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Magari

Ginevra Elkann

I tre fratelli Alma, Jean e Sebastiano, si ritrovano scaraventati dal sicuro ambiente altoborghese parigino, dove vivono con la madre, nelle braccia di Carlo, padre italiano anticonformista e incapace di badare a loro e se stesso. Con lui e la sua compagna Benedetta trascorreranno il periodo natalizio al mare… Esordio al lungometraggio di Ginevra Elkann, un’opera di nostalgia e memorie famigliari da un punto di vista infantile, racconta con garbo e dolcezza.

Italia/Francia 2019 (99′)


G
ruppo di famiglia in un interno sconclusionato, ma pieno d’amore. L’opera prima della regista racconta con garbo e dolcezza i piccoli e grandi tormenti della vita dei tre bambini. Uniti dall’amore e dal desiderio di trovare una famiglia perfetta. Nostalgia del Moncler, di colori fluo e scaldamuscoli? Nessun problema. Magari è un vero e proprio tuffo in un decennio, gli anni 80, che ha tutto il sapore di una fiaba disincantata. Il film della rampolla di casa Elkann si concentra sulla vita randagia di tre fratelli pre-adolescenti e tormentati, che vivono a Parigi respirando l’ambiente alto-borghese della madre. Lontano dal padre Carlo (Riccardo Scamarcio), un anticonformista incapace di badare a sé stesso interpretato da Riccardo Scamarcio. Succede però che durante le vacanze di Natale, l’uomo decida di portare i figli al mare – insieme alla sua nuova fiamma, la sceneggiatrice Benedetta (Alba Rohrwacher).

Il soggiorno però non va come sperato. E a poco a poco le tensioni si accumulano, perché Carlo dimostra di essere sempre un padre inaffidabile. Anche incredibilmente carismatico però. Difficile non volergli bene. Soprattutto per la piccola Alma, che nonostante i disastri che combina, è disposta a tutto pur di riunire la famiglia come una volta (…)
A un primo sguardo, le vicende che Ginevra Elkann racconta hanno tutto il sapore dell’autobiografia. Due fratelli maschi e una piccola femmina sognatrice. Più due genitori separati, proprio come Margherita Agnelli e Alain Elkann. La neo regista però ha negato con fermezza ogni riferimento personale. «Magari si basa sui ricordi e sulla nostalgia» ha dichiarato la scorsa estate a Locarno, dove il film è stato presentato in anteprima.

«È un film che guarda al concetto di famiglia, alle fantasie sulla famiglia perfetta che inseguiamo, soprattutto da bambini. Parla di adulti imperfetti, che cercano di fare del proprio meglio, barcamenandosi tra la vita e i sentimenti». Un’opera dunque che non cade mai nel sentimentalismo eccessivo, con un tocco di pura autenticità. Quasi lirico nel suo ritratto senza filtri del desiderio, di ogni bambino, di avere dei genitori perfetti.

Cecilia Ermini – iodonna.it

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