Soho (Mojo)    Jez Butterworth - Gran Bretagna 19971h 30'
Face    Antonia Bird - Gran Bretagna 19971h 30'
Le ali dell'amore (The Wings of the Dove)    Jean Softley - Gran Bretagna 19971h 30'


   Finale in crescendo alla Mostra del Cinema per la British Reinassance che ribadisce la professionalità e il gusto cinematografico della produzione d'oltremanica, capace di spaziare su piani (e generi) diversi, cercando sempre di imprimere un tocco di vibrante personalità d'autore. E' il caso di Mojo, storia di tensioni urbane nella Londra di fine anni '50. Il Rock'n Roll arriva anche a Soho grazie all'estro musicale di Silver Johnny, che fa impazzire i teeneger e suscita progetti e invidie tra i vari locali della zona. All'Atlantic Club, dove si esibisce, il gruppo dei giovani che fanno capo ad Ezra (il gestore) non si rende conto del dramma che sta per esplodere... Si rimane davvero spiazzati di fronte ad una vicenda che sembra percorrere i binari dell'effervescenza musicale di quegli anni e che sfocia invece in un film cupo e disperato. La regia di Jez Butterworth, autore col fratello della sceneggiatura e della pièce omonima, non ha particolari colpi d'ala, ma Mojo, pur nell'impianto teatrale, è incombente al punto giusto e la recitazione è sempre all'altezza. Tra gli altri si rivede Ian Hart (Terra e libertà) e c'è un insolito cameo del drammaturgo Harold Pinter nei panni del cinico boss rivale.
L'atmosfera è livida, tesa anche in
Face, di Antonia Bird (
Il prete, Una folle stagione d'amore), che segue il convulso evolversi di una rapina nell'East End londinese. Ritmo e angoscia in crescendo perché, per i cinque rapinatori, le cose vanno storte e di fronte all'esiguo bottino viene meno la fiducia reciproca. E' soprattutto Ray (Robert Carlyle, sempre magistralmente in parte) che cerca affannosamente di ritrovare il bandolo di una situazione e di un'esistenza consumata nell'insoddisfazione, anche politica. Alle spalle Ray ha un passato di militante comunista, la madre e Connie, la sua ragazza, ancora lo vorrebbero coinvolgere nelle manifestazioni, ma lui ha rinunciato ("Loro sono più forti di noi, hanno vinto") e il gioco al massacro della sua banda lo lascia attonito, ma non domo. L'evolversi finale è un po' farraginoso, ma le psicologie dei personaggi si chiudono con coerenza e l'incerto futuro di Ray e Connie(e dell'Inghilterra proletaria del dopo-Thatcher) non lascia indifferenti.
Coinvolge, ma qui con raffinata dolcezza, anche The Wings of the Dove di Ian Softley, un'opera apertamente ivoriana (è tratta dal romanzo omonimo di Henry James) che ha tra i protagonisti, nella parte di Kate, la Helena Bonham-Carter di Camera con vista e Casa Howard. Con lei Linus Roache e Alison Elliott nei ruoli del suo innamorato (Merton) e della sua amica (Millie), nonché due presenze femminili di rango quali Elisabeth McGovern (Susan, l'accompagnatrice di Millie) e Charlotte Rampling, la zia di Kate (Maud). Ancora Londra, stavolta agli inizi nel novecento. Kate e Merton si amano ma lui è un semplice giornalista, lei è affidata alle aristocratiche cure(anche economiche) di zia Maud. Continuare a frequentarsi equivarrebbe a perdere il posto in società e Kate non osa, soprattutto per non rovinare il vecchio padre che gode di riflesso della sua ricchezza. L'arrivo di Millie, una giovane americana facoltosa e irrimediabilmente malata, offre loro una sconvolgente occasione. Millie si innamora di Merton e Kate spinge il suo grande amore tra le braccia dell'amica, pronta a riprenderselo vedovo, ricco e rispettabile. Il tutto si compie in una struggente vacanza a Venezia: la forza dei sentimenti e l'ineluttabilità della morte si confrontano con l'inaspettato evolversi degli affetti reciproci. L'animo old english style si lacera tra sentimenti e dignità e il nuovo cinema britannico, per mano di Softley, si riaffaccia sul mercato con splendore di mezzi e risultati. Se The Wings of the Dove non ha trovato posto in concorso, potrà trovarlo forse nelle classifiche dei successi al botteghino.

ezio leoni - Il Mattino di Padova 6 settembre 1997