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Most Beautiful Island

Ana Asensio

Luciana, una giovane donna immigrata a New York, si sforza di sbarcare il lunario mentre tenta di sfuggire al proprio passato. Come ogni giorno, affronta una serie di problematiche e imprevisti quando, prima che la sua giornata sia finita, si ritrova inavvertitamente protagonista di un crudele gioco in cui vengono messe a rischio delle vite per l’intrattenimento perverso di pochi privilegiati.

Spagna/USA 2017 – 1h 20′

 TORINO – Se c’è una soddisfazione che ancora sono in grado di fornire i festival del cinema, è di certo la sorpresa di entrare in una sala ed aprirsi alla visione di un’opera prima, in questo caso di una giovane attrice spagnola, la quale, con pochi mezzi e pochi soldi ma una solida idea, decide di portare sullo schermo una vicenda che l’ha direttamente coinvolta, pur con le debite distanze, nel momento in cui ha deciso di trasferirsi da Madrid e tentare la fortuna a New York.

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Tokyo Vampire Hotel

Sion Sono

Manami si prepara a celebrare il suo ventiduesimo compleanno con alcuni amici, ma viene quasi uccisa nella furia omicida scatenata da un gruppo di vampiri. I suoi problemi non finiscono qui: due vampiri, K, dal clan Dracula, e Yamada, dal clan Corvin, sono sulle sue tracce. Yamada finisce per rinchiudere Manami in un albergo dove gli esseri umani sono condannati a donare sangue per l’eternità. Prima serie televisiva diretta da Sion Sono e prodotta da Amazon.

Japan 2017 – 2h 22′

 TORINO – Dopo la vetta raggiunta lo scorso anno con Antiporno, il genio di Sion Sono ha deciso di mettersi in gioco con il mezzo televisivo, La scelta non sorprende, vista la frenesia produttiva del regista e il suo continuo tentativo di prendere in esame generi, formati, consuetudini di visione per sgretolarne pezzo per pezzo il carattere pedante, consolidato e svuotato di personalità e resistenza di cui sono portatori.

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Nobili bugie

Antonio Pisu

 

Seconda guerra mondiale. Le vicende di una famiglia di nobili decaduti e dei loro intricati affari con una famiglia di ebrei rifugiati presso la loro residenza in cambio di denaro. Una dark comedy che è anche occasione per risalire alle radici del Bologna Football Club con un omaggio speciale a una sua stella, il grandissimo Árpád Weisz che fu vittima del nazismo.
Ricchissimo il cast con Claudia Cardinale, Raffaele Pisu, Giancarlo Giannini, Ivano Marescotti, Federico Tolardo… Gianni Morandi.

 

 

 

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Figlia mia

Laura Bispuri

Italia/Svizzera/Germania 2018 – 1h 40′

 BERLINO – Proseguendo nella sua ricerca sui vari aspetti della femminilità, la regista italo-albanese Laura Bispuri porta alla Berlinale Figlia mia, unico italiano in concorso. C’era già stata due anni fa con Vergine giurata. Là c’era una donna drammaticamente scissa tra due culture, quella ancestrale dell’Albania e quella italiana di oggi, nonché tra i due aspetti mascolino e femminile della sua personalità; qui lo scontro è tra due diversi modi di essere donna e di conseguenza madre.

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My Brother’s Name Is Robert and He Is an Idiot

Philip Gröning

Francia/Germania/Svizzera 2018 – 2h 54′

 BERLINO – Aveva fatto parlare di sé con Il grande silenzio (2005), memorabile documentario su una comunità di monaci votati, appunto, al silenzio, poi  aveva ricevuto il Premio speciale della Giuria per La moglie del poliziotto, estenuante dramma sull’incomprensione e sulla violenza coniugale didatticamente diviso in 57 capitoli, ostico alla visione completa e  coraggiosamente distribuito in Italia (Satine Film) con un esiguo riscontro di pubblico. Passati quattro anni (è questo a quanto pare il tempo minimo necessario a Philip Groning per completare una sua opera, di cui è sempre, oltre che regista, autore, fotografo e  e post-produttore), rieccolo a Berlino con questo My Brother’s Name Is Robert and He Is an Idiot. E la musica non cambia.

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Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot

Gus Van Sant

USA 2018 – 1h 53′

 BERLINO – Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot, il film con cui Gus Van Sant torna ad un grande festival internazionale, dopo il tonfo di The Sea  of Trees (Cannes 2016), è un tributo agiografico del regista di Portland al disegnatore satirico John Callaghan, suo concittadino. Nel raccontarne la parabola esistenziale, dalla abiezione alcolica e relazionale che in seguito ad un grave incidente lo aveva ridotto a soli 21 anni su una sedia a rotelle su su fino alla sobrietà, alla scoperta della vocazione artistica e alla totale riabilitazione, il nostro riprende un’idea di Robin Williams, che gliela aveva proposta e di cui avrebbe voluto essere il protagonista (in effetti, a parte la straordinaria interpretazione di Joaquin Phoenix, non è difficile immaginarlo nel ruolo!).

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Dovlatov

Aleksey German Jr.

 Russia/Polonia/Serbia 2017 – 2h 6′

 BERLINO – Il giornalista e scrittore russo Sergei Dovlatov (1941-1990) non è molto conosciuto in occidente e (per molto tempo) neanche nella madre patria. Esiliatosi negli Stati Uniti, poté tornare in Russia solo nel 1989, nel nuovo clima propiziato dall’era Gorbaciov, in tempo per vedere pubblicati i suoi scritti. Morirà poco dopo. Il film presentato da Alexej German Jr. ne segue le vicende per soli sei fatidici giorni, dal primo al sette novembre 1971 (sono i giorni precedenti la sua fuga in Occidente) ma il ritratto, o meglio il grande affresco che ne esce dell’ambiente e della società (letteraria e non solo) dell’epoca, è straordinariamente profondo.

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Woton’s Wake

Brian De Palma

 USA 1962 – 20′

 TORINO – Siamo ne 1962 ed è il terzo cortometraggio, ma il primo di successo, girato quando De Palma (aveva 22 anni) frequentava la NYU con Martin Scorsese, dopo aver abbandonato gli studi di Fisica. Attraverso il Festival di New York aveva conosciuto in quegli anni il cinema europeo e in particolare la Nouvelle Vague, innamorandosi di Godard.

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Murder à la Mod

 USA 1968 – 1h 20′

 TORINO – Murder à la Mod è il secondo lungometraggio girato da De Palma (dopo The Wedding Party, che uscì però l’anno successivo), ma il primo proiettato in sala, dove riscosse scarso successo di pubblico e di critica. Nonostante l’eccessiva complessità dell’intreccio, che rende arduo per lo spettatore districarsi tra i vari fili della storia, la sua visione costituisce un puro piacere per chi ha amato il suo cinema, in quanto vi si possono trovare molte anticipazioni di temi e modalità di rappresentazione, che costituiranno la marca stilistica di questo autore.

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Transit

Christian Petzold

Francia 2018 – 1h 41′

 BERLINO – Come nei suoi precedenti La scelta di Barbara e soprattutto Il segreto del suo volto il tema dell’identità (nessuno è ciò che sembra, passato e presente si mischiano e si sovrappongono all’interno di ciascuno di noi) è alla base dell’opera del giovane regista tedesco Christian Petzold . Transit, il film in concorso a Berlino, porta all estremo questa sua ricerca. La traccia è un romanzo di Anne Seghers, scrittrice militante della Germania est, sulla vicenda di un gruppo di resistenti nella Francia del 1942 occupata dai nazisti.

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