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Anna, una ragazza borghese,
figlia d’un ambasciatore a riposo e amante di Sandro, un giovane
architetto, viene invitata con l’amica Claudia sullo yacht d’un ricco
costruttore. I crocieristi sbarcano su uno scoglio delle isole Eolie, dove
nasce una vivace discussione fra Sandro e Anna. Al sopraggiungere di un
acquazzone, tutti si affrettano verso lo yacht; ma, al momento
d’imbarcarsi, si accorgono che Anna è sparita. Lo yacht riparte per
evitare il pericolo di una tempesta, mentre Sandro e Claudia restano per
continuare le ricerche. Lentamente tra di loro nasce un rapporto d’amore
e, segretamente, ciascuno spera che la sparizione di Anna sia definitiva.
I due raggiungono Taormina, dove incontrano i compagni di crociera;
nessuno chiede notizie di Anna e tutti accettano la nuova relazione tra
Sandro e Claudia. La notte stessa, Sandro fa l’amore con una ragazza
incontrata casualmente. Poi, i due si riavvicinano, pur consapevoli della
fragilità di ogni rapporto.
Girato in condizioni realmente avventurose, su uno scoglio delle isole
Eolie, in mezzo al mare in tempesta, e altrettanto avventurosamente
presentato a Cannes, dove fu accolto da entusiasmi e proteste, il film
finì, nonostante tali difficoltà, per consacrare Antonioni alla fama
internazionale, e resta una delle sue opere più celebri. Strutturato come
una sorta di giallo psicologico, esso contiene tutti i temi cari al
regista: la precarietà dei sentimenti, l’incomunicabilità, l’indagine
delle figure femminili. Estremamente suggestiva la presenza del paesaggio
siciliano: evitando ogni compiacimento folkloristico, l’autore gli ha
affidato un ruolo quasi preminente, utllizzandolo per frammentare il ritmo
dell’azione e per esprimere l’estraneità dei personaggi agli ambienti che
li ospitano. Opera contorta e problematica, L ‘avventura si conclude
coerentemente con un finale aperto: l’ultima inquadratura è
emblematicamente divisa a metà, in bilico, come l’autore, fra pessimismo e
ottimismo. |
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Thomas, un giovane fotografo
inglese alla moda, decide di realizzare un fotolibro sulla realtà
londinese. Si sofferma in un parco del l’East End e qui riprende
l’abbraccio tra un uomo e una donna; quest’ultima se ne accorge e lo
insegue fino a casa per ottenere la consegna della pellicola: pur di
riaverla, si offre di fare all’amore con lui. Ma Thomas sostituisce di
nascosto il negativo e comincia a sviluppare e ingrandire le fotografie.
Di vengono cosi visibili dei particolari inquietanti: la mano di un uomo
che impugna una pistola e una sagoma sull’erba che potrebbe essere un
corpo senza vita. Thomas ritorna al parco e trova effettivamente un
cadavere, ma il giorno successivo esso è scomparso. Thomas peregrina
attraverso la città, incapace di distinguere le impressioni dalla realtà e
finisce presso un campo da tennis in cui alcuni giovani mimano un incontro
privi di racchette e di palle.
Più che nei tentativi di descrivere l’atmosfera della swinging London
degli anni ‘600 negli ammiccamenti alla ‘rivoluzione giovanile’, la parte
più convincente del film risiede nella descrizione del rapporto tra il
protagonista e la realtà. Anni prima, il regista aveva diretto in teatro
il dramma di Isherwood ‘I am a camera’; qui - prendendo spunto da un bel
racconto di Cortàzar - torna sulla meta fora della fotografia per
riflettere sul rapporto tra le immagini e le cose: ad ogni blow-up (ossia
a ogni successivo ingrandimento foto grafico), la realtà rivela nuovi,
insospettabili dettagli che gli occhi non erano in grado di percepire.
Realizzata come una sorta di giallo o, questa sottile metafora sulla
soggettività delle percezioni procurò per la prima volta ad Antonioni o un
vastissimo successo di pubblico. |
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Los Angeles. Il giovane Mark partecipa a una riunione di studenti
universitari e, sebbene insoddisfatto per l’aridità dei loro discorsi, ne
condivide i sentimenti di ribellione. Acquista delle armi. Si trova
coinvolto in una sparatoria all’università. Sospettato dell’uccisione di
un poliziotto, fugge fuori città. Giunto nei pressi di un aeroporto, ruba
un aereo e vola verso il deserto. Contemporaneamente, una ragazza, Daria
raggiunge il deserto su una vecchia automobile. I due si incontrano e
arrivano insieme a Zabriskie Point, dove fanno l’amore: qui Daria ha una
visione della Valle della Morte piena di coppie e di gruppi che si
abbracciano. Poi Mark prende di mira un poliziotto che sopraggiunge, ma
Daria gli impedisce di sparare. Ridipinto l’aereo come una sorta di
uccello preistorico, Mark ritorna a Los Angeles, dove all’atterraggio
viene ucciso dalla polizia. Daria apprende la notizia mentre raggiunge, a
Phoenix, la villa di Ailen, un affarista che intende lottizzare il deserto
per costruirvi case per le vacanze. Dopo una nuova visione - quella della
villa che esplode — Daria lascia Phoenix, sola.
Accostandosi all’America della contestazione con occhi europei, Antonioni
ne ha tratto un film che - sebbene condivida alcuni temi tipici del nuovo
cinema americano (come la fuga, la ribellione individuale, la corsa del
protagonista verso la morte) - conserva un peculiare sguardo ‘straniero’ e
un tono del tutto personale: quello di una metafora apocalittica. Sui dati
esistenziali e politici prevalgono infatti quelli simbolici: il volo come
desiderio di ‘getting out’, di distacco dal quotidiano; il deserto come
luogo di incontro tra Amore e Morte; l’esplosione - immaginaria,
rallentata - come rifiuto della società dei consumi e dei suoi feticci:
vestiti, cibi, elettrodomestici, suppellettili, libri e giornali che si
disintegrano e ricadono come una assurda pioggia di lapilli. È la scena
più significativa del film, sia da un punto di vista espressivo, come
profezia di una moderna apocalisse, sia da un punto di vista tecnico: fu
girata con particolari accorgimenti e con l’ausilio di 17 m.d.p.
sincronizzate su vari gradi di ralenti. Ma la più suggestiva è la scena
d’amore nell’ombra di un avvallamento del deserto di Mojave, con
l’accompagnamento della chitarra di Jerry Garcia, che improvvisò in
sincrono sul film: è una sequenza di sottile gioco cromatico (i bianchi
del deserto, gli azzurrini dell’ombra, il blu intenso del cielo) e
ritmico. Astrazione e simbolismo si succedono e si accavallano sino
all’esplosione mentale e alla fuga di Daria nell’ombra della sera, in
campo lungo. |