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Non possiamo definire
Mike Nichols
un vero regista-autore cinematografico bensì un regista di indiscussa
personalità che nel cinema ha realizzato alcuni grandi film. Si
può dire insomma che della figura registica di Nichols la storia
del cinema potrebbe fare a meno, ma che di almeno due suoi film no! I film
in questione sono Il laureato e Comma
22, un'accoppiata eccezionale giocata nel giro di tre anni (67-70)
con cui egli segna il corso del Nuovo Cinema Americano.
Nato in Germania, a Berlino nel 1931 (6 novembre) Michael Igor Peschkowsky,
in arte Mike Nichols, emigrò con la famiglia a New York dopo che
il padre, un ebreo di origine russa, aveva perso la vita in un lager nazista.
Allievo dell'Actors' studio si cimentò nella recitazione comico-satirica
a fianco di Elaine May che gli sarà poi compagna nella vita e nella
realizzazione artistica di spettacoli di successo: nel '65 trionfa a Broadway
con ben quattro regie contemporanee ed è grazie a questa sua fama
teatrale che può esordire nel '66 nel cinema portando sullo schermo
proprio
il suo successo del momento Chi ha paura di Virginia
Woolf, dal dramma di Edward Albee.
L'amara conflittualità del testo e la vigorosa interpretazione di
attori quali Elizabeth Taylor, Richard Burton, George segal e Sandy Dennis
segnalano positivamente la direzione di Nichols che nell'anno
seguente, dopo la "prova" della riduzione teatrale del romanzo
di Charles Webb, osò di nuovo il passo cinematografico: Il
laureato (The Graduate, 1967) fu una stimolante combinazione
di elementi disparati che pulsavano nel tessuto connettivo sociale americano
e che Nichols seppe coordinare coniugando nel suo cinema emozioni concettuali,
visive e sonore: Beniamin Braddock è un Holden Caulfield (Il
giovane Holden, romanzo di J.D. Salinger del 1951) più borghese
e romantico, più intimista e quindi meno massificato ma ingenuamente
troppo candido (fondamentale l'interpretazione del volto-nuovo Dustin Hoffmann).

La mantide-Anne Bancroft, mentre sintetizza nel sesso la voracità
suadente del compromesso e dell'ipocrisia della società adulta americana
a cui Benjamin-Hoffmann concede una distaccata partecipazione (continuerà
a chiamare la sua amante "signora Robinson"), evidenzia pure,
per contrasto, la speranza di una "filiazione" sociale diversa,
di una "nuova America" in quanto è proprio in sua figlia,
la "virginale" Elaine (ah, Katharine Ross!) che Benjamin scoprirà
un senso (sentimentale) da dare alla prpria vita: il rapimento-fuga del
finale, immortalato in immagini ormai "storiche" (perfino citate
oggi negli spot pubblicitari), è una non-conclusione esistenziale
che ha stigmatizzato inconsciamente tutta una generazione.
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rassegna
di film in
lingua inglese sottotitolati in inglese
- gennaio/aprile 2011
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E Nichols, a
questo proposito, ha dichiarato: "La cosa che mi piace di più
de Il laureato sono gli ultimi tre
minuti del film, durante i quali i due giovani stanno seduti sull'autobus,
frastornati e totalmente consapevoli di non aver risolto alcunché..
Non sanno che diavolo dirsi... Molte case sono possibili: non si tratta
di una conclusione. Per Benjamin molte scelte rimangono aperte".
La disillusione cui hanno fatto capo molte di quelle scelte non ha tolto,
anzi ha mitizzato il carisma de Il laureato
così come la sete di limpida riflessività contenutistica
ed i conseguenti caratteri stilistici (per tutti la corsa-immobile di Beniamin
"bloccato" dal teleobiettivo, l'amalgama "spirituale"
delle canzoni di Simon e Garfunkel) hanno fatto da battistrada a quel momento
cinematografico attento alla contemporaneità delle psicologie, al
protagonismo dell'ambiente ed all'autonomia mitico-realista dell'oggetto
filmico che si è provato ad individuare col termine "Nuovo
Cinema Americano".
E' in questa nuova realtà hollywoodiana
che Nichols può passare da un "cinema dell'utopia"
ad un "cinema dell'assurdo": Comma
22 (Catch 22, 1970) esprime figurativamente ciò
che è alla base del fantomatico comma 22 del regolamento
militare per cui "un
pilota che risulti non sano di mente può essere esonerato dal
servizio, ma un pilota che chieda di essere esonerato dal servizio non
può considerarsi non sano di mente per cui potrà essere
mantenuto in servizio".
Ma limitarsi ad apprezzare in quest'opera la dirompente carica antimilitarista
é riduttivo poiché, proprio partendo dalla dinamica avanguardista
del romanzo omonimo di Joseph Heller, Nichols elabora una critica totale
a certo istituzionalismo asfittico della civiltà capitalistica americana
ed alla idiosincrasia parossistica dell'individuo che le si confronta ("la
guerra come stato della mente e della coscienza" puntualizzò
a suo tempo Franco La Polla).
Con Conoscenza carnale
(Carnal Knowledge, 1971) la satira si fa più personalistica
ritraendo la gaudente (im)maturazione di due amici, Sandy (Art Garfunkel)
e Jonathan (Jack Nicholson), in
varie tappe del proprio vivere: dalle esperienze universitarie alle sicurezze
oltre la soglia dei quarant'anni, i due si ritrovano squallidamente a confrontarsi
con l'esibizionismo e la precarietà della propria ideologia esistenziale
"a tutto sesso", verbale e pratico. L'acre concretezza della
sceneggiatura di Jules Feiffer e la disarticolata espressività filmica
della regia non si coniugano in un'opera stilisticamente completa ed al
disunanime giudizio della critica fa seguito l'appannarsi della carica
satirica di Nichols. I due film successivi, Il
giorno del delfino (1973) e Due uomini
e una dote (1974) non vanno oltre una simpatica sicurezza professionale,
chiamando in causa l'uno la "riflessione" disneyana (con uno
scivolone nell'avventura patetica), l'altro la commedia alla Wilder, con
un divertissement in bianco e nero (a colori per l'Italia!) d'eleganza
ed intelligenza inappuntabili.
Dopo un lungo silenzio il discorso sociale torna in evidenza con Silkwood
(1983) in cui insoddisfazione esistenziale e insania nucleare si abbinano
in una specularità che dà un quadro amaramente reale della
qualità della vita americana: nel disimpegno che spesso soggiace
al cinema-cinema degli anni '80, Mike Nichols, intellettuale di teatro
che ben sa come fare del buon cinema, riesce ad essere ancora "segno"
dei tempi.
e.l. Espressione
Giovani settembre-ottobre1984
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