French Connection (La French)
Cédric Jimenez - Francia/Belgio 2014 - 2h 15’



 

   Se in Italia il poliziesco sembra ormai un genere completamente asservito alla serialità televisiva, con tutte le trasformazioni di tono e di stile che il passaggio da un medium a un altro ha imposto (recenti, interessanti prove cinematografiche come Take Five o Perez hanno virato decisamente verso toni grotteschi), in Francia il cinema sembra ancora un interlocutore autorevole per un genere - il cosiddetto «polar» - che ha saputo dimostrare vitalità e capacità di adeguarsi ai tempi. L'ultima conferma è questo French Connection (...). Storia vera, anche se romanzata secondo un gusto cinematografico che guarda molto (troppo?) ai modelli narrativi global-hollywoodiani, ma comunque molto godibile e di inappuntabile professionalità (come il cinema italiano sembra aver dimenticato scommettendo tutto sull'audience televisiva. Ma questo ci porterebbe a discorsi lunghi e «dolorosi»...). Per interpretare il vero giudice Michel, il giovane regista Cédric Jimenez (classe 1976: un solo film al suo attivo primo di questo, l'inedito Aux yeux de tous) ha scelto il poliedrico Jean Dujardin, oggi probabilmente l'attore di maggior richiamo Oltralpe. (...) Dall'altra parte c'è il «nemico», l'intoccabile boss, l'italo-francese Gaetan «Tany» Zampa, affidato a Gilles Lellouche, qui smagrito e senza barba così da sembrare curiosamente piuttosto simile a Dujardin : due nemici «uguali» e opposti, ognuno con il proprio gruppo di amici/collaboratori (dove si può annidare il traditore), ognuno con il proprio codice e le proprie regole da rispettare, ognuno con una moglie (...)  Costruito come una specie di risposta speculare al Braccio violento della legge - là si combatteva negli States l'invasione di eroina dalla Francia, qui si lotta contro la produzione di droga che parte per l'America - il film procede con tutti i tópoi del genere, appostamenti, inseguimenti, irruzioni, interrogatori, riuscite e fallimenti, vittorie e sconfitte, ora da una parte ora dall'altra, giocando molto sul ritmo e l'incalzare dei colpi di scena da una parte e sulla verosimiglianza e la credibilità dei volti e dei comportamenti dall'altra. Senza risparmiare i dubbi e le paure dei tradimenti e delle corruzioni. Un percorso che si apre verso riflessioni più complesse e che arriva, nella seconda parte del film, a coinvolgere anche la politica nazionale. (...) A Jimenez, però, non interessa far evolvere French Connection verso il cinema di denuncia. La sua attenzione è tutta rivolta verso la forma del genere, di cui segue regole e dettami: la centralità quasi superomistica dei due antagonisti, la subordinazione dei fatti all'incalzare degli avvenimenti e più in generale la spettacolarizzazione anche a detrimenti della giustezza cronachistica. Per chi non cerca la «verità» ma il «piacere» del cinema...

Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera

   Quel che vale la pena osservare è che il romanzo criminale del giovane Cédric Jimenez non soffre affatto della pesantezza dei film-dossier ispirati ad avvenimenti reali. Ha, invece, il ritmo del buon cinema d'azione fatto secondo la ricetta tradizionale: alternando piani sequenza descrittivi e macchina da presa a spalla e catalogando tutti i luoghi obbligati delle saghe gangsteristiche - minacce e sfide, tradimenti e dilemmi morali, delitti e castighi -con uno stile dinamico e accattivante. Assai probabile che i precedenti cui French Connection somiglia di più siano i noir francesi anni Settanta di Henri Verneuil e José Giovanni (...); però il suo modello è piuttosto Martin Scorsese: inarrivabile, certo, ma che Jimenez emula senza disonore. È «scorsesiano» il carattere del gangster Zampa, cattivo tutt'altro che banale o stereotipato. Così il film può a buon diritto focalizzare il dramma intorno a una coppia di character di grande carisma personale, sottolineando i tratti che li accomunano pur se schierati su sponde opposte della legge. Niente di nuovo? Può darsi, però conta anche il modo in cui il cinema ripropone le cose già note. Qui lo fa bene; e trae ulteriore vantaggio da un cast scelto come si deve. Vicino a Jean Dujardin, ormai consacrato star internazionale, non sfigura affatto il meno noto Gilles Lellouche nella parte dello spietato, ma tutt'altro che privo di fascino, Zampa. Pur disegnando caratteri a tutto tondo, il binomio protagonista non scivola mai nel caricaturale. Lo asseconda un cast di facce bene assortite tra cui spicca Benoît Magimel, già attore di Claude Chabrol, nella parte di un 'mad dog' dalla pistola facile.

Roberto Nepoti - La Repubblica 



promo

Marsiglia, 1975. Il giovane magistrato Pierre Michel, da Metz si trasferisce con moglie e figli nel Sud della Francia per condurre la battaglia contro la potente malavita locale, nota come "French Connection". Le sue indagini si concentrano sulla figura di Gaëtan Zampa, padrino della malavita marsigliese e tra i maggiori trafficanti di eroina in tutto il mondo. Sprezzante del pericolo, il giudice Michel condurrà senza paura la sua battaglia, ma ben presto capirà che per affrontare la mafia francese e far cadere il padrino marsigliese dovrà cambiare i suoi metodi... Avvincente polar girato pensando più allo spettacolo che alla verità storica, ma orchestrato con mano abilissima conciliando sottigliezze e psicologie della tradizione poliziesca francese con il gusto maschio (pseudo-western) del thriller made in Usa. Il risultato è decisamente trascinante, anche perché i due antagonisti, il giudice Dujardin e il gangster Lellouche, sono formidabili.

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 LUX - aprile 2015

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