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STANLEY KUBRICK
(New York/USA 26 luglio 1928 - St. Alban's/Inghilterra 7 marzo 1999)

 

un perfezionista
al cinema

 

Orson Welles, Stanley Kubrick, John Ford, Alfred Hitchcock… Si contano su una mano gli autori cinematografici "immortali". Ora il termine esalta il suo valore etimologico per Kubrick, scomparso questa settimana, lontano dagli sguardi del mondo, così come lo era stata la sua esistenza in questo fine secolo: reclusa tra le mura del suo "castello" a St. Alban's, a due ore di macchina da Londra.
Era tornato prepotentemente alle cronache, il settantenne regista newyorkese, per la chiacchierata realizzazione dell'ultimo Eyes Wide Shut, ancora incompleto secondo il maniacale perfezionismo dell'autore, ma pronto, da luglio '99 (uscita mondiale prevista), a strapazzare i nostri tabù sessuali e le nostre remore morali, con Tom Cruise e Nicole Kidman nei panni di una coppia, travolta nella torbida sensualità di una trasgressiva passione erotica.
Ma il peso della presenza/assenza di Kubrick negli spazi d'informazione è stato costante in questi dodici anni (dall'uscita dell'ultimo Full Metal Jacket - 1987), non fosse altro che per i continui rimandi al suo cinema in ogni ambito culturale, per la curiosità umana ed artistica del suo esilio e dei suoi mitici progetti (A.I., sull'intelligenza artificiale di cui, da oggi, dovremo fare definitivamente a meno), per la forte eco massmediale della riedizione, giusto l'anno scorso, del suo capolavoro-scandalo Arancia meccanica, riammesso oggi, di diritto, come figura emblematica (anticipatrice non istigatrice) della perversa estremizzazione della violenza urbana e del degrado civile.
Ma la grandezza di Kubrick non sta in una singola opera (anche se 2001: Odissea nello spazio resta un vero monolito cinefilo di questo fine millennio), ma nella coerenza antropomorfica del suo cinema, fatto di prototipi d'autore, di reinvenzioni di materiali letterari (partendo da testi, spesso "di rango", da Nobokov a Burgess, da Arthur Clarke a Steven King) e di archetipi metalinguistici, di opere che hanno riconfigurato e detto spesso l'ultima parola su un genere: il peplum non è più stato lo stesso dopo Spartacus, la scansione temporale degli eventi di Rapina a mano armata rimane un punto di riferimento per il poliziesco (con Tarantino ultimo discepolo), l'horror-thriller ha acquistato dignità (e profonditrà psicanalitica) con Shining, la rarefazione della morbosa sensualità di Lolita ha retto splendidamente il confronto letterario, la raffigurazione pittorica della società ottocentesca ha trovato la sua perfezione in luci e ombre (non solo iconografiche) sulla tela cinematografica di Barry Lindon. E che dire delle prese di posizione contro la guerra dalla carneficina dei fanti di Barry Lindon all'assurdo processo di Orizzonti di gloria, dal grottesco pamphlet di Il dottor stranamore, alla violenza lacerante di Full Metal Jacket?
In Kubrick ogni immagine ha valenze occlusive e debordanti, ogni suono, musica, canzone si fa contesto essenziale, spiazzante e iperbolico: per tutti, in 2001: Odissea nello spazio, il passaggio, contrastante e fluido, da quell'osso-clava lanciato in aria (dal primate) all'astronave che fluttua nello spazio, dallo Zarathustra di Richard Strauss al Danubio blu di Johann, da fanta-preistoria a fanta-futuro…
Stanley Kubrick, fotografo-rivelazione (negli anni '40), maestro di scacchi (la sua grande passione) e di iperrealtà filmica, ci ha condotto con la genialità del suo cinema in percorsi esistenziali straordinari: come bambini in triciclo tra i corridoi orrifici dell'Overlook Hotel, come folli militaristi a cavallo di una bomba nucleare, come astronauti in un estraniante iper-spazio metafisico, a rispecchiarci nella contemporaneità della nostra vecchiaia e del nostro feto amniotico. Ora con la sua scomparsa, ci ha lasciato, un incolmabile vuoto artistico e un'ulteriore domanda cinefila: chi è adesso il più grande regista vivente?

ezio leoni - La Difesa Del Popolo  14 marzo 1999

 

  1951
Day of the Fight (doc.) - cm
Flying Padre (doc.) - cm
  1953
The Seafarers (doc.) - cm
Fear and Desire [inedito in Italia]

1955  
IL BACIO DELL'ASSASSINO (Killer's Kiss)
noir vigoroso, stringato ed elegante nell'enunciazione, ancora scolastico nell'approccio al genere

1956  
RAPINA A MANO ARMATA (The Killing)
meccanismo narrativo incalzante, tra scomposizione e ricomposizione di cronologia e caratteri

1957  
ORIZZONTI DI GLORIA
(Paths of Glory)
esemplare pagina antimilitarista di esercizio critico sulla spietata disillusione di fronte all'assurditÓ (morale e rituale) della guerra

1960  
SPARTACUS
esplorazione nel genere epico-storico tra spettacolo e avventura (sociale)

1962  
LOLITA
esibizione sottile di sarcasmo e ambiguità: una commedia esistenziale divertita ma di un'acre amarezza, una rilettura mimetica e pseudocalligrafica del romanzo Nabokov

1964
IL DOTTOR STRANAMORE, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba
(Dr. Strangelove, or How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb)
 pamphlet grottesco sull'insania (della bomba) e sull'egocentrismo del potere

1968
2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (2001: A Space Odyssey)

manifesto anticipativo (e conclusivo) di una dimensione "spaziale" del cinema - saggio fanta(tecno)teologico sull'essenza spirituale dell'uomo e del cosmo

1971
ARANCIA MECCANICA (A Clockwork Orange)
meditazione (contenutisticamente e figurativamente esasperata) sulla pulsioni violente dell'individuo e sul rigore cinico delle istituzioni

1975
BARRY LYNDON
ironica (e amara) illustrazione letterario-pittorica delle convenzioni e delle trasgressioni (private e sociali) del XVIII secolo

1980
SHINING (The Shining)
escursione nella potenzialità allegorica (e orrifica) dell'alienazione della psiche, della tortuosità degli spazi (fisici
e mentali), delle allucinazioni e dell'ipersensibilità

1987
FULL METAL JACKET
spirale introspettiva, in continua esplosione (figurativa ed etica), all'interno della devastante brutalità (sui corpi e sulle coscienze) della macchina bellica

1999
EYES WIDE SHUT
sguardo disincantato e perverso su una realtÓ di coppia che fa da specchio all'ipocrisia e al decadimento morale della societÓ borghese: un "definitivo"ossimoro della visione
 
 

Il montaggio è la cosa più vicina all'idea di un "luogo" in cui fare del lavoro creativo (S.K.)