Il colore della libertÓ - Goodbye Bafana
Bille August - Belgio/Sudafrica/Germania/Francia/Italia 2007 - 1h 57'

da La Repubblica (Paolo D'Agostini)

        Figlio di un capo trib¨, laureato in legge, oppositore del regime razzista sudafricano instaurato nel '48 come leader del non violento African National Congress, partito dal '60 fuorilegge e quindi convertito alla lotta militare, dal 1962 fino al 1990 Nelson Mandela ha subito la detenzione pi¨ lunga mai subita da un leader politico di questo livello. Questa personalitÓ imponente, che Ŕ riuscita a traghettare il suo paese da un regime infame alla democrazia, viene raccontata attraverso uno sguardo laterale in Il colore della libertÓ - Goodbye Bafana. La testimonianza dell'oscuro carceriere che per tutto quel tempo gli Ŕ stato vicino. James Gregory, dalle cui memorie il racconto Ŕ tratto. Il film non Ŕ tanto il percorso di Mandela dalla privazione della libertÓ a presidente della sua nazione, quanto il percorso di Gregory che da carceriere, da detentore del potere d'imposizione, d'isolamento, di privazione, di umiliazione - attraverso il "contagio" e la coscienza che ne prende - diventa lui il carcerato, l'isolato, l'impotente. Chi ha bisogno di prendere lezioni. Il carcerato Ŕ il vero uomo libero, il liberatore del carceriere. Le biografie di uomini importanti e il ricorso alle "storie vere" non sono di per sÚ un passaporto di riuscita cinematografica. Anzi. Il pregio di questo caso sta nella dignitÓ sommessa e nel giusto tono. Nell'evitare la retorica altisonante, strappalacrime o trionfalistica, della biografia esemplare ed edificante, edulcorata, romanzata, santificata. E quindi risponde anche a un criterio di utilitÓ.

da Il Messaggero (Fabio Ferzetti)

        La nascita di una nazione riassunta in due personaggi costretti a convivere e a imparare molte cose uno dall'altro per pi¨ di vent'anni. Il primo si chiamava James Gregory. Il secondo Nelson Mandela, oggi una leggenda vivente, allora un leader dell'African National Congress, arrestato pi¨ volte e infine condannato all'ergastolo nel 1963. Gregory (qui Fiennes) era il carceriere addetto alla sua sorveglianza fra il 1968 e il 1990, l'anno in cui finalmente fu rimesso in libertÓ. Nel frattempo il brutale apartheid vigente in Sudafrica era andato lentissimamente ammorbidendosi fino a scomparire del tutto dopo la liberazione di Mandela. Il film di Bille August ripercorre proficuamente ma un poco scolasticamente il rapporto eccezionale fra il leader colto (Haysbert) e il bianco pieno di pregiudizi che invecchiano e cambiano insieme imparando pian piano a conoscersi e rispettarsi. Ci sono cose molto belle (i flashback dell'infanzia, etÓ dell'oro in cui bianchi e neri vivono e giocano insieme; il punto di vista innocente e rivelatore dei figli di Gregory; i lutti nelle rispettive famiglie) che il film ansioso di non dispiacere a nessuno sfrutta solo in parte. Utile forse per chi, e sono in molti, non c'era o non sa. Pi¨ ovvio ed ecumenico per chi ha ricordi pi¨ precisi. O magari ha visto film assai migliori sul Sudafrica come, su tutti, il non dimenticato Un mondo a parte di Chris Menges, 1988.

 

promo

Una bella storia, quella dell'amicizia fra Nelson Mandela, prigioniero, e il suo carceriere, il sergente James Gregory; una sceneggiatura, tratta dalle memorie di Gregory, adattate da Greg Latter e Bille August; una ricostruzione del Sud Africa 1968-1992 girata in loco; una bella capacitÓ di sintetizzare un quarto di secolo: sono le doti del Colore della libertÓ - Bille August, regista danese con due palme d'oro (Pelle e Con le migliori intenzioni). August non Ŕ un inventivo, per˛ Ŕ sempre chiaro e il suo film spiega - in meno di due ore - un epoca di apartheid e rivolta, di fine della Guerra fredda e connessa fine del segregazionismo. Didattico e appassionato.

TORRESINO aprile 2007
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