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Sunset Song

Terence Davies

Scozia, inizio ventesimo secolo. Alla morte della madre, l’umile famiglia dei Guthrie si dissolve: i figli piccoli vanno a vivere con gli zii, mentre l’adolescente Chris rimane con il fratello e il padre a lavorare nella fattoria. I due uomini hanno un rapporto burrascoso e presto il fratello emigra in Argentina, lasciando sulle spalle della ragazza il peso della gestione del podere. Quando muore anche il padre, Chris sente che il legame con la terra è troppo forte per trovare un lavoro in città. Sposa allora un contadino, Ewan Tavendale, e ha con lui un figlio. Ma la felicità ritrovata è sconvolta dallo scoppio della guerra. Ancora un melodramma per Terence Davies che ama rievocare sensazioni di un cinema classico, un cinema fatto con il cuore e la sapienza in cui l’odore passato del lavoro ben fatto diventa comunicazione emotiva.

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The Deep Blue Sea

Terence Davies

Londra, metà anni ’50. Hester è la bella moglie di Sir William Collyer, giudice della corte suprema. La sua vita, all’insegna dello sfarzo e della monotonia, scorre piatta fino a all’incontro con Fredie Page, giovane ex pilota della RAF. L’attrazione fra i due è irrefrenabile: Hester si lascia andare con passione a un sentimento mai provato prima per il marito. Il comportamento della donna suscita subito scalpore in una città ancora ferma alle rigide etichette del tempo. La severe critica moralistica non riesce a comprendere una scelta tanto coraggiosa: abbandonare un esistenza privilegiata per vivere a pieno la sua storia d’amore. Un melodramma che sembra voler rimanere al di fuori del tempo, pregno di malinconia, ricordi, momenti di trascinante passione.

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La casa della gioia

Terence Davies

New York, inizio ‘900: la zitella squattrinata Lily Bart è innamorata dell’avvocato Lawrence che però non può garantirle quella stabilità economica bramata per entrare a far parte della buona società. Inseguendo il suo sogno, Lily colleziona debiti, storie d’amore fallimentari (il marito della sua migliore amica) e umiliazioni… Davies si accosta a un modello di cinema in costume elegante e didattico, per contraddirlo, riscriverlo e superarlo. Amaro e gelidamente appassionato.

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Terence Davies

rassegna CINEMA INVISIBILE settembre-dicembre 2018

TERENCE DAVIES, classe 1945, otto lungometraggi all’attivo (solo sei giunti sugli schermi italiani), ma sempre uno spazio minimo nel panorama d’essai. Un autore che solo ora con A Quiet Passion ha ottenuto una vera attenzione da parte della critica e un significativo riscontro di pubblico, ma al quale sullo schermo del Lux avevamo già tributato omaggio nel 1990.

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A Quiet Passion

Terence Davies

Chi era Emily Dickinson? Che tipo di persona si nascondeva dietro la poetessa che ha trascorso la maggior parte della vita chiusa nella tenuta dei suoi genitori a Amherst, nel Massachusetts? Ambientato nella villa di famiglia, il film ritrae una donna non convenzionale, uno spirito indomito che ha compiuto la sua lotta solitaria e disperata per esprimersi attraverso la poesia e ottenere il proprio riconoscimento in un mondo dominato dagli uomini. Davies riesce a entrare in sintonia con il personaggio assolvendo pienamente al suo ruolo artistico lanciando il salvagente della poesia come lenimento al male. Un film non solo attento al valore della parola ma che restituisce un ritratto preciso dell’artista americana, fuori dal mito ma perfettamente ridefinita nella sua umanità.

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Il lungo giorno finisce

Terence Davies

Tra il 1955 e il ’56, un anno nella vita dell’undicenne Bud (Leight McCormack), sospeso tra l’amore per la madre e i primi turbamenti omosessuali, il misticismo delle cerimonie religiose, la crudeltà della scuola, il fascino del cinema e della musica. Una narrazione non lineare ma che procede piuttosto per accumulo: immagini e soprattutto di suoni, dove esperienza vissuta e fantasia si mescolano in maniera indissolubile. Davies è abile nell’evitare qualsiasi manierismo, creando un’atmosfera vagamente onirica, a dir poco suggestiva e spiazzante, che restituisce un senso di solitudine e al contempo di magia e meraviglia.

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Voci lontane… Sempre presenti

Terence Davies

Durante la seconda guerra mondiale, a Liverpool, tre giovani fratelli – Eileen, Maisie e Tony – crescono ossessionati dai contrasti con il padre che continuamente sottopone a violenza la moglie quando tenta di opporsi alla sua ira. Divenuti adulti, dopo che il padre, prima di morire, ha riconosciuto i suoi torti, i tre si sposano in tempi diversi: ma ognuno dei tre, il giorno delle nozze, avverte la mancanza del genitore, ricordandolo nei suoi rari momenti di umanità. Cinema personale, elegante e intelligente, che sa toccare corde emotive universali con semplicità ed efficacia davvero sorprendenti.

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The Terence Davies Trilogy

Terence Davies

In tre episodi (in origine tre cortometraggi: ChildrenMadonna and ChildDeath and Transfiguartion) la vita di Robert Tucker, un omosessuale cattolico di Liverpool, nato in una famiglia dove l’affetto è tanto latente quanto è invece presente la violenza, e mandato a studiare in una rigida scuola. Dopo la morte del padre, che segnerà profondamente la sua esistenza, Robert, ormai adulto, torna a vivere con la madre e lavora in ufficio piuttosto desolante, vivendo come un recluso a causa della sua omosessualità. Rimasto solo dopo la scomparsa della madre, ormai anziano e malato, a Robert Tucker non resta che attendere la morte, ripensando agli avvenimenti della propria vita.

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Chiamami col tuo nome


Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio Perlman, un diciassettene italoamericano di origine ebraica, vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da questa presenza che si trasformerà in un rapporto che cambierà profondamente la vita del ragazzo. Una traiettoria esistenziale che la regia di Guadagnino restituisce in passaggi inattesi, tra dolcezza e passionalità, cercando di cogliere e mettere in scena il movimento intimo del desiderio.


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Un affare di famiglia

Kore'eda Hirokazu

Giappone. Una famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese cerca di far quadrare i conti commettendo piccoli furtarelli nei negozi. Quando incontrano una ragazzina che pensano essere senza casa, sono felici di accoglierla in casa, ma presto scoprono la verità su di lei e alcuni segreti vengono alla luce. È il conflitto tra legge morale e legge sociale ciò che anima questo spiazzante ritratto di famiglia allargata. Una commedia che volge al dramma, a cui accostarsi amabilmente o da rifuggire come insostenibile.


Shoplifters
Giappone 2018 – 2h 1′

 CANNES – Ancora una Palma d’oro di fronte alla quale mi trovo sconcertato e isolato, di fronte al giudizio positivo della maggior parte della stampa specializzata, italiana e straniera. Il fatto è che Hirokazu Kore Eda, regista vincitore a Cannes con Shoplifters, ha senz’altro alle spalle una coerente ventennale parabola artistica, con ben cinque presenze sulla Croisette di cui una (Father and Son) insignita del Gran Premio della giuria nel 2013. In questo senso (come già accaduto con Audiard per Deephan due anni fa) la Palma d’oro potrebbe essere vista quasi come un premio alla carriera.

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