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Sea Sorrow – Il dolore del mare

Vanessa Redgrave

Il debutto alla regia di Vanessa Redgrave è una personalissima e ampia meditazione sull’attuale crisi globale dei rifugiati. Una profonda riflessione sull’importanza dei diritti umani narrata attraverso gli occhi e le voci di attivisti e bambini, mescolando passato e presente, documentario e dramma: Emma Thompson legge scritti di Sylvia Pankhurst, Ralph Fiennes recita versi de “La Tempesta” di William Shakespeare…
versione originale sottotitolato

 

 

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La ruota delle meraviglie

Woody Allen

Tra fragili speranze e nuovi sogni, le vite di quattro personaggi si intrecciano nel frenetico mondo del parco divertimenti: Ginny, ex attrice malinconica ed emotivamente instabile che lavora come cameriera; Humpty, il rozzo marito di Ginny, manovratore di giostre; Mickey, un bagnino di bell’aspetto che sogna di diventare scrittore; Carolina, la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster. L’opera ultima del regista newyorchese riprende temi a lui cari – sogno e realtà visti come due opposti, l’amore che diventa ossessione – e li rielabora in un melodramma anni ’50. Un cinema da meraviglia!

 

 

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L’ordine delle cose

Andrea Segre


Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano, specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione clandestina. Il Governo lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia. Sarà una delle missioni diplomatiche più difficili della sua carriera. Segre, sempre in linea con il suo cinema civile, prova a costruire, senza alzare i toni, una sorta di thriller impegnato, di strettissima attualità; l’intento è quello di denunciare una situazione insostenibile e porre domande dal forte spessore morale…

 

 

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Ippocrate

Thomas Lilti


Benjamin ha la certezza di essere un buon medico, anche se la prima esperienza nel reparto ospedaliero in cui lavora anche suo padre non sembrerebbe confermarlo. La responsabilità è schiacciante e il padre è tutt’altro che presente. Il tirocinio costringerà Benjamin a confrontarsi con i suoi limiti nel suo percorso verso la maturità. Con ironia un po’ amara e qualche striatura polemica Lilti sceglie un percorso realistico di traccia oggettiva nei contenuti e nello stile, peraltro non negando spazio alle emozioni.


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Sunset Song

Scozia, inizio ventesimo secolo. Alla morte della madre, l’umile famiglia dei Guthrie si dissolve: i figli piccoli vanno a vivere con gli zii, mentre l’adolescente Chris rimane con il fratello e il padre a lavorare nella fattoria. I due uomini hanno un rapporto burrascoso e presto il fratello emigra in Argentina, lasciando sulle spalle della ragazza il peso della gestione del podere. Quando muore anche il padre, Chris sente che il legame con la terra è troppo forte per trovare un lavoro in città. Sposa allora un contadino, Ewan Tavendale, e ha con lui un figlio. Ma la felicità ritrovata è sconvolta dallo scoppio della guerra. Ancora un melodramma per Terence Davies che ama rievocare sensazioni di un cinema classico, un cinema fatto con il cuore e la sapienza in cui l’odore passato del lavoro ben fatto diventa comunicazione emotiva.

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The Deep Blue Sea

Terence Davies

Londra, metà anni ’50. Hester è la bella moglie di Sir William Collyer, giudice della corte suprema. La sua vita, all’insegna dello sfarzo e della monotonia, scorre piatta fino a all’incontro con Fredie Page, giovane ex pilota della RAF. L’attrazione fra i due è irrefrenabile: Hester si lascia andare con passione a un sentimento mai provato prima per il marito. Il comportamento della donna suscita subito scalpore in una città ancora ferma alle rigide etichette del tempo. La severe critica moralistica non riesce a comprendere una scelta tanto coraggiosa: abbandonare un esistenza privilegiata per vivere a pieno la sua storia d’amore. Un melodramma che sembra voler rimanere al di fuori del tempo, pregno di malinconia, ricordi, momenti di trascinante passione.

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La casa della gioia

Terence Davies

New York, inizio ‘900: la zitella squattrinata Lily Bart è innamorata dell’avvocato Lawrence che però non può garantirle quella stabilità economica bramata per entrare a far parte della buona società. Inseguendo il suo sogno, Lily colleziona debiti, storie d’amore fallimentari (il marito della sua migliore amica) e umiliazioni… Davies si accosta a un modello di cinema in costume elegante e didattico, per contraddirlo, riscriverlo e superarlo. Amaro e gelidamente appassionato.

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Terence Davies

rassegna CINEMA INVISIBILE settembre-dicembre 2018


TERENCE DAVIES
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classe 1945, otto lungometraggi all’attivo (solo sei giunti sugli schermi italiani), ma sempre uno spazio minimo nel panorama d’essai. Un autore che solo ora con A Quiet Passion ha ottenuto una vera attenzione da parte della critica e un significativo riscontro di pubblico, ma al quale sullo schermo del Lux avevamo già tributato omaggio nel 1990.

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A Quiet Passion

Terence Davies

Chi era Emily Dickinson? Che tipo di persona si nascondeva dietro la poetessa che ha trascorso la maggior parte della vita chiusa nella tenuta dei suoi genitori a Amherst, nel Massachusetts? Ambientato nella villa di famiglia, il film ritrae una donna non convenzionale, uno spirito indomito che ha compiuto la sua lotta solitaria e disperata per esprimersi attraverso la poesia e ottenere il proprio riconoscimento in un mondo dominato dagli uomini. Davies riesce a entrare in sintonia con il personaggio assolvendo pienamente al suo ruolo artistico lanciando il salvagente della poesia come lenimento al male. Un film non solo attento al valore della parola ma che restituisce un ritratto preciso dell’artista americana, fuori dal mito ma perfettamente ridefinita nella sua umanità.

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Il lungo giorno finisce

Terence Davies

Tra il 1955 e il ’56, un anno nella vita dell’undicenne Bud (Leight McCormack), sospeso tra l’amore per la madre e i primi turbamenti omosessuali, il misticismo delle cerimonie religiose, la crudeltà della scuola, il fascino del cinema e della musica. Una narrazione non lineare ma che procede piuttosto per accumulo: immagini e soprattutto di suoni, dove esperienza vissuta e fantasia si mescolano in maniera indissolubile. Davies è abile nell’evitare qualsiasi manierismo, creando un’atmosfera vagamente onirica, a dir poco suggestiva e spiazzante, che restituisce un senso di solitudine e al contempo di magia e meraviglia.

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