La seconda moglie
di Ugo Chiti - Italia 1998 - 2h 2'

  

Doveva chiamarsi Italian Renaissance, poi i titoli nostrani si sono distribuiti nelle varie sezioni, con discrezione in Settimana della critica (solo L'odore della notte), mal calibrati tra concorso e fuori concorso (Del perduto amore di Placido avrebbe meritato ben più di altri la rassegna principale), invadenti in Prospettive: ben otto, con un certo intasamento in chiusura di programma, da Ospiti (Garrone) a Onorevoli detenuti (Pianta), da L'anniversario (Orfini) a La seconda moglie (Chiti). L'opera seconda dell'autore toscano (55 anni, una ricca carriera di sceneggiatore con Nuti e Benvenuti, esordiente nel 1996 con Albergo Roma) si segnala sulle altre per la strombazzata presenza di Maria Grazia Cucinotta. "Prima diva, seconda moglie" titola in copertina FilmTv e in effetti il film gioca le sue carte sulla sinuosa presenza della "nuova Loren".
E' l'estate del '57 e siamo nella campagna livornese di Piombino. Fosco (Lazar Ristovski),commerciante di olio e vino,sposa in seconde nozze Anna. Il matrimonio si rivela via via male assortito, non solo perché il carattere della ragazza non s'incontra con il greve maschilismo di lui, ma anche perché ci sono di mezzo i rispettivi figli. Il problema è il sedicenne Livio che ha da sempre un pessimo rapporto con il padre (che lo vessa, infastidito dalla sensiilità adolescenziale del giovane) e che trova invece in Anna una matrigna comprensiva e amorevole. Così, quando Fosco resta in carcere, pizzicato per i suoi traffici di tombarolo, Anna e Livio intrecciano un rapporto di confidenza sempre più stretta che finisce (ma no!) tra le lenzuola di mamma. Al ritorno di Fosco, alle cui orecchie giunge ogni cosa, la famiglia si ricomporrà secondo i dettami tradizionali: Livio andrà a nozze con una sua coetanea e Anna tornerà moglie obbediente e ancor più frustrata, sotto il giogo di un marito incupito e violento.
Chiti costruisce una commedia all'italiana paesana e sensuale, condita di forzature psicologiche, conflitti tra generazioni, turbamenti adolescenziali. Il tutto palesemente sopra le righ, puntando sull'aplomb maggiorato della Cucinotta e sull'intensa caratterizzazione che il giovane Giorgio Noè dà al suo personaggio. E in effetti il film resta in mente più che per le trite dinamiche narrative per il mirato lavoro sul casting e sulle location: "La seconda moglie non è solo un film anni '50. Così come la campagna toscana vuol essere un paesaggio emblematico, non identificabile o riconducibile ad un certo retroterra di quei luoghi e di quegli anni. E' un ambiente mitizzato, legato a presenze archeologiche che creano già di per sé un'atmosfera fuori dall'ordinario. E la casa che abbiamo trovato è anch'essa fuori dai canoni della casa toscana, fuori dal tempo. E alla mitologia dei luoghi si collega la mitologia cinematografica, questa sì anni '50: la Mangano, la Loren. La Cucinottà fisicamente richiama quel tipo di femminilità, con in più la grazia della Bosè e l'oscurità languida dello sguardo della Cardinale". Chiti è entusiasta dei suoi attori: "Ristovski, che gli spettatori ricorderanno in Underground di Kusturika e Noè vengono dal teatro ed hanno un metodo interpretativo che lavora molto a tavolino, sul copione. Maria Grazia si può dire che prenda vita davanti alla macchina da presa. Una figura di donna mediterranea altera e sensibile, fuori dalle convenzioni classiche della sicilianità" L'attenzione alle figure femminili è tesa, nel lavoro di Chiti, a rendere la solidale umanità delle donne (radunate in casa in bonaria confidenzialità) in contrapposizione alla greve complicità maschile: al momento dell'arresto gli amici di Fosco non muovono un dito, preoccupati di mescolare l'orgoglio di partito (Fosco ha un glorioso passato di partigiano) con lo squallore dei furti archeologici. "La seconda moglie vuol essere anche una riflessione sul rapporto tra i sessi: il corpo della donna può essere visto come palestra del maschilismo. E' il presupposto di una sudditanza che va oltre l'ambito sentimentale e che diventa un codice di comportamento che fissa rigorosamente ruoli e rapporti umani. Non è un tema nuovo, ma sempre attuale. Ho in progetto altri due film che formeranno una trilogia sul tema, toccando diversi paesaggi storici. I prossimi capitoli saranno ambientati negli anni '70 e '90".
Chiti crede fortemente nel suo prodotto e nella forza torbida della sua storia. Dal canto suo Maria Grazia Cucinotta, che qui affronta il ruolo più sexy della sua carriera, è convinta della completezza umana del film e del suo personaggio: "Chiti ha cercato di esaltare la mia femminilità, non credo che Anna sia solo sexy. Piuttosto è una donna che come tante, in quegli anni, come oggi sacrifica se stessa nel matrimonio, per il marito e per i figli. La sua fisicità è parte integrante del suo essere".

e.l. Il Tirreno 13 settembre 1998