L'uomo senza passato (Mies vailla menneisyyttä)
Aki Kaurismaki - Finlandia 2002 - 1h 37'

Gran Premio della Giuria e Premio per la miglior attrice al Festival di CANNES.

sito ufficiale


    Il rischio, parlando de L’uomo senza passato, è quello di tradire l’anima stessa del film, lasciandosi imbrigliare nei lacci della retorica. Perché il film di Kaurismaki affronta temi come l’affetto e l’amore, i rapporti sociali e la solidarietà, le dinamiche del lavoro e dell’economia, stimolando ad assunti di commossa umanità, ma mettendo il tutto sullo schermo con un rigore espressivo e una laconicità narrativa esemplari.
Un uomo arriva in treno a Hensinki, non sa dove andare e si addormenta su una panchina. Dei teppisti lo picchiano selvaggiamente e lo riducono in fin di vita. All’ospedale lo dichiarano morto. Invece, all’improvviso, si rimette in piedi e, quale Frankenstein di questo trapasso di secolo, si avvia a scoprire il mondo. Un Frankenstein non fatto di pezzi umani, ma “fatto a pezzi” da altri uomini che riuscirà comunque a trovare un senso per ricomporre la propria vita. Non ha più nome né ricordi, ma quelli che incontra sulla sua strada sanno accettarlo: il suo vuoto di memoria non è più grave del vuoto di valori del (non)vivere civile e cosa serve “un nome” se in banca svizzera puoi glissare la burocrazia (e il fisco) con un conto intestato solo ad “un numero”?
L’uomo senza passato di Kaurismaki vive in una baraccopoli, ma la sua fiducia nel futuro è invitta; anche perché incontra altri sventurati pronti a dargli una mano, può contare sull’aiuto delle pie donne dell’Esercito della Salvezza, tra queste troverà la sua anima gemella…
A leggerla sembra solo una favoletta edificante, ma è il look del cinema di Kaurismaki a dare il tono alla storia: dialoghi scarni e una recitazione spesso estraniata, scenografie ridotte all’osso e un’atmosfera esistenziale che sa sublimare il tragico nel poetico, lo squallore nella dignità, l’assurdo in monito. “Sì, certo che posso parlare. Solo che prima non mi veniva in mente niente da dire” confida il protagonista alla sua Irma; la desolazione dei container “prende colore” con una mano di pittura alle pareti, la luce arriva direttamente dai pali della corrente elettrica e anche un vecchio juke-box abbandonato ritrova voce. Un invito “fuori a cena” corrisponde a presentarsi alla mensa dei poveri, il batti e ribatti tra un poliziotto catatonico e un avvocato da fumetto si inebria in un susseguirsi di cavilli legali… L’adattarsi al destino non è rassegnazione, il fare film secondo la propria sensibilità e non secondo i cliché commerciali non vuol dire non poter conquistare il pubblico. Dopo una carriera sempre all’insegna della stravaganza e della coerenza (dal bizzarro
Leningrad Cowboys Go to America al bianco e nero “muto” di Juha), il Gran Premio della giuria a Cannes ha riportato Kaurismaki all’attenzione dei media e un sorprendente riscontro al botteghino ha premiato L’uomo senza passato.
Il Lux, che a Padova lo sta programmando, presenterà a febbraio una retrospettiva-riassunto sul regista finlandese. Una buona occasione per ripercorrere un’originalissima proposta autoriale, per scoprire la minimalista rivisitazione rock che va dalle canzoni dei Leningrad alle variazioni pop dell’esercito della salvezza: con un paragone musicale quello di Kaurismaki è un cinema “in levare”. Che “lascia” però molto di più di tante altre pellicole d’oggi, sature di effettismi e vacuità.

ezio leoni - La Difesa Del Popolo  19 gennaio 2003


LUX -  gennaio 2003

promo

Un uomo arriva in treno a Helsinki, subito viene derubato e picchiato. Portato in ospedale lo credono morto ma lui fugge. Senza memoria, né soldi, né documenti l'uomo cerca di rifarsi una vita, aiutato da alcuni poveri della bidonville e dall'esercito della salvezza... Fiabesco e iperrealista, semplice e abitato da un umorismo radicale, profondo e commovente L'uomo senza passato ha molte cose da dire: sulla condizione umana, sull'amore e la solidarietà sulle condizioni sociali ed economiche di questo passaggio di secolo. Per Kaurismaki la collocazione della cinepresa è un punto di vista morale sul mondo....