Che strano chiamarsi Federico
Ettore Scola
- Italia 2013 - 1h 33'


Venezia 70 - Fuori concorso


 

   Per conoscere e ricordare un po’ meglio un Fellini alle prime armi al Marc’Aurelio, ma già tanto grande nella sua giovane ironica arguzia, vale la pena rivedere Che strano chiamarsi Federico, il docu-fiction che Ettore Scola, suo allievo e sodale, gli ha dedicato quest’anno, presentandolo alla 70a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Da un altro maestro del cinema come Scola – regista, ricordiamolo, molto impegnato anche politicamente, spesso parte del governo-ombra – è scaturito un commovente omaggio a Federico Fellini, il più grande regista italiano di tutti i tempi, in occasione del 20° anniversario della scomparsa e del 50enario dell’uscita di 8 ½, un altro capolavoro della nostra cinematografia, opera visionaria, del subconscio più indagato e nella maniera più intelligente.
Il film è un ricordo/ritratto di Federico Fellini ed oltre alla ricchezza del suo cinema -patrimonio ormai del’umanità cinematografica tutta - l’atto devoto di un ammiratore dell’ineguagliabile maestro che vuole rievocare il privilegio di averlo frequentato ed essere stato testimone della sua ironia e delle sue riflessioni su «la vita che è una festa».
È il racconto della loro conoscenza, come si diceva, al giornale Marc’Aurelio nei primi anni Cinquanta, dei loro incontri, degli amici comuni, come Maccari, Sordi, Mastroianni; delle visite ‘di piacere’ sui sets dei rispettivi film; di Cinecittà, del Teatro di posa 5 – forse la vera casa di Fellini - e di altre contiguità che hanno cementato e fatto durare nel tempo la loro amicizia. Dal suo debutto nel 1939 come giovane disegnatore, al suo quinto Oscar nel 1993, anno del suo settantesimo e ultimo compleanno, Federico viene ricordato da Ettore come un grande Pinocchio che, per fortuna, non è mai diventato ‘un bambino perbene’.
Un film fatto di ricordi, frammenti, momenti e impressioni sparse, ricostruiti e girati a Cinecittà e alternati a materiali di repertorio d’epoca, scelti dagli archivi delle Teche Rai e dell’Istituto Luce. 

Maria Cristina Nascosi Sandri - ottobre 2013 - pubblicato su MCmagazine 35