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Nobili bugie

Antonio Pisu

 

Seconda guerra mondiale. Le vicende di una famiglia di nobili decaduti e dei loro intricati affari con una famiglia di ebrei rifugiati presso la loro residenza in cambio di denaro. Una dark comedy che è anche occasione per risalire alle radici del Bologna Football Club con un omaggio speciale a una sua stella, il grandissimo Árpád Weisz che fu vittima del nazismo.
Ricchissimo il cast con Claudia Cardinale, Raffaele Pisu, Giancarlo Giannini, Ivano Marescotti, Federico Tolardo… Gianni Morandi.

 

 

 

Italia 2016 – 1h 40′

Nobili bugie, il film di Antonio Pisu, si svolge nel 1944. Sui colli Bolognesi, una famiglia di nobili decaduti sopravvive al proprio declino economico nell’unico luogo che ancora possiede: la tenuta di Villa La Quiete. Il Duca Pier Donato Martellini e la Duchessa Romola Valli, stanchi e avviliti, se ne fregano della guerra e risiedono nel loro podere con la servitù ormai ridotta ai minimi termini. Come se non bastasse devono prendersi cura del figlio Jean-Jacques, immaturo cinquantenne che passa le sue giornate a comporre poesie dedicate al Bologna FC. La soluzione a tutti i problemi si presenta alla villa in un pomeriggio qualsiasi; un uomo e due donne in fuga, chiedono loro rifugio; sono ebrei, disposti a pagare con un lingotto d’oro ogni mese di permanenza. La Duchessa, dopo aver accettato, fa di tutto per sedare sul nascere ogni tentativo della servitù e del marito di rubare il tesoro agli ospiti ed ordina di aspettare che la famiglia di “rifugiati” mantenga la promessa e doni più lingotti possibili al fine di dar la possibilità di riacquistare i loro averi impegnati. I lingotti aumentano e proprio nel momento in cui il Duca e la Duchessa intravedono finalmente una rinascita nobiliare, la guerra finisce. Terrorizzati dalla possibilità di perdere l’unica fonte di guadagno organizzano rocamboleschi escamotage, pantomime e sotterfugi per fingere che il conflitto non sia ancora finito sino a quando un uomo che i rifugiati conoscono bene si presenta nella Tenuta e cambierà le carte in tavola.

Italia 1944. A Villa La quiete, una grande tenuta sui colli bolognesi, vive la famiglia composta dal Duca Pier Donato Martellini, da sua moglie Duchessa Romola Valli, dal figlio Jean Jacques e da una servitù ridotta ai minimi termini. Più che vivere, la famiglia sopravvive, a se stessa, all’indigenza, alla necessità sempre più pressanti. Lo status di nobili ha sempre impedito loro di lavorare, per cui è accolto come una insperata fortuna l’arrivo di un uomo e due donne: si tratta di ebrei in fuga dai rastrellamenti tedeschi e in cerca di un rifugio. Dopo una iniziale incertezza, l’uomo, Beniamino, rivela di poter pagare l’ospitalità: un lingotto d’oro per ogni mese di permanenza è l’accordo che viene trovato… Alla fine, nonostante i due interpreti principali conservino un ruolo di assoluta preminenza, ci si trova di fronte ad una storia corale. Almeno una decina di altri personaggi animano le pagine della vicenda, oltre ad apparizioni di minore peso ma certo importanti per ‘segnare’ il pass del copione: sono piccole, rapide apparizioni (Gianni Morandi, Roberta Capua, Carlotta Miti, fino all’ex allenatore Franco Colomba, cui tocca la difesa del grande Bologna di quel periodo, “squadrone che tremare il mondo fa”). I ruoli aumentano al punto tale che quella che era cominciata come una fotografia dinamica e svagata di un teatro di guerra insolito si trasforma in un palcoscenico confuso (…). Le maschere cominciano a prendere il sopravvento, ognuno agisce spinto da una logica non controllabile e tutto procede verso una conclusione pirotecnica nella quale i generi si mescolano oltre ogni previsione: storico, avventuroso, grottesco, drammatico (…) Non è tanto l’indecisione nel tono da scegliere a frenare il ritmo di Nobili bugie, è che l’esordiente Antonio Pisu inciampa troppo spesso in un umorismo che gela il sorriso e trattiene la commozione. Allora è giusto e doveroso emozionarsi (solo) per i due attori principali: il 91enne Raffaele Pisu, la quasi ottantenne Claudia Cardinale, monumenti entrambi di un modo serio e affidabile di fare spettacolo, di recitare e ‘vivere’ la finzione.

Massimo Giraldi – cinematografo.it

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