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The Bra – Il reggiseno

Veit Helmer

Un timido macchinista, al suo ultimo giorno di lavoro, trova sul parabrezza del treno un reggiseno. L’uomo decide di andare alla ricerca della proprietaria, sperando di trovare l’amore. Tra ironia e quotidiana disperazione, una poetic comedy “di poche parole” buffa e commovente, girata in una Baku che non c’è più.

Germania/Azerbaigian 2018 (90′)


   Un treno merci passa attraverso i grandi prati sotto le montagne del Caucaso. Nella cabina Nurlan, il macchinista, guida il treno lungo il percorso che passa attraverso un angusto quartiere di Baku, dove il tracciato dei binari è così vicino alle case da corrispondere esattamente alla strada che separa tra loro i modesti edifici. Così ad ogni passaggio sono molti gli oggetti rimasti attaccati al treno, ma quando, proprio nell’ultimo giorno di lavoro, Nurlan trova attaccato al tergicristalli un reggiseno, la sua solitudine si riempie del desiderio di scoprire chi ne è la proprietaria: una ricerca che si rivelerà difficile, buffa, commovente, e che arriverà a coincidere per lui con la ricerca dell’amore… Tra ironia e quotidiana disperazione, una poetic comedy “di poche parole” buffa e commovente, girata in una Baku che non c’è più.

>> scheda LAB 80 <<

 Un tempo quella di The Bra – Il reggipetto si sarebbe definita “poesia per immagini”, riconoscendo nel cinema un’implicita dimensione prosaica che si esprime principalmente attraverso la parola. Oggi la si chiama “poetic comedy” (dal pressbook del film), ma la sostanza non cambia: The Bra rinuncia ai dialoghi – ma non ai suoni d’ambiente, alle urla e alle risate dei personaggi – per creare un’atmosfera illusoria, fuori dalla realtà e dal tempo, che interpreta visivamente situazioni e sentimenti della vita quotidiana. Gli schemi ritmici e stilistici della scrittura sono replicati dall’uso formale del montaggio, che crea effetti di contrappunto e rima fra le scene, e dalla musica, che trasmette stati d’animo ed emozioni, oltre a dettare il tono del racconto.
Lo stesso Veit Helmer, regista tedesco da tempo impegnato a realizzare film negli ex territori asiatici dell’Unione Sovietica (qui siamo in Azerbaigian come in Absurdistan, mentre il precedente Baikonur erano girato in Kazakistan), ha dichiarato di aver realizzato un film senza dialoghi perché considera «il parlato un modo per raccontare storie non-filmico»: da qui l’idea di eliminare la parola come espediente comunicativo, creando un mondo che si esprime con una forma “altra”, privo di elementi realistici o verosimili.


In certi momenti l’effetto sta tra il cinema muto e una leggerezza quasi alla Tati, ma il regista indugia nella creazione di un’atmosfera sognante e pittoresca, accentuata dalle atmosfere del quartiere Shanghai e del villaggio Xinaliq, antichissima meraviglia del Caucaso. Il rischio è quello di una “carineria” alla lunga estenuante, tra le onnipresenti musiche di Cyril Morin, gli ambienti un poco surreali (i fili della roba stesa al passaggio del treno, i colori della biancheria, la gente che gioca a dama sulle rotaie, la responsabile della sala comandi della stazione che scherza con gli scambi ferroviari), un feticismo perverso ma innocente, l’evocazione anacronistica di un passato dal fascino vintage e non da ultimo la mimica degli interpreti – il protagonista Miki Manojlovic, le aspiranti proprietarie del reggipetto Paz Vega, Maia Morgenstern e Chulpan Khamatova, l’immancabile Denis Lavant – chiamati a dare forma visibile alla natura dei loro personaggi.
The Bra – Il reggipetto è la storia di una ricerca ossessiva (destinata a concludersi con l’elogio della rinuncia e dell’amore silenzioso), gestita secondo una messinscena anch’essa frutto di un’ossessione: l’ossessione per un cinema d’autore vecchio stampo, eppure ancora riconoscibile, che sembra provenire da una terra ignota. Ma oggi che al contrario nulla desta più la sorpresa dello spettatore, quella di The Bra è una terra semplicemente assurda, inesistente e universale, dove l’amore e la gentilezza possono ancora farsi largo tra le case di un quartiere scomparso.

Roberto Manassero – mymovies.it

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