La leggenda di Al, John e Jack
Aldo, Giovanni e Giacomo / Massimo Venier - Italia 2002 - 1h 45'

 
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     Forse dobbiamo ripensare a Chiedimi se sono felice come alla vetta artistica di Aldo, Giovanni e Giacomo, forse dobbiamo rivalutarlo in toto nel panorama del cinema italiano, che stenta a far maturare al suo interno grandi idee, ma che aveva trovato nel trio milanese una verve comico-surreale arguta, sorridente e mai mielosa. I dubbi (e il trapassato prossimo) sono legittimi alla luce di La leggenda di Al, John e Jack, tanto atteso quanto, diciamolo pure, deludente. Anzi, potremmo azzardare che con questa loro quarta fatica i tre (con alla regia il solito Massimo Venier) abbiano trasformato il loro sforzo per costruire un’opera cinematografica “completa” (in struttura e originalità) in un boomerang creativo, in un nonsence autoriale: l’attenzione al quid diegetico, alla peculiarità dell’intreccio (necessariamente epurato dalla consuete raffica di gag dolci-amare) lascia in sospeso la forza comunicativa, non arriva ad imprimere il ritmo giusto alla vis comica dell’insieme.
Paradossalmente anche la disamina critica di La leggenda di Al, John e Jack fatica a concretizzarsi in un’analisi compiuta perché il trip narrativo è talmente mirato alla rivelazione finale che, un po’ come sono costretti a fare Aldo, Giovanni e Giacomo con le loro abituali battute, bisogna qui eludere molti particolari sostanziali del racconto per non sminuire il piacere della sorpresa. Così possiamo solo ribadire le note tecnico-produttive: che l’impegno di spesa ha raggiunto i 20 miliardi di lire (ma già nel primo week-end l’incasso è stato di 5 milioni di euro), che manca la (tonificante) presenza femminile di Marina Massironi, che la vicenda è ambientata negli anni ’50, che le location sono quelle originali di New York, che la colonna sonora gioca con brani di repertori d’atmosfera, che il tutto si presenta come un gangster-movie in cui i tre sono dei sicari stralunati e pasticcioni...
Ciò che impreziosisce e dà anima a La leggenda di Al, John e Jack è la referenzialità hitchockiana che parte con la citazione de
La donna che visse due volte (proiettata in apertura in un drive-in) ed elabora gli archetipi cinematografici della perdita della memoria e del flash-back menzognero. Un’idea sviluppata con coerenza e puntiglio, ma troppo stiracchiata prima di arrivare alla folgorazione (ciclica) conclusiva. Il repertorio di Aldo, Giovanni e Giacomo è di una spontaneità sempre vincente, tra gesti, occhiate, reciproche intese, ma lo status cinematografico della parodia non è ancora del tutto nelle loro corde e senza la scoppiettante inventiva del loro cabaret esistenziale questa nuova avventura sul grande schermo non entra certo nella leggenda.

e.l. La Difesa Del Popolo - 29 dicembre 2002