Oro rosso (Talaye sorkh)
Jafar Panhai - Iran 2003 - 1h 35'

da La Stampa (Alessandra Levantesi)

      Pochissimi possono vantare un curriculum come quello di Jafar Panahi, che con i primi tre film, fra il 1995 e il 2000, ha collezionato un premio internazionale più prestigioso dell'altro: Camera d'or a Cannes per Il palloncino bianco, Leopardo d'oro a Locarno per Lo specchio, Leone d'oro a Venezia per Il cerchio. Presentato lo scorso anno nella sezione Un Certain Regard, Oro rosso conferma l'indubbio talento del cineasta iraniano; e il magistero di Abbas Kiarostami, che ha sceneggiato il film ispirandosi a un fatto di cronaca, nel rispecchiare sempre nuovi aspetti della realtà del suo paese. Si parte da una rapina fallita, che Panahi racconta con la macchina da presa fissa a inquadrare dall'interno l'ingresso di una gioielleria e sullo sfondo la strada. Insieme al negoziante entra un tipo armato che gli intima di tirare fuori i preziosi. Intanto sopraggiunge una cliente che fugge chiedendo aiuto, scatta l'allarme, la saracinesca si chiude automaticamente, il rapinatore intrappolato spara al commerciante e poi si uccide. È una sequenza laconica, secca sulla quale si innesta un flashback che si richiuderà circolarmente alla fine sulla scena iniziale. Fidanzato con la sorella dell'amico Ali, il grosso (è sotto cura cortisonica) e riservato Hussein consegna pizze a domicilio per una paga misera. Un lavoro che ogni sera lo porta nei quartieri dei ricchi che vivono in un altro modo. Esiste a Teheran una società alto borghese farisea che sfida le rigide regole coraniche, veste alla moda occidentale, beve e balla (cose proibite), può permettersi appartamenti lussuosissimi e costosi gioielli. Sbirciare in quel mondo del quale non potrà mai far parte, crea in Hussein un senso crescente di umiliazione che sfocia in un assurdo gesto ribellistico. Recitato da non professionisti, ben girato e modernissimo nei dialoghi, Oro rosso ci introduce in un universo islamico molto più complesso di come lo immaginiamo; e facendo emergere dinamiche umane e sociali simili alle nostre, in un momento tanto delicato dei rapporti fra mondo cristiano e mussulmano aiuta a capire.

LUX - giugno 2004