Blog

Don’t Worry

Gus Van Sant

La storia vera del celebre fumettista John Callahan ritrovatosi in sedia a rotelle dopo un incidente automobilistico all’età di 21 anni. Ma ciò che poteva segnare la fine della sua vita, si rivela l’inizio di un nuovo meraviglioso percorso, in cui scopre di avere un dono nel disegnare vignette capaci di provocare risate o reazioni sdegnate. Van Sant cerca di coniugare le regole del film biografico con una costruzione narrativa più complessa, invitando lo spettatore e superare più di un pregiudizio.

Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot
USA 2018 – 1h 53′

 BERLINO – Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot, il film con cui Gus Van Sant torna ad un grande festival internazionale, dopo il tonfo di The Sea  of Trees (Cannes 2016), è un tributo agiografico del regista di Portland al disegnatore satirico John Callaghan, suo concittadino. Nel raccontarne la parabola esistenziale, dalla abiezione alcolica e relazionale che in seguito ad un grave incidente lo aveva ridotto a soli 21 anni su una sedia a rotelle su su fino alla sobrietà, alla scoperta della vocazione artistica e alla totale riabilitazione, il nostro riprende un’idea di Robin Williams, che gliela aveva proposta e di cui avrebbe voluto essere il protagonista (in effetti, a parte la straordinaria interpretazione di Joaquin Phoenix, non è difficile immaginarlo nel ruolo!).


Ad ogni modo,scomparso l’amico e tornando ai toni sweet and sour dei suoi film migliori (anche per successo di pubblico quali Good will hunting e Finding Forrester), Gus Van Sant ci accompagna, tutto a scatti e flash-back, lungo i momenti cruciali della vita di John Callaghan. Dagli anni della ubriachezza esagerata e del ‘womanizig compulsivo assieme all’amico Dexter (è questi al volante al momento dell’incidente che lo lascia quadriplegico) a quelli ancora più disperati che seguono, con lui immobilizzato in casa, dipendente dagli altri per tutto e ancora alla ricerca spasmodica di qualcosa che sia alcool: una bottiglia rotolata sotto al letto o su uno scaffale troppo alto da raggiungere (con una brutalità e una sofferenza che noi in genere associamo alla soggezione ad altre sostanze).
Finalmente, ecco apparire l’altro personaggio importante del film, Donnie (Jonah Hill), che presiede le famose riunioni di Alcolic Anonymous cui Callaghan ha deciso di aderire. Singolare figura di ricchissimo hippie, guru, filosofo, che ne intuisce le doti e lo aiuta sia a scoprire i motivi inconsci e precedenti della sua coazione all’alcool (ed ecco comparire la figura della madre che lo ha dato in adozione…) sia a sviluppare la sua incipiente vocazione artistica come cartoonist. C’è anche un dolce, inconcluso tentativo di love story con Annu (Rodney Mara), la sua terapista svedese.
A far da sfondo alle corse liberatorie di Phoenix sulla sua carrozzella a motore, una Portland (una West Coast?) anni 70-80, ritratta nella dolcezza dei suoi parchi, caffè, librerie da chi evidentemente l’ha ben conosciuta. Arriva il (parziale) successo; le sue strisce (dure, indisponenti, a volte auto-ironiche, sempre politicamente scorrette) vengono pubblicate, dapprima su riviste alternative, poi su testate un po’ più importanti. Pur rimanendo sempre un outsider, ci sono per lui inviti all’università, presentazioni dei suoi lavori etc. Comincia qui purtroppo l’ultima parte, la più sconcertante e deludente del film: nella sua disperata ricerca di una riabilitazione totale, il protagonista si mette alla ricerca di tutti coloro coi quali a torto o ragione pensa di essersi comportato male, di dovere delle scuse o una domanda di perdono. E ci sono scene imbarazzanti, come quando chiede scusa per un libro rubato quarant’anni prima… Qui Van Sant si lascia prendere un po’ la mano, trasformando un character fino ad allora vero e vibrante (anche se non propriamente simpatico) in una figura agiografica francamente esagerata.
Ah,il titolo! In una delle sue migliori auto ironiche vignette, vediamo un plotone di giubbe blu inseguire, in un paesaggio desertico, un bandito in sedia a rotelle, che ad un certo punto la abbandona, pur cercando di proseguire la sua fuga. E il comandante ai soldati: “Tranquilli, non andrà lontano a piedi”. Ma forse a John Callaghan è andata un po meglio…

Giovanni Martini – MCmagazine 45

No comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *