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L’amica geniale

Saverio Costanzo

 

Quando l’amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia, Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila, la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola negli anni 50. Ambientato in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così un racconto che copre oltre sessant’anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l’amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica..

 

 

 

 

Italia/Belgio 2018 – 2h

Tenendosi per mano, le piccole Elena e Lila camminano nello stradone sterrato e si abbandonano al piacere della libertà, verso il mare che non avevano ancora mai visto, ma è troppo lontano e torneranno indietro, nel loro rione, un grappolo di case popolare alla periferia di Napoli. Applausi all’anteprima dei primi due episodi di L’amica geniale. L’esordio della tetralogia di Elena Ferrante esce dalla pagina scritta, prende un’altra vita, diventa la serie tv in otto capitoli di Saverio Costanzo che Rai Uno e Timvision manderanno in onda a novembre (e in sala dal primo al 3 ottobre, coproduttori HBO, Wildside e Fandango). Dietro c’è la mano della scrittrice fantasma che non vuole svelare il suo vero nome, diventata a sua volta un caso.
Ha partecipato alla sceneggiatura, c’è anche Francesco Piccolo che scherzando dice: «Se volete vi diamo il suo indirizzo, non possiamo dirvi chi è, non l’abbiamo capito nemmeno noi». Poi si fa serio: «È stata vicina al progetto, l’abbiamo sentita come una sorvegliante del tentativo di fare una trasposizione». Elena Ferrante ha avuto un carteggio via mail con Costanzo, a mano a mano si è sciolta, è andata in fiducia, «mai in difesa del romanzo». Storia di un’amicizia «epica», quella tra due bambine impersonate da Elisa Del Genio e Ludovica Nasti. Le seguiremo per oltre 60 anni. Accanto a loro scorre la vita degli altri, le conquiste e le sconfitte di una città e di un Paese. Ma la saga coltiva l’idea della conquista e dell’emancipazione, che non è solo femminile. «Una storia — racconta Costanzo — dove il deus ex machina è una maestra di scuola elementare». Una maestra che può cambiare la vita, nel mezzo di un mondo adulto «plebeo» arretrato, dove le donne devono «faticare» e non studiare. «La modernità di quest’opera è nella sua natura profondamente politica, in senso sentimentale; guardando all’oggi ti accorgi di quello che non hai più. C’è il valore della conoscenza».
Quando l’amica della tua vita sembra essere scomparsa senza lasciare tracce, Elena Greco, una donna sfiorita che vive tra i libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila, nata a scuola in una Napoli «pericolosa e affascinante», che non sembra mai bagnata dal mare. L’io narrante di Elena ha la voce di Alba Rohrwacher. La vicenda è scandita dalle Quattro stagioni di Vivaldi rielaborate, un basso continuo dove si rispecchiano le stagioni della vita: l’estate dell’infanzia, la primavera dell’adolescenza, l’autunno delle prime disillusioni, l’inverno dei bilanci. Un’opera d’autore dal marchio espressivo, claustrofobico e universale di Saverio Costanzo (unico cliché, i panni stesi). C’è un omaggio alla scena iconica di Roma città aperta: Anna Magnani insegue la camionetta dei nazi-fascisti che portano via suo marito; qui c’è l’arresto di un falegname con cinque figli. «Una citazione involontaria, non fatemela pagare troppo, la nostra speranza è che il lettore torni a questa storia laddove l’aveva lasciata, senza fare paragoni».

Valerio Cappelli – corriere.it

Saverio Costanzo è riuscito a rendere al meglio una storia piena di emozioni ma mai retorica che la “misteriosa” scrittrice Elena Ferrante ha scritto in quattro volumi divenuti dei veri e propri bestseller mondiali da due milioni di copie solo negli Stati Uniti.
Come molti, siamo rimasti affascinati, dalla storia dell’amicizia tra Elena e Lila, la bionda e la mora, le due bambine che crescono insieme in un rione napoletano degli anni Cinquanta tra ignoranza, fame e speranza in un futuro troppo lontano da qualsiasi cosa per poter sembrare migliore. Tra quelle abitazioni grigie e lontane dal mare, la Ferrante – sempre precisa nelle descrizioni e con una scrittura con una matrice talmente forte da apparire chiara – ambienta le loro esistenze e la loro crescita, un’amicizia epica e un mondo che è raccontato restando sempre fedele a un unico luogo e a un nucleo centrale che riguarda sentimenti universali.
Con questa serie scritta con lo scrittore Premio Strega Francesco Piccolo e Laura Paolucci e prodotta da Wildside, Fandango, Hbo e Paolo Sorrentino come produttore esecutivo, Costanzo è riuscito nell’impresa più difficile: trasformare il lettore in spettatore, permettendogli così di ritornare a quelle scene, a quei personaggi e a quei luoghi scoperti immaginati e amati leggendo quei libri, ma il tutto senza fare paragoni. Tutto è così avvincente che lo spettatore penserà solo alla storia che vede in quel momento e poi – forse – una volta arrivato alla fine – a ciò che ha (forse) letto in precedenza. Quello che emerge è, appunto, come sottolineato, un pot pourri di sentimenti che sono al centro di quell’amicizia conflittuale ma complementare tra le due bambine prima (Elisa Del Genio è Elena, Ludovica Asti è Lila, a dir poco straordinarie), adolescenti poi (Margherita Mazzucco e Gaia Girace), e niente altro. In quel rione dimenticato da chiunque e lasciato ai suoi drammi quotidiani, tra miseria, violenza e una fastidiosa ma necessaria omertà, i legami con la cultura contadina sono ancora molto forti e la legge camorrista sta trovando quella strada che l’ha poi portata dove è oggi. Quelle bambine sono entrambe le più brave della classe, ma solo una – Lila – è geniale, come ricorda il titolo. Nessuno si salva da solo, figuriamoci loro due, smaniose di poter lasciare le elementari per le medie, ma soltanto Elena potrà farlo, perché il padre dell’altra, “o’ scarparo d’o rione” – non ha i soldi per accontentarla, ma, comunque, non glielo avrebbe permesso in ogni caso, “perché femmina”. Qui, i critici dell’Hollywood Reporter potrebbero far notare la presenza di un maschilismo violento più che tossico nella storia italiana che ci ha portato a quello che siamo – sempre secondo i loro metri di giudizio – oggi noi italiani. O forse no, perché – probabilmente – avranno letto anche loro quei quattro libri e vedranno anche loro questa serie che, invece, dimostra l’esatto contrario, ma non possiamo svelarvi di più per non rovinarvi il piacere della sorpresa. Costanzo, come la Ferrante, mette il luce il valore della conoscenza e personaggi come la maestra elementare (la interpreta Daria Romano), il deus ex machina, colei che imprime il cambiamento alle vite delle due ragazzine, lo dimostra…

Giuseppe Fantasia – marieclaire.com

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