Teneramente folle (Infinitely Polar Bear)
Maya Forbes
- USA 2014 - 1h 30'


   Che l'esordiente regista Maya Forbes venga dalla sceneggiatura  è la prima cosa che balza all'occhio vedendo Teneramente folle, il film con cui si misura per la prima volta con la macchina da presa. (...) il film cammina lungo i binari di una ben oliata struttura narrativa, dove la speranza del lieto fine - sempre rimandata ma anche sempre rimessa in gioco - guida con i suoi lunghi fili l'andamento della storia. Ad 'interferire' ogni tanto con un percorso che procede tranquillo su un terreno piacevolmente in discesa sono appunto le invenzioni di scrittura che regalano al film spunti di riflessione capaci di gettare altra luce sul percorso del film, di suggerire possibili deviazioni o soste o stimoli e che nascono tutti dalla sceneggiatura e dalla sua capacità evocativa. Mentre - all'opposto - la messa in scena (professionale ma anche senza impennate di originalità) sembra sforzarsi di rendere tutto il più levigato e scorrevole possibile. (...) il divertimento nasce dal rovesciamento dei ruoli (...) il film rimette continuamente in discussione i risultati che l'uno o le altre riescono a raggiungere. Tutto previsto e tutto (più o meno) prevedibile, interpretazione gigionescamente sopra le righe di Mark Ruffalo compresa, se non fosse che ogni tanto la sceneggiatura lascia filtrare qualche squarcio di «realtà» che alza la temperatura (e l'interesse) del film. (...) Maya Forbes riesce a punteggiare il film di molte altre piccole «aporie»: quando una battuta del vicino di casa rivela la difficoltà a far passare nell'opinione comune una maggiore elasticità nei ruoli domestici uomo/donna; quando un colloquio di lavoro smaschera implacabilmente i pregiudizi antifemministi di chi pensa che famiglia e impegno lavorativo non possano conciliarsi; quando il colore della pelle diventa un problema di identità per le due figlie. Tante piccole «incrinature» della storia che, se meglio sfruttate, avrebbero potuto aumentare l'ambizione del film.

Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera

   Ci sono famiglie che a dispetto di qualunque ostacolo riescono a rimanere insieme, unite da un sentimento profondo. Famiglie apparentemente destinate a disintegrarsi, eppure capaci di aggrapparsi a legami forti, ad affetti incancellabili. È quella che la neo-regista Maya Forbes (alle spalle quindici anni da sceneggiatrice), erede di un impero editoriale, racconta in Teneramente folle (...) attingendo a piene mani alla propria biografia. (...) La Forbes dosa commozione e divertimento: puntando molto sull'ironia la malattia mentale viene affrontata con sensibilità e leggerezza al tempo stesso. (...) Triste, divertente, autentico e pieno di calore: questi dovevano essere i quattro punti cardinali della sceneggiatura per descrivere gli effetti della malattia mentale su una famiglia chiamata ogni giorno a fare scelte difficili. Se è chiaro che alcune delle esperienze realmente vissute dalla regista sono state ammorbidite anche da una bella colonna sonora anni Settanta, rese più esilarati dalla performance del carismatico Mark Ruffalo al fianco dell'intensa Zoe Saldana e delle due piccole interpreti, lontane dai vezzi di tanti stucchevoli bambini hollywoodiani, è altrettanto evidente l'affetto con il quale l'autrice impasta la sua materia, il rispetto per il padre (ora deceduto), la dolcezza e la grazia che riscaldano i suoi ricordi di bambina e che finiscono per tingere di colori meravigliosi tutta la narrazione. Quello che commuove è proprio l'amore che avvolge e protegge Cameron, la tenerezza con la quale si osservano i suoi bizzarri comportamenti in un film intelligente e generoso di emozioni, capace di condurci in un viaggio attraverso vicende umane niente affatto scontate, sullo sfondo di una società che si prepara a profondi mutamenti.

Alessandra De Luca - Avvenire



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Boston, fine anni Settanta. Mentre molti padri trascorrono le giornate al lavoro, Cam Stuart, un uomo che soffre di disturbo bipolare e ha difficoltà a costruire intorno a sé una vita "normale", passa il proprio tempo a caccia di funghi, a cucinare pasti elaborati, o lavorando a uno dei suoi tanti progetti geniali e strampalati lasciati a metà. Cam era sposato con Maggie, la donna con cui ha vissuto una grande storia d'amore e da cui ha avuto due bambine; a causa della sua inaffidabilità, però, i due si sono separati e lui sogna di poterla riconquistare accettando di badare a tempo pieno alle due ragazze... Evitando cadute nel patetico o nel grottesco, Maya Forbes sa dare la giusta sensibilità registica alla propria sceneggiatura (autobiografica), filtrando il dramma attraverso le lenti di una memoria amorevole. Una mano gliela dà certo un incantevole Mark Ruffalo che sa essere buffo, infantile, insopportabile e «teneramente folle» senza mai perdere di charme.