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Un appuntamento per la sposa

Rama Burshtein


Michal ha 32 anni. Dodici anni fa ha abbracciato la fede in Dio e ora sta per sposarsi. Un mese prima del grande evento, durante i preparativi del matrimonio, il futuro sposo le confessa di non essere innamorato di lei. Michal è sconvolta, ma non vuole per nessun motivo tornare alla vita da single, piena di appuntamenti e delusioni. Anzi, vede tutto ciò un’opportunità di cambiamento e crede che sarà aiutata da Dio che è buono e dolce. Ha un mese per mettere alla prova la sua fede e realizzare il suo sogno… Può sembrare una copia bigotta di Bridget Jones, invece dopo La sposa promessa, Rama Burshtein realizza un altro film ricco di spunti di riflessione, originale e con una sublime la protagonista.

 

Laavor et hakir
Israele 2016 – 1h 50’

Come ne La sposa promessa, al centro di tutto c’è (…) il matrimonio, ma un movimento opposto delle protagoniste rispetto a esso: mentre la giovanissima Shira del primo film di Burshtein cercava di sottrarsi alle nozze con uno sposo di cui non era innamorata, Michal è alla disperata ricerca di un uomo che si presenti all’appuntamento matrimoniale. L’assurdità del suo intento getta così le basi della commedia, di questa wedding comedy senza lo sposo e con tanti tragicomici aspiranti al ruolo che vengono scartati. (…) La particolarità di entrambi i suoi film è di essere raccontati attraverso uno sguardo che non si limita a osservare questo mondo altro, né tantomeno a giudicarlo: piuttosto offre una prospettiva dall’interno, che condivide quelle regole di natura spirituale che strutturano la storia e la dimensione in cui è ambientata…

Giovanna Branca – Il Manifesto

  

Con l’andamento di una commedia finto romantica (quasi parodia di certi film americani), spesso divertente venata di ortodossa malinconia, il film ripete, con tipologie paradossali, la lezione contro il diktat di una società chiusa cui la ragazza risponde con uguale testardaggine. E incontra uomini sparsi come se lo sposo promesso fosse una ricerca di mercato, arruffando i sentimenti, spettinando gli affetti, traslocando il cuore da uno all’altro finché la festa non va sprecata anche se sembra difficile parlare di matrimonio d’amore. Passato il guado del primo tempo, l’azione un po’ si sfilaccia, ma resta a sostenere il peso di un personaggio ambiguo e non accattivante, una strepitosa attrice, Noa Koler che tramuta il racconto in un elettrizzante monologo che non finisce certo con il «vissero felici e contenti».

Maurizio Porro – Il Corriere della Sera

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