L'importanza di chiamarsi Ernest (The Importance Of Being Earnest)
Oliver Parker - Gran Bretagna 2002 - 1h 37'


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     Dopo Il marito ideale, ancora Oliver Parker film successivo in archivio con un testo di Wilde del 1895, come un'ideale collana british, adatta a un pubblico in grado di apprezzare gli understatement inglesi, le ciniche battute del grande Oscar, gli arredi e l'eleganza di una confezione. Sono le doti di L'importanza di chiamarsi Ernest (Ernesto e onesto, intraducibile gioco di parole), brillante e attuale gioco degli equivoci in cui due amici di vecchia data si annunciano sotto falso ed unico nome a due fanciulle in fiore, creando una catena di sospetti sentimentali e ripicche affettive. Cui intervengono due generazioni di ipocrisie, falsità e complessi, mentre la severa lady madre, l'ineffabile Judy Dench, vaglia i pretendenti. Parker, «innamorato» di Wilde da anni, lo serve con ogni rispetto, scegliendo attori di chiara fama, bellezza e simpatia, un quartetto che mette allegria a vederlo: Colin Firth e Rupert Everett da una parte, la Whiterspoon e la O'Connor dall'altra, mentre un'originale serenata fa da ospite speciale creando un sospetto di musical.

(Maurizio Porro) - Il Corriere della Sera  

     Che cosa non si fa per una sottana: deciso a tutto per conquistare una dama bella e ricca dell'aristocrazia londinese di fine Ottocento, che smania per un nome maschile altero e seduttivo, lo spavaldo Jack simula di chiamarsi Ernesto. Nella giostra di equivoci si mette in mezzo anche l'amico squattrinato a caccia di matrimonio con dote. E' forse la commedia più riuscita di Wilde, che puntava a dimostrare al suo pubblico elegantemente borghese e pomposamente britannico quanto fosse elegantemente borghese e pomposamente britannico, cioè concentrato a raggiungere, nell'ossessione dell'ipocrisia sociale, una stupidità profonda, ma perfetta. Parker, regista di un apprezzato Otello e di un altro, ottimo Wilde (Il marito ideale), sembra smanioso di andar in fretta, forse per la paura di non riuscire ad attualizzare il testo, a un secolo di distanza. Per ora, Wilde non ne ha bisogno. La musica Dixie, datata anni Venti, sollecita l'affanno. La verve degli attori, esperti in quanto purosangue inglesi, rischia di finire nell'istrionismo. Il marchio è dell'americana Miramax.

Silvio Danese - Il Giorno

TORRESINO - marzo 2003
PRIMA VISIONE

  rassegna di film in lingua inglese sottotitolati in inglese - ottobre 2011/aprile 2012