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Sole

Carlo Sironi

Ermanno è un ragazzo che passa i suoi giorni fra slot machine e piccoli furti. Lena arriva in Italia per vendere la bambina che porta in grembo e poter iniziare così una nuova vita. Ermanno deve fingere di essere il padre della bambina per permettere a suo zio e alla moglie, che non possono avere figli, di ottenere l’affidamento in maniera veloce, attraverso un’adozione tra parenti. Sole, però, nasce prematura, e deve essere allattata al seno: mentre Lena cerca di negare il legame con sua figlia, Ermanno inizia a prendersi cura di loro come se fosse il vero padre.

Italia/Polonia 2019 (102′)


Sole
 porta il titolo di una neonata e parla di padri e madri. Una coppia impossibilitata ad avere figli vuole comprare illegalmente una bambina da una ventenne, Lena, appena arrivata dalla Polonia. Trasportata in un’Italia periferica fatta di palazzi contro il mare, la ragazza incontra Ermanno, anche lui giovanissimo, il quale farà da garante per la paternità, rimediando così qualche euro.
Carlo Sironi arriva al lungo dopo essersi misurato spesso con la maternità nei suoi corti (uno di essi porta l’efficace titolo di Cargo). Il dramma si struttura come racconto di formazione: ai due giovani ragazzi viene chiesto di confrontarsi con una condizione genitoriale da cui liberarsi per una modesta somma di denaro. Ermanno e Lea, all’inizio strumentali l’uno all’altra, cominciano poi a condividere l’intimità di una coppia genitoriale. (…) Sironi rallenta il tempo e restringe lo spazio (il rapporto in 4:3), rarefacendo i dialoghi e limitandosi a posizionare la mdp davanti ai soggetti. Lo sguardo di Sironi si pone come un’osservazione dall’esterno sui punti di vista di Lena ed Ermanno. Sono principalmente i piani medi a incorniciare i protagonisti della vicenda, spesso ricorrendo ad angolazioni di macchina orizzontali frontali che descrivono da una distanza calcolata, senza insinuarsi nelle dinamiche sentimentali, osservando senza entrare. A giocare un ruolo in questa dinamica analitica sono gli sfondi che alternano pareti piatte e opprimenti a profondità di campo discrete, soffocanti e fuori fuoco. Il movimento rimane sempre collocato nella cornice che i personaggi si ritagliano (una porta, uno scaffale, una stanza) e al montaggio di Andrea Maguolo non rimane che assecondare gli stacchi sulla posizione dei soggetti.

Nella compattezza del suo microcosmo, Sole immerge lo spettatore in un’ansia comunicativa fredda, in linea con la posizione scelta del suo regista; eppure i rari zoom-in svelano la volontà di farsi anche dramma emotivo, non solamente descrittivo. Le scene in cui Ermanno gioca compulsivamente d’azzardo perdono la loro natura di “cinema verità”, restituendo una dimensione alienata, elisa dal resto, così come lo è il protagonista in questi frangenti. Nella molteplicità di sfumature del film, Sironi è attento a sottrarre, cadenzando i dialoghi e ritagliandosi i commenti sonori con le tracce originali. L’opera prima di Sironi, coproduzione italo-polacca, mostra un’attitudine personale applicata all’ormai nota tendenza al reale. Eppure questa laconicità dialogica applicata alla freddezza degli ambienti e delle luci, restituiscono una mesta atmosfera ondivaga tra realtà e sogno il cui contrappunto tragico è un punto di forza non indifferente.

Diego Testa – ondacinema.it

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