Le ricette della signora Toku (An)
Naomi Kawase - Germania/Giappone/Francia 2015 - 1h 53'



 

    Scordatevi Masterchef, dimenticate i cinepanettoni, sparecchiatevi dagli occhi il foodporn di Instagram: qui il cibo è, ancora, dell'anima. Ce lo porta in sala la nipponica Naomi Kawase, regista ultrasensibile, mai così accessibile: Le ricette della signora Toku sta dalle parti del Pranzo di Babette, Tampopo e pochissimi altri per come impasta magistralmente cinema e cucina, empatia e gusto. (...) Gli interpreti sono eccelsi (Kirin Kiki può tutto), le immagini respirano delicatezza, ma la carezza in un pugno arriva uguale: emarginazione e malelingue, questi sono i mali contro cui lotta Kawase. Più che un film, An è un medicinale salvavita: non perdetelo.

Federico Pontiggia - Il Fatto Quotidiano

    An è un piccolo film, e non in termini di budget o di valore ma per quella preziosa tensione di vita ancora più sussurrata che in altre storie della regista giapponese. E che qui affiora nell'incontro tra più generazioni, espressione di diverse solitudini: l'anziana signora dai modi un po'stravaganti, coi suoi segreti preziosi per fare una perfetta pasta An. L'uomo del chiosco di dolci, dai modi bruschi e poco comunicativi, che invece compra quella industriale, e dunque i suoi dorayaki sono senza sapore e per pochi clienti. Una giovane studentessa che vive con la madre, con cui ha un rapporto di continuo scontro, e trova affetto solo nella compagnia di un canarino che deve nascondere, il condominio dove vivono non accetta alcun animale. Non ci metti cuore dice la vecchina al suo «allievo», lei ai fagioli parla e sa ascoltarli, riesce sentire le loro voci, e i loro ricordi di vento e di pioggia, cosa è accaduto prima che arrivassero nella sua pentola. E questa capacità dell'ascolto, di mettere insieme vissuti che si trasmettono conoscenze antiche, come quella della pasta An è il la preziosa a cifra poetica del film, che passa sul corpo, e sulle sue cicatrici, le stesse di un'anima che ha conosciuto tempeste. Per ciascuno dei personaggi l'altro diviene rivelazione di un mondo, di sé, del proprio bisogno di sentirsi amato. Ognuno porta i segni della Storia, e di una rigidità sociale fatta di regole che soffocano il cuore in cui si intrecciano i silenzi del passato e le ipocrisie del presente. (...) Le «lezioni» di Toku (la meravigliosa Kirin Kiki, attrice molto popolare in Giappone) su come preparare la pasta An diventano così come commuoventi lezioni di vita, di resistenza, e ci parlano della battaglia ostinata di qualcuno che ha trascorso il suo tempo cercando di sconfiggere un luogo comune, sempre attuale. Mescolando piani narrativi - ci sono passaggi quasi documentari - Kawase nelle mani deformi della donna traduce nel contemporaneo il trauma del dopoguerra quando appunto un lebbroso era visto come una vergogna e la famiglia doveva sbarazzarsene per il resto della vita. Eppure il film respira di grazia e leggerezza, commuove, conquista. Nella sua semplicità riesce a catturare la bellezza, che non sono immagini sontuose ma la poesia dolce e soffusa della vita: un soffio di vento, la luce tra i petali che danzano nell'aria, un albero nel bosco, canarino giallo che ritrova la sua libertà.

Cristina Piccino - Il Manifesto



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Sentaro gestisce una piccola panetteria in cui serve "dorayaki", dolci ripieni di "an", una salsa di fagioli rossi. Toku, una vecchia signora, gli offre il suo aiuto e Sentaro accetta, anche se con diffidenza, prima di scoprire che la donna è molto brava nel preparare quei dolcetti. Grazie al suo ingrediente segreto gli affari migliorano in poco tempo e con il passare delle settimane Sentaro e Toku diventano più intimi e confidenti, scoprendo così vecchie ferite mai sanate: la nevrosi lascia il posto alla poesia e l'aggressività di noi occidentali viene sostituita da una struggente meditazione zen sulle ferite del passato. Grandissima la 70enne veterana Kiki. Mai visti fagioli così raffinati al cinema!

 

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