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Sole cuore amore

Daniele Vicari


Un’amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso hinterland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer, e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita… Un film che tocca in maniera forte e diretta il tema del lavoro: Vicari riesce a trattarlo con una dignità inedita nel nostro cinema recente e senza facili ideologismi alla moda. Così restano ancorati a quel cappotto rosso i valori dell’amicizia e della voglia di vivere.

 

Italia 2016 – 1h 52′

Spesso le dichiarazioni preventive di un regista non servono a valutare la sua opera. Sono al meglio interessanti come intenzioni, al peggio sono solo mani avanti. Al contrario quanto dice Daniele Vicari, corrisponde al risultato di Sole cuore amore. È un film semplice, dice, come i versi della canzone, ma a fortissimo contrasto con le difficoltà di quell’enorme e crescente massa di persone di cui i personaggi sono un campione, sperse nella vastità anonima di una periferia metropolitana. (…) Il crescendo del dramma dà i brividi. Dice un’ altra cosa vera il regista. Che rappresentare l’ordinaria quotidianità senza ricorrere a ‘violenze e degrado rischia di apparire insignificante’. Grazie alla sua sensibilità, Vicari ha trovato la ‘giusta distanza’.

Paolo D’Agostini – La Repubblica

  
Il lavoro non è più lo stesso, bisogna adeguarsi al cambiamento, lo sentiamo ripetere continuamente. Infatti assomiglia sempre di più alla schiavitù o a un miraggio e Sole cuore amore di Daniele Vicari vuole riflettere su questa condizione senza via d’uscita. (…) II ritmo del film è una specie di vortice che consuma le vite delle due ragazze, in viaggio perenne la prima, in ricerca costante di sé e della sua arte, la seconda. Il sole del titolo non è il sol dell’avvenire, sembrerebbe alludere al fatto che non ci resta che il sole in questa disastrata società: si tratta della celebre canzone del 2011 che racchiude nel suo ritornello una sintesi di sentimenti in rima e i sentimenti sono tutto quello che Eli possiede (…). Il riferimento ai classici del neorealismo ci riportano ad Anna Magnani e Grandjaquet che si scambiano confidenze sulle scale di casa, a dispetto della guerra. Così Ragonese e Montanari hanno quei pochi minuti di quotidianità sul balcone, di notte, il tempo di fumare una sigaretta e scambiarsi due parole. E lo stesso Francesco Acquaroli (…) in poche battute riesce ad esprimere tutta la cinica paciosità romana del tipico bottegaio che si fa gli affari suoi, figura sopravvissuta nei decenni. Dall’altra parte, in parallelo entra nella storia la contemporaneità impersonata da Vale (…) incarna alla perfezione non solo il mondo notturno dei locali che proliferano nella zona pontina, ma anche il rapporto di amicizia che si manifesta in maniera struggente attraverso la danza. (…) Non ci sono indicazioni ideologiche nel film, ma risulta con evidenza la situazione di drammatico stallo in cui ci si trova a vivere e che colpisce in qualche modo tutti nella corsa alla sopravvivenza, in una società che ha svenduto diritti conquistati e procede con sconosciute logiche finanziarie. Il film che lavora con calore sul valore dell’amicizia, della solidarietà e della voglia di vivere, ci indica senza proclami il ciglio del burrone.

Silvana Silvestri – Il Manifesto

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