Terra di confine - Open Range
Kevin Costner - USA 2003 - 2h 25'


sito ufficiale

da La Repubblica (Roberto Nepoti)

       Da dieci anni Charley Waite e il suo mentore Boss Spearman guidano sparute mandrie di bovini attraverso il West. Un giorno bivaccano nei pressi di un villaggio, dove un tale Baxter spadroneggia da tiranno. Il tipaccio li provoca, causando la morte di un apprendista. Non sa che Charley, prima di diventare cowboy, è stato un imbattibile pistolero. Una delle tracce narrative archetipiche del western (l'eroe dall'oscuro passato, la vendetta, il regolamento di conti...) esce dalla naftalina grazie a Kevin Costner, il quale spiana tutta l'artiglieria di quello che un tempo si chiamava "il cinema americano per eccellenza", e che da molti anni ha perduto valore commerciale. Kevin ha il merito di farlo con umiltà e rispetto, ma ha anche l'orgoglio di guardare ai più grandi registi del genere, John Ford e Howard Hawks. Certo, i loro film hanno raccontato la stessa storia molti anni fa, e meglio; ciò non toglie che Terra di confine sia un bel western, il migliore visto dai tempi de Gli spietati di Clint Eastwood, e che si meriti il successo commerciale ottenuto negli Usa. Il regista-protagonista ha capito l'essenziale della mitologia dell'Ovest americano: il passaggio traumatico dall'anarchia alla legge, la sfida tra il capitalismo senza scrupoli e la piccola impresa (bovina), la riflessione sulla violenza, i suoi motivi e le conseguenze che trascina con sé. Galoppando coraggiosamente accanto a un mito lungamente rimosso, Costner dimostra di esserne il vero erede, un autentico osso duro. All'opposto della generazione dei cineasti Mtv, quella che decide del successo di un film nel primo weekend, lui si prende il tempo d'installare i personaggi, di dettagliarne i caratteri e la vita quotidiana prima di entrare nel pieno dell'azione. Lo stile di regia appartiene a un'altra epoca: amore per la bella immagine (soprattutto quando fotografa i grandi spazi), inquadrature lunghe, cura estrema del montaggio. Secondo la lezione di Ford, anche per lui c'è un solo punto in cui si possa sistemare la macchina da presa perché la storia sia raccontata nel migliore dei modi e l'emozione "passi" allo spettatore. Analogamente al collega Eastwood, Kevin sfiora talvolta il rischio della magniloquenza, che potrebbe tradursi in pesantezza; però riesce sempre a evitarlo di misura.  Come Boss, quel maestro di classe che è Robert Duvall trova uno dei ruoli migliori di una lunga carriera e Costner, nella parte dell'eroe ossessionato dal passato e in cerca di redenzione, è sobrio e credibile; anche quando scopre di potersi ancora innamorare di un'affascinante vecchia ragazza come Annette Bening e di riuscire a progettare un avvenire a due.

 

da Film Tv (Enrico Magrelli)

       ...Terra di confine rifiuta, con sano fastidio, la rilettura modaiola dei generi classici in cui vaccari, pistoleri, poliziotti, vampiri, licantropi, marziani, scienziati, psicopatici, dark lady, detective e tutti gli altri personaggi standard dei filoni hanno l'aria da testimonial di un product placement e indossano i personaggi come costumi di scena. È un film che si compiace delle sue lentezze, delle sue pause sui dettagli delle scene e del copione, della pioggia che bagna le praterie, i cappelli, gli uomini e le mandrie, del fango che si attacca agli stivali e che insudicia le gesta di un popolo con una storia breve. Un popolo che al cinema non ha la memoria per cantare gesta cavalleresche o scrivere poemi epici e che guarda in alto, verso il grande cielo, o davanti a sé verso confini inesplorati. Il West di Costner è abitato dai lupi, dagli indiani, dagli ultimi cowboy (possono essere spietati). È una terra dove nessun uomo può dire ad un altro uomo che cosa deve fare. Lo hanno spiegato bene Ford e Mann, Boetticher e Hawks.

 

TORRESINO - marzo 2004