Verso
il sole
(Sunchaser)
|

|
La stagione cinematografica, a livello distributivo, si articola in due gruppi. Il secondo è in piena attività, il primo si è chiuso a Natale e crediamo che sugli schermi di ASTRA e LUX siano passati davvero esempi forti di una produzione di controversa ma stimolante autorialità. Portiamo per ora rispettoso silenzio di fronte al bellissimo Segreti e bugie di Mike Leigh, attualmente in programmazione e ancora da "digerire" nella sua spiazzante spontaneità, ma lasciateci sbilanciare verso due titoli come Le onde del destino, a cui è arriso un significativo successo (cinque settimane di programmazione, circa 4500 presenze), e Verso il sole, ingiustamente ignorato (solo dieci giorni di tenitura in prima visione, con poco più di 2000 spettatori) [...] Più controverso e disarmonico, Verso il sole ci ha riportato nell'universo mitico e destabilizzante di Michael Cimino (Il cacciatore, I cancelli del cielo, L'anno del Dragone). Fin dalla grafica dei titoli di testa è chiaro lo sguardo-sberleffo con cui la regia inquadra l'asettico efficientismo di una società e di un ambito scientifico preoccupati solo di credere in se stessi, in valori certo "nobili" ma pronti ad essere messi in crisi alla prova del crudo impatto col reale. Il dottore e il fuorilegge, la coerenza razionale della medicina e la trasgressività sfacciata di una vita perduta si fronteggiano a viso aperto, si confrontano l'uno con l'altro e con la suggestione mistica di una leggenda navajo: nella loro fuga verso c'è un recrudescenza semplicistica anni 70 (la cultura alternativa, il road movie!), ma alita, sublime, il respiro della tradizione western ("banale" e terribilmente suggestiva la sequenza dei cavalli, sullo sfondo dei canyon). L'incedere di Sunchaser ha il tono di un grande film imperfetto che si autocompiace della retorica ma lancia veementi segnali di irrisolutezza esistenziale , di anarchia d'ideali di fronte al dissidio, mai consolatorio, tra scienza e spiritualismo. Un percorso iniziatico verso l'essenzialità di una cultura più a misura d'uomo, di una dimensione natural-esoterica di cui alla fine i due protagonisti si ritrovano inermi (ma appagati) spettatori. Così come noi, spettatori, ci ritroviamo imbarazzati e "incerti" protagonisti di una dinamica cinematografica rasserenante nell'insieme e turbativa nel profondo, stilisticamente scomposta e figurativamente folgorante. |
e.l. rivista ASTRA: Folgorazioni d'autore gennaio/marzo 1997 |