Assassini nati - Natural Born Killers  - Oliver Stone - USA 1994 - 1h 58'
Pulp Fiction - Quentin Tarantino - USA 1994 - 2h 34'

 

    Cinema e violenza è un binomio spesso "esagitato" e gratuito, ma occorre riprendere in considerazione il discorso poiché con Assassini nati-Natural Born Killers e Pulp Fiction ci troviamo di fronte a due veri casi-limite in cui la raffigurazione della violenza non è sfacciato gioco commerciale, ma tentativo estremo di confrontarsi con la logica perversa del vivere contemporaneo attraverso l'"arma artistica" del paradosso, tra sgomenta denuncia e destabilizzante ironia.
I due titoli hanno tra l'altro un ulteriore punto in comune, strettamente "cinematografico", ed è il nome di Quentin Tarantino, astro nascente della cinematografia USA. 31 anni, una cultura da cinefilo incallito (ha lavorato per anni come venditore-"esperto" in negozi di videonoleggio), Tarantino ha scioccato critica e pubblico con un'allucinante opera prima (
Le iene, 1992), quindi di nuovo salito agli onori della cronaca per aver vinto con Pulp Fiction la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes e per avere ritirato la proprio firma da Natural Born Killers, diretto da film precedente in archivio Oliver Stone film successivo in archivio. Vogliamo qui mettere a confronto queste due opere per comprendere la finezza autoriale di Tarantino e interrogarsi sull'ambiguo feed-back della violenza per immagini.
In Natural Born Killers una "romantica" coppia di serial-killer terrorizza la popolazione seminando panico e cadaveri per le strade degli States. Dopo una descrizione surrealista ed abnorme della loro follia omicida (un impasto di serial-tv, videoclip, road-movie, bianco e nero e colore, rallenty visionario e frenesia omicida) i due vengono rinchiusi in un carcere di massima sicurezza, ma, approfittando di un aberrante intervista-scoop televisiva, riescono ad alimentare una rivolta-carneficina e fuggono indenni verso una nuova vita di "genitori-modello"...
Duro come un pugno allo stomaco e rintronante di immagini d'effetto e violenze efferate, Natural Born Killers si propone come una riflessione sul plagio "eroico" del crimine (nel racconto la stampa e i giovani idolatrano la coppia-assassina) e, con l'ubriacatura del ritmo e l'esplosione figurativa, mira a "coinvolgere" nella spirale della violenza anche l'emotività dello spettatore, per poi colpevolizzarlo (insieme al ruolo dei mass-media) in un finale caotico e retorico.
Proprio da questo fastidioso impasto di violenza iperrealistica e ambiguo moralismo si è dissociato Quentin Tarantino che nel suo script aveva prospettato un approccio molto più destabilizzante ed ironico. Cosa ne sarebbe uscito sotto la sua regia? Impossibile dirlo, ma basta immergersi nella spiazzante pop-story di Pulp Fiction per comprenderne l'ottica totalmente diversa.
Pulp Fiction riprende titolo ed atmosfere dalla letteratura "bassa" dei polizieschi popolari, smontando, cucendo, accavallando alcuni episodi minimalisti di altissima tensione e banalissima quotidianità: una giovane coppia che rapina gli avventori di un bar, un gangster che porta a ballare la donna del capo e se la ritrova quasi cadavere per un'overdose, due killer che non sbagliano un colpo ma che casualmente spiattellano le cervella di un ostaggio proprio nella loro automobile, un pugile che, dopo aver fatto il doppio gioco in un mach truccato, si ritrova a rischiare la pelle fianco a fianco con il boss che ha tradito... Non fatevi ingannare dal tono sornione delle storie di Tarantino film successivo in archivio, Pulp Fiction è un film cruento, apertamente amorale secondo i crismi di un cinema di valori, ma è anche scorrevole e divertente, un piccolo gioiello nell'ambito del cinema di genere, col ghigno del paradosso e la confidenzialità della commedia-nera. I suoi personaggi blaterano senza posa e il loro blaterare genera tensione nell'attesa di un colpo d'azione che si rimanda di continuo (dilatando la drammaticità fino ad annullarla) o che arriva quando meno te l'aspetti, scoppiando con il bagliore di un flash del quale ti sfugge lo shock, ma ti resta l'emozione. E questo è grande cinema.

ezio leoni - La Difesa del Popolo - 15 gennaio 1995

VENEZIA 1994: Gran Premio Speciale della Giuria (Assassini nati)
CANNES 1994:
Palma d'oro (Pulp Fiction )

pieghevole LUX - gennaio/aprile 1995

rassegna di film in lingua inglese sottotitolati in inglese - gennaio/aprile 2011

Non prendo molto seriamente la violenza. La trovo divertente, e questo in particolare nelle storie che ho raccontato di recente. La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall'irrompere della violenza nella vita reale. Non riguarda tizi che ne calano altri dall'alto di elicotteri su treni a tutta velocità, o terroristi che fanno un dirottamento o roba simile. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all'improvviso l'uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. E' proprio folle e fumettistico, ma comunque succede; ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all'orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all'atto, all'esplosione, e alla conseguenza. Cosa facciamo noi dopo? Picchiamo il tipo che ha infilzato la moglie? Li separiamo? Chiamiamo la polizia? Chiediamo indietro i nostri soldi perché ci hanno rovinato il pranzo? Sono interessato a rispondere a tutte queste domande...

Io ricavo una grande eccitazione dalla violenza nei film. La cosa peggiore al cinema è che non conta quanto ti puoi spingere lontano, quando si tratta di violenza c'è un paio di manette ai polsi che i romanzieri, per dire, non portano. Uno scrittore come Carl Hissen può fare ciò che vuole. Più è estremo, meglio è per i suoi libri. Nei film non hai tutta questa libertà...

Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico. Dire che non ti piace la violenza al cinema è come dire che al cinema non ti piacciono le scene di ballo. A me piacciono, ma se non fosse così, questo non significa che sia obbligato a impedirne la realizzazione. Quando inserisci della violenza in un film, ci sarà un sacco di gente a cui non piacerà, perché è una montagna che non possono scalare. E non sono deficienti. Semplicemente non è il loro genere. E non sono costretti a farselo piacere. Ci sono altre cose che possono vedere. Se tu sei in grado di scalare quella montagna, allora io ti darò qualcosa da scalare...

Non cerco di predicare alcun tipo di morale né di diffondere un messaggio in particolare, ma, con tutta la ferocia dei miei film, io penso che di solito si arrivi ad una conclusione morale. Per esempio, trovo molto toccante e profondo da un punto di vista morale e umano ciò che succede tra Mr.White e Mr.Orange alla fine de Le iene...

Scrivendo Assassini nati, però, non volevo che il pubblico simpatizzasse necessariamente con Mickey e Mallory. Desidero che piacciano alla gente, perché ogni volta che appaiono sullo schermo creano un disordine esaltante da vedere. Guardi la scena iniziale e pensi: "Ehi, questo era proprio bello, proprio divertente". Li vedi mettersi in posa e fare i fighi; sono romantici ed eccitanti. Poi li vedi uccidere persone che sai che non meritano di morire e dici "Aspetta un momento, non è più divertente. Perché mi diverto? E, soprattutto, perché all'inizio mi divertivo?"

Quentin Tarantino (conversazione con Graham Fuller- American Movies 90 Ubulibri)