Dopo mezzanotte
Davide Ferrario - Italia 2004 - 1h 30'


sito ufficiale

   Qui si narra la bizzarra storia di Martino, custode notturno del Museo del Cinema di Torino, che ogni notte si reca al fast food all’angolo, incontrando ogni sera Amanda, una ragazza infelice del suo lavoro, in odore di corna col fidanzato, che forse gli cambierà la vita, e forse no. Davide Ferrario film successivo in archivio utilizza questa materia narrativa (stringi stringi non originalissima) per parlare del cinema, della solitudine, della potenza aggregatrice dei sogni adottando un registro di una levità disarmante, perché sostanziosa, densa. Compiendo un’operazione per certi versi contraria a quella di Bertolucci in The Dreamers, il protagonista interpretato da Giorgio Pasotti, che passa le sue notti guardando film muti, con una propensione particolare per Buster Keaton, ne è talmente influenzato da non interpretare ciò che ha visto (come faceva il terzetto Pitt-Green-Garrel), ma da vivere come se la vita fosse un film. Per di più muto.
Ferrario, che torna alla fiction dopo 5 anni di documentari e progetti abortiti, cela dietro l’uso del digitale una libertà, narrativa e stilistica, che il cinema italiano di oggi sembrava aver smarrito. Utilizza gli attori come corpi vuoti, portatori ognuno di un’idea: così, ad esempio, la prova di Pasotti è eccezionale soprattutto per la fisicità (keatoniana, per l’appunto) con cui l’attore aderisce al personaggio, più che per la sua espressività. Nonostante le premesse, Dopo mezzanotte non è affatto una riflessione necrofila sul cinema, né un saccente prontuario del perfetto cinefilo. Lo dimostra innanzitutto il fatto che la Settima Arte tirata in ballo non è quella alla moda, magari più vicina a noi, ma quella remota, ottuagenaria, del cinema muto. La regia cuce pezzi di passato e presente per dare vita a qualcosa di nuovo: la notte torinese e i film dei Lumière,
Il fuoco di Pastrone (datato 1915) e le serie di Fibonacci, che testimoniano che il mondo deve avere, in fondo in fondo, un senso. E il finale beffardo e lieve, in cui luce e polvere scatenano la commozione, è uno dei più belli del cinema italiano recente.
Dopo mezzanotte potrebbe rappresentare la rivincita del cinema italiano più marginale: girato con pochi soldi, pochi mezzi, e molte idee, presentato nella sezione Panorama dell’ultimo Festival di Berlino (dove ha vinto, fra gli altri, il prestigioso Caligari Prize), è stato posto in apertura dell’ultimo Bergamo Film Meeting, riscuotendo un impensabile successo di pubblico (per far spazio ad una proiezione supplementare, nel programma è stato spostato all’ultimo momento
Ombre rosse...).

Pietro Liberati - MC magazine 9  marzo 2004

LUX - aprile 2004