Il Signore degli Anelli - Le due Torri
(THE LORD OF THE RINGS - The Two Towers )
Peter Jackson
- Nuova Zelanda/USA 2002 - 2h 59'

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   Questioni di frammentazione. È quasi imbarazzante non essere del tutto solidali con l’ondata positiva dei pareri critici sul secondo appuntamento cinematografico con Il Signore degli Anelli. Ma le perplessità sono “in relativo” (il primo impatto con il maxi-film di Jackson forse ci aveva troppo avvinti) e non possiamo non concordare con il piacere della visione che anche in questo secondo tomo “buca” lo schermo.
Il flusso narrativo riprende esattamente dove si era interrotto e, con un’ardita panoramica tra le cime innevate delle montagne (i movimenti di macchina di Jackson negli spazi aperti hanno un tocco sempre inebriante!), ci riporta al procedere di Frodo e Sam sulla via di Mordor. Nella rivisitazione del travolgente duello tra Gandalf e il Balrog, il sogno-incubo di Frodo è un’esplosione di energia figurativa e la magia del racconto mitico si ricrea, intatta e sfavillante. L’evolversi de Le due Torri può riprendere il percorso del testo di Tolkien, riafferrare le fila delle peregrinazioni dei dispersi “compagni di viaggio”, entrare nel vivo degli eventi: Merry e Pipino vengono a contatto con Barbalbero ma anche la loro avventura nella foresta vivente si fa da parte per lasciar spazio alla vitalità dell’azione eroica di Aragorn, dell’elfo Legolas e di Gimli il nano.

        

Con un montaggio parallelo molto lineare (ma talvolta non così incisivo) i tre nuclei della storia procedono affiancati e, se il corpo narrativo si illanguidisce nelle parentesi romantiche di Aragorn e Arwen, gli danno altresì vigore nuovi personaggi: Theoden, sovrano carismatico del regno di Rohan, sua nipote Eowyn, figura femminile altera e dolce (specie nelle attenzioni verso Aragorn), ma soprattutto l’infido e patetico Gollum, prodigioso amalgama di interpretazione d’attore ed effetti digitali, mostriciattolo schizoide di continuo dibattuto tra lealtà e perfidia, tra la sua originaria personalità (il placido Smeagol) e la bieca deformazione in corpo e anima che su di lui ha provocato il possesso del magico anello (poi sottrattogli da Bilbo, ricordate?). Ma tutto lo svolgersi de Le Due Torri è teso all’affresco bellico: la gente di Rohan si è asserragliata nella fortezza al fosso di Helm, un esercito di elfi li ha raggiunti in un rinnovarsi di antiche alleanze, Aragorn, Legolas e Gimli sono pronti a porre il proprio coraggio al servizio della battaglia: con l’arrivo delle sterminate armate di Saruman sarà violenta e cupa (di notte sotto una pioggia incessante), ma sfolgorante dei bagliori della guerra e della ricchezza scenografica che il dinamismo della regia e il potere evocativo del digitale rendono davvero memorabile. Le citazioni si sprecano, dalle truci atmosfere del Macbeth alle ariose coreografie di Kurosawa, dai riferimenti pittorici preraffaeliti (Paolo Uccello) agli incombenti eserciti di Ejzenstein. L’impeto delle orde degli Uruk-hai si infrange contro il disperato valore del popolo degli uomini e degli elfi di nuovo riuniti (una riuscita invenzione di Jackson rispetto al testo originale), il sopraggiungere di nuove forze guidate da Gandalf (ora “il Bianco”, dopo aver vinto il suo duello nelle viscere della terra), le sortite impavide di Aragorn e compagni, tengono banco, mentre nella piana di Isengard gli esseri-albero (Ent), sobillati da Merry e Pipino, travolgono con un’inondazione la fonderia di mostri di Saruman e Frodo, Sam e Gollum, dopo essere stati catturati dagli uomini di Gondor e minacciati dai Cavalieri Neri (Nazgul), riprendono la via e la missione contro Sauron.
Tutto è accaduto e niente è successo. Il potere malefico dell’Anello non è ancora stato debellato e insidia sempre più lo spirito di Frodo, la strada per Mordor è ancora lunga e, visto il titolo (di contemporanea evocazione!), di questo secondo “capitolo” tolkeniano, Jackson, per bocca di Sam, può prendersi la licenza di esprimere un intrigante monito sui destini comuni, su “la fine” e “il fine” dei paladini del bene: “nelle grandi storie, quelle veramente importanti, piene di pericoli e di oscurità… certe volte ti chiedevi come poteva finire bene, come avrebbe potuto il mondo tornare indietro…”
Se, con tante meraviglie nell’universo del mito e delle immagini, la suggestione del primo episodio non ci sembra del tutto ricreata, forse è davvero solamente un problema di approccio frammentario. Il fascino di un’opera così ampia e sfaccettata, sulle pagine e nei fotogrammi, sta anche nel corpo unico dell’emozione. La Compagnia dell’Anello ci ha aperto la via ad una stupenda esperienza fantastica. Le Due Torri la consacra in coerente strategia (non solo di avventure belliche e invenzioni sceniche). Al conclusivo Il ritorno del Re, come in ogni sapiente architettura narrativa, il compito di chiudere il cerchio e ricomporre quell’emozione.

ezio leoni - La Difesa Del Popolo  26 gennaio 2003

OSCAR: effetti visivi - montaggio effetti sonori