbee atmosfere di quegli anni che ancora poco avevano di gioioso, tra squallidi edifici di periferia e case vuote come l’anima dei protagonisti.

Alessandra De Luca – Avvenire

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