Racconto di primavera (Conte de printemps)
Eric Rohmer - Francia 1990 - 1h 47'


Accostarsi ad un nuovo film di film precedente in archivio Eric Rohmer film successivo in archivio come riprendere il discorso con un caro amico, ritrovare il filo conduttore di un racconto episodico fatto di eventi semplici e personaggi familiari. Il bel matrimonio, Le notti della luna piena, Il raggio verde rievocano un'unica serena atmosfera di musicalità narrativa, di psicologie disegnate con la naturalezza del dialogo, di sentimenti soavemente sospesi tra intellettualismo e banalità. Chiuso il ciclo di Comedies et proverbes Rohmer inaugura, con Conte de printemps, I racconti delle quattro stagioni: affetti e gelosie, sorrisi e tensioni cadenzano la spigliata esistenza di Jeanne, giovane professoressa di filosofia (al Liceo Jacques Brel !?) e della sua amica Natasha, studentessa al conservatorio. L'incertezza dei sentimenti, l'ambigua precarietà del concetto spazio-tempo sono temi che pochi, come l'ormai settantenne regista francese, sanno descrivere ed armonizzare. In sospeso tra decisioni e incertezze, in costante migrazione da una casa ad un'altra, da una sicurezza ad un dubbio, la macchina da presa di Rohmer descrive una strategia di cinema raffinata, colta ed al contempo di estrema linearità ed immediatezza, straordinariamente amabile.

e.l. pieghevole LUX - maggio/giugno 1990


da Il Giorno (Morando Morandini)

Dopo i sei film dei Racconti morali e i cinque di Commedie e proverbi, Maurice Scherer, in arte Rohmer, settantenne felice, ha aperto un nuovo ciclo che s'intitola Racconti delle quattro stagioni. S'incomincia, come l'uso vuole, con la primavera. Rohmer ha cambiato ciclo, ma non la classica trasparenza dello stile, l'interesse per i personaggi giovani, la leggerezza elegante del tocco, la cristallina e armoniosa purezza, insomma il suo cinema fondato sulla comunicazione verbale e l'analisi psicologica. In un'azione che fa la spola tra qualche appartamento di Parigi e una casa di campagna si muovono quattro personaggi: Jeanne, docente di filosofia alla sua prima cattedra, vicina ai trent'anni; Natasha, studentessa di Conservatorio; il quarantenne Igor, suo padre, funzionario al ministero della Cultura, e Eva, la sua amichetta, anche lei studentessa, coetanea di Natasha. Non succede quasi niente sul piano dei fatti, molto su quello dei sentimenti: la nascita di un'amicizia tra le prime due e un'ingenua manovra dell'una per spingere l'altra tra le braccia del padre in antipatia verso la terza.
Di Rohmer si potrebbe ripetere quel che un critico ha detto dello scrittore tedesco Eduard Morike "Non ci sconvolge non ci rapisce e non ci esalta. Al contrario egli ci effonde di grazia da una distanza sapientemente calcolata" [] E chi saprebbe come sa far lui, mettere in immagini una conversazione a tavola che fa perno sulla filosofia trascendentale? Attenzione, però, a non scambiare la sua grazia mozartiana, il garbo, la trasparenza per superficialità. Hugo von Hoffmanstahl diceva: "La profondità va nascosta. Dove? In superficie". Il suo film s'appoggia qua e là, con competenza, a frammenti di un arioso Beethoven e di Schumann.

rassegna: le 4 stagioni di Rohmer - LUX aprile-giugno 1999