Violette
Martin Provost
- Belgio/Francia 2013 - 2h 19'


   Sarebbe un peccato che 'Violette', film biografico di un'epoca letteraria, quella francese del dopoguerra, passasse inosservato: ben fatto, zeppo di indizi come un noir culturale, rivolgendo le lancette sull'oggi, usa due attrici in gran forma, Emmanuelle Devos e Sandrine Kiberlain. (...) La qualità del film di Martin Provost è l'aver raccontato come un quadro impressionista il clima di un momento particolare, legato al mercato nero del dopoguerra in cui si inserisce il forte dolore singolo di una donna che non accetta il suo essere bastarda e omosessuale, tanto che fa un tentativo etero. La biografia di gruppo è un istruttivo contributo a una cine storia letteraria in cui una bellissima compagnia di attori (da citare Catherine Hiegel, la madre) offre esempi di lotta libera quotidiana contro un mondo che stava dimenticando i Guermantes e si andava con fatica rifondando.

Maurizio Porro - Il Corriere della Sera

   Nella Francia occupata dai nazisti Violette Leduc traffica nel mercato nero e cerca di portare avanti un mnage difficile con un coniuge gay. Il suo incontro con Simone De Beauvoir le cambia la vita. La scrittrice la spinge a trasformare le proprie angosce esistenziali in parole scritte. E' l'inizio di un percorso che la porterˆ ad essere una delle scrittrici pi coraggiose ed apprezzate della Francia.
Dopo il successo di Séraphine (7 premi César e 700.000 spettatori) e il semi fallimento del successivo The Long Falling (non distribuito in Italia) Martin Provost torna ad occuparsi di un personaggio femminile realmente esistito. Questa volta però deve mettere in scena parole e non opere pittoriche. Gli occorre quindi il sostegno di un'attrice capace di sostenere il ruolo. L'ha trovata nella straordinaria Emmanuelle Devos che da sempre in grado di fornire corpo ed anima ai ruoli che le vengono affidati. Accanto (e talvolta di fronte) a lei un'altrettanto efficace Sandrine Kiberlain stretta negli abiti borghesi di un'icona della letteratura non solo francese: Simone De Beauvoir. Perché è sull'incontro tra queste due donne che il film, strutturato in capitoli, incentra la propria forza.
Violette Leduc non èfamosissima al di qua delle Alpi ma in Francia, negli anni in cui i Sartre, i Genet, i Cocteau erano al centro dell'attenzione, costituì un elemento dirompente in ambito letterario. Non si era mai avuta una donna che sfidasse la censura con romanzi in cui la vita stessa dell'autrice costituisse il focus di una narrazione in cui si parlava apertamente di aborto, di sesso, di omosessualità femminile. Non è un caso che il libro di maggior successo di Violette Leduc sia stato l'esplicitamente autobiografico La bastarda in cui il conflitto con la figura materna, che ancora cercava di dominare la sua vita, si ripresenta dopo che nel romanzo d'esordio L'Asphyde era già stato ampiamente trattato. "Violette Leduc non fa niente per piacere: non piace e fa persino paura" scrisse Simone de Beauvoir nella prefazione del libro. Provost si accosta con sensibilità a questa donna che non si sentiva voluta da nessuno così come all'amore dichiarato (e corrisposto in forme diverse da quelle che lei avrebbe desiderato). I suoi continui tormenti interiori, la sua ricerca di una pacificazione inarrivabile, la sua interiorità di donna letteralmente affamata di una vita che lei stessa finisce con il complicare vengono tradotti da Devos in sguardi, gesti, reazioni che non vanno mai sopra le righe consentendoci di avvicinarci a una scrittrice che ha saputo lasciare un segno nel tempo in cui le è stato dato di vivere scrivendo di sé: "Com'è grandiosa e musicale la mia scorciatoia di erbe pazze. È fuoco che la solitudine posa sulla mia bocca".

Giancarlo Zappoli - mymovies.it




promo

L'intenso rapporto tra Violette Leduc e Simone de Beauvoir, nato a St Germain des Prés negli anni dopo la guerra e durato per tutta la loro vita. La loro relazione sarà contraddistinta dalla ricerca da parte di Violette della libertà attraverso la scrittura e la convinzione di Simone di avere tra le mani il destino di una straordinaria autrice. Martin Provost racconta come un quadro impressionista il clima di un momento particolare del dopoguerra letterario francese creando un originale un noir culturale, zeppo di indizi storici ed umani.