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Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Martin McDonagh

Mildred, esasperata dallo stagnare delle indagine sull’assassino di sua figlia, decide di affiggere tre cartelloni “provocatori” per sollecitare le autorità locali. Il suo gesto scatenerà dinamiche inaspettate, tra minacce, rancore e violenza… McDonagh riconfigura la commedia nera come commedia di singola sofferenza e di collettiva grettezza, coniugando la tradizione (cinematografica) con la vitalità del presente. Straordinario!

 

USA 2017 – 1h 52′

VENEZIA 74
miglior sceneggiatura: Martin McDonagh

OSCAR 2018
migliore attrice protagonista: Frances McDormand
migliore attore non protagonista: Sam Rockwell

  VENEZIA –  C‘è poco traffico sulla strada che porta a Ebbing, Missouri, ma Mildred Hayes decide ugualmente di affittare gli spazi dei tre cartelloni pubblicitari che si ergono sul ciglio. Le scritte nere su sfondo rosso che vanno a lacerare il tessuto sociale di Ebbing («Violentata mentre moriva» – «Ancora nessun arresto?» – «Come mai capitano Willoughby?») sono il grido di dolore di Mildred (Francis McDormand) che da più di sei mesi non vede alcuno sviluppo nelle indagini sulla morte della figlia, stuprata e bruciata (o viceversa? – per l’orrore non c’è confine) proprio su quella strada.

 

Siamo in una piccola cittadina, in una provincia americana conformista e omofoba, e lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson) si trova in un cul de sac professionale e umano: i suoi sforzi per trovare l’assassino sono stati finora inutili così come lo sono state le cure per fermare il suo cancro al pancreas. L’accelerazione che il gesto di di Mildred imprime agli eventi non può che avvilirlo ulteriormente mentre infastidisce ed esaspera il suo vice Dixon (Sam Rockwell), razzista, tracotante e aggressivo. Il concatenarsi di tragedie, che sembra voler intasare l’esistenza di Ebbing, lascia però spazio ad una deriva di malinconia e sarcasmo che trovano in Mildred il deus ex machina di una tragicommedia satura di cinismo e violenza quanto di umanità, capace di aprire squarci di riflessione su come superare con l’amore i dubbi su una vita futura (“il paradiso è stato conoscerti”), su come esorcizzare le dinamiche di odio e vendetta nella sofferta consapevolezza che la rabbia non può che generare altra rabbia.
Sì perché Mildred non è certo un’eroina a tutto tondo. Si lascia prendere facilmente dall’ira e reagisce con inopportuna sgradevolezza: non ha remore nel picchiare i compagni del figlio che lo offendono, nell’affrontare con le armi della dialettica il sacerdote che cerca di consolarla e col suo stesso trapano il dentista che la minaccia, nell’attaccare con tanto di molotov l’ufficio di polizia… Ma quanto le pesa quell’acido sfogo con la figlia proprio la sera della sua scomparsa!

Con la sua tuta da lavoro e la sua bandana, col suo incedere alla John Wayne, Mildred incarna un’America operaia e contadina a disagio col bagaglio di perbenismo, ipocrisie ed egoismo che la circonda. Solo il suo datore di lavoro (una donna, di colore) è solidale con la sua battaglia, il marito l’ha lasciata per una ventenne, l’unico uomo a cui sembra destare interesse è un nano (Peter Dinklage). Seduta davanti a quei cartelloni che urlano il suo rancore cerca un dialogo rasserenante con un cerbiatto, poi carica sul pick-up un fucile e parte alla caccia di un colpevole da punire…

Three Billboards riconfigura la commedia nera come commedia di singola sofferenza e di collettiva grettezza. Il dramma di Mildred “vale” quanto quello dello sceriffo Willoughby le cui lettera sono un gioiello di “scrittura”: un ulteriore tassello di una sceneggiatura perfettamente  bilanciata tra  acredine e divertimento. Ogni personaggio diventa così sfaccettatura morale di una complessità civile ingabbiata tra diritti negati e livori pronti ad esplodere e la scelta degli interpreti è l’ulteriore, azzeccato tassello (straordinaria Francis McDormand in primis, ma non sono da meno l’incontrollata brutalità di Rockwell e il tormento esistenziale di Harrelson). E dopo il riuscito esordio di In Bruges e gli eccessi di 7 psicopatici McDonagh costruisce un’opera memorabile grazie ad una regia che sa coniugare la tradizione (cinematografica) con la vitalità del presente.
La strada di Ebbing sarà poco trafficata, ma ormai è affollata da cinefili entusiasti.

ezio leoniMCmagazine 43


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