Samsara
Nalin Pan - Italia/Francia/Germania 2001 - 2h 18'
[opera prima]


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da La Repubblica (Roberto Nepoti)

      Si possono mettere assieme spiritualità, sessualità e grande spettacolo? Ci ha provato l'indiano Pan Nalin, cineasta esordiente con un film ambizioso lungo oltre due ore che, a prima vista, non sembra dei più appetibili per il pubblico delle nostre latitudini: e invece, può riservargli gradevoli sorprese. Girato a volo d'uccello, fino dalla prima sequenza, nei paesaggi sontuosi del Ladakh, regione del nord dell'India, Samsara racconta la storia di Tashi, un giovane monaco buddista che ha appena concluso tre anni, tre mesi e tre giorni di meditazione solitaria e che sta per essere ordinato lama. Colpito dallo sguardo di una ragazza, invece, Tashi fa la scoperta della sessualità, s'inoltra nei labirinti della passione, rinuncia all'impegno spirituale perdendosi nel "mondo degli uomini" (questo è il significato del titolo, preso a prestito dalla terminologia buddista). Rotto il voto monastico, decide di vivere la vita della gente comune: il suo non sarà un viaggio facile. Il giovane sa che Siddartha rinunciò ai piaceri materiali solo dopo averli conosciuti; ma egli vive ai nostri giorni, il che complica notevolmente le cose. Mentre segue quello del protagonista, anche lo spettatore si lascia trasportare in un viaggio che vale il prezzo del biglietto, tra le cime innevate dell'Himalaya e le distese aride inquadrate a schermo panoramico, o nelle penombre dei templi fotografate con belle sfumature pittoriche. Non si pensi, però, a un film puramente turistico. Nalin concilia l'estetismo con un robusto senso del racconto; e se le scene erotiche comportano un certo piacere voyeuristico, i turbamenti spirituali e le implicazioni esistenziali del giovane Tashi sono assai più che il pretesto per mostrarcele.

perché il cinema d'essai è partito per l'Oriente?
i giovedì del
cinema invisibile TORRESINO ottobre-dicembre 2004