Leoni per agnelli (Lions for Lambs)
Robert Redford - USA 2007 - 1h 35'

American Gangster
Ridley Scott - USA 2007 - 2h 30'


Redford versus Scott, due modi antitetici di fare cinema. Chi conosce il loro cammino autoriale ha ben presente la diversa impostazione tematica e linguistica. Robert Redford, attento da sempre ai valori di una società in divenire (da Gente comune a Milagro, da Dove scorre il fiume a Quiz Show) e caratterizzato da uno stile pacato e introspettivo. film precedente in archivio Ridley Scott film successivo in archivio, regista di forte impatto, abile nel coniugare la tensione psicologica con l’inebriarsi dell’azione, ha al suo attivo titoli quali Alien, Blade Runner, Thelma & Luise. Ora, con Leoni per agnelli e American Gangster, il solco resta netto ma si fa più evidente la capacità/necessità del cinema americano di leggere il presente in chiave apertamente morale, di scavare nelle contraddizioni dell’etica civile di una democrazia stretta tra l’ansia imperialistica e l’utopia del sogno americano.
Ecco allora in
Leoni per agnelli il configurarsi di un’appassionata requisitoria contro l’assurda logica della guerra e l’asservimento dei media al potere politico da una parte, l’incoscienza del disimpegno civile e l’insana coerenza dell’amor patrio dall’altra (il titolo si rifà ad una metafora della prima guerra mondiale per indicare come coraggiosi soldati fossero mandati al massacro da inetti comandanti). Il film si muove in tre ambienti implicitamente collegati: l’ufficio del giovane rampante senatore repubblicano Tom Cruise in cui la matura (e ancora ambiziosa) giornalista televisiva Meryl Streep si trova a districarsi tra le lusinghe di uno scoop televisivo e la responsabilità del supporto mediatico ad un nuovo, ambiguo interventismo bellico; lo studio del professore universitario Robert Redford che prova a smuovere l’abulia del benessere e del disincanto che ha contagiato anche il suo alunno più promettente; le alture innevate dell’ Afghanistan dove due impavidi soldati sono destinati a soccombere di fronte all’attacco delle truppe talebane.
Il fatto è che l’azione militare è proprio il frutto di un’ennesima, avventata mossa di strategia politica e che quei ragazzi in divisa, che sapranno affrontare il nemico a testa alta, sono due ex studenti (i migliori!) del professore… Una piece teatrale in tre atti, un intarsio cinematografico che gioca sulla forza pulsante della parole, che sfiora la monotonia della retorica e che avvince grazie alla straordinaria veridicità delle interpretazioni ed alla maestria del montaggio parallelo.

Storie a confronto anche quelle di American Gangster. Il gangster nero Denzel Washington che s’industria nel mercato della droga newyorkese rifornendosi direttamente alla fonte e dimezzando i prezzi sul mercato. Il poliziotto integerrimo Russell Crowe, mal visto nell’ambiente corrotto dei colleghi (rinuncia ad un milione di dollari facilmente intascabili) e messo a capo di una squadra antidroga federale. Il primo - sornione, spietato ed elegante (ma gli sarà fatale uno sfacciato cappotto di chinchillà), tutto casa, chiesa e famiglia - ha trovato nel contatto con i militari di stanza a Bangkok il tramite per far arrivare l’eroina sugli hercules dei marines (siamo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, le immagini del Vietnam e la voce di Nixon fanno eco dagli apparecchi televisivi). Il secondo, impulsivo e trasandato, con un matrimonio in frantumi e un’esistenza sregolata (un sandwich come pranzo di Natale, un amplesso “selvaggio” negli uffici del palazzo di giustizia durante l’udienza di separazione), trova però il tempo per studiare da avvocato e costruisce sulla tenacia (“era la cosa giusta da fare”) e sulla legalità (“nel New Jersey i poliziotti arrestano i criminali”) un’implacabile morsa che riuscirà a stritolare l’avventura criminale del suo antagonista. Anche  Scott  ha dalla sua una performance interpretativa straordinaria e, puntando sul ritmo dell’azione e sulla pregnanza della caratterizzazione d’ambiente (il soggetto è ispirato alla storia vera di Frank Lucas e Richie Roberts), fa propria la lezione malavitosa di Scorsese, l’impeto di Mann film precedente in archivio, il monito di Lumet e si riappropria, come Redford, della tensione narrativa del montaggio (lì più fluido, qui teso all’estremo) e della trascinante emblematicità della fiction cinematografica.

ezio leoni - La Difesa del Popolo  27 gennaio 2008


promo

Con Leoni per agnelli, si fa più evidente la capacità/necessità del cinema americano di leggere il presente in chiave apertamente morale, di scavare nelle contraddizioni di un’etica civile stretta tra l’ansia imperialistica e la riscoperta dei valori democratici. Il film di Redford si configura come un’appassionata requisitoria (divisa in tre ambienti, come una pièce teatrale) contro l’assurda logica della guerra e l’asservimento dei media al potere politico da una parte, l’incoscienza del disimpegno civile e l’insana coerenza dell’amor patrio dall’altra. Ci sono le stanze della politica, le stanze del sapere, e un "teatro di guerra" che è anche il luogo della verità.

Esemplari storie a confronto quelle di American Gangster. Il gangster nero Denzel Washington che s’industria nel mercato della droga newyorkese rifornendosi direttamente alla fonte e dimezzando i prezzi sul mercato. Il poliziotto integerrimo Russell Crowe, mal visto nell’ambiente corrotto dei colleghi e messo a capo di una squadra antidroga federale. Scott ha dalla sua una performance interpretativa straordinaria e, puntando sul ritmo dell’azione e sulla pregnanza della caratterizzazione d’ambiente fa propria la lezione malavitosa di Scorsese, l’impeto di Mann, il monito di Lumet e si riappropria, come Redford in Leoni per agnelli, della tensione narrativa del montaggio e della trascinante emblematicità della fiction cinematografica.

TORRESINO - febbraio 2008

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