A House of Dynamite

Kathryn Bigelow

La traiettoria suborbitale di un missile nucleare viene intercettata dai centri di controllo statunitensi. Dopo aver escluso la possibilità di un falso allarme come tanti che l’hanno preceduto, l’Ente generale per la gestione delle emergenze conferma che si tratta di un lancio ostile, e che il missile impatterà sugli Stati Uniti entro una ventina di minuti. Inizia così una corsa contro il tempo per neutralizzare il missile…staff della Casa Bianca affronta in tempo reale la minaccia di un attacco missilistico. Le tensioni crescono in un dramma serrato che mette alla prova ogni decisione.


USA 2025 (112′)

VENEZIA – Dopo otto anni di silenzio Kathryn Bigelow torna con un film che si può considerare un terzo capitolo ideale di una trilogia sulla guerra iniziata con The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, ma se in quei film la minaccia era circoscritta a un teatro di guerra o a un nemico invisibile, qui diventa assoluta, globale.

    Il film è ben riassunto dal suo titolo A House of Dynamite: in un mondo sempre più armato e con ordigni capaci di distruggere una città in una manciata di minuti il “nemico” è un’entità dai contorni indefiniti, l’apocalisse sembra poter essere generata dal caso e il sogno di un mondo di pace può essere messo in discussione da un puntino luminoso che si muove su un monitor, che nessuno sa come fermare.
La narrazione è divisa in tre parti, ognuna delle quali racconta gli stessi diciotto minuti che separano gli Stati Uniti dal baratro, dal momento dell’apparizione della lucina rossa che segnala un attacco nucleare indirizzato su Chicago. In questo modo il tempo viene dilatato, i punti di vista si moltiplicano. Con il suo stile nervoso e incalzante, perfettamente aderente al tono e al ritmo della storia che racconta, la regista ci mostra uomini e donne che si affannano davanti a schermi, monitor, computer, telefoni quasi osservando il disastro in arrivo. Prima assistiamo al tentativo di fermare il nemico con un altro missile, poi ai difficili rapporti tra vertici militari e quelli politici e infine all’irresolutezza del presidente degli USA.

La Bigelow segue diversi personaggi coinvolti a vario titolo nella gestione dell’emergenza, costretti a confrontarsi con dilemmi contemporaneamente pratici, morali e personali, intrecciando tensione politica e dramma intimo, in un contesto in cui le scelte individuali si riflettono su scala globale. Lo scopo è quello di “umanizzare i personaggi e mantenere l’ambiguità, un modo per invitare il pubblico a pensare che cosa avrebbe fatto al posto loro.”
Il cast corale comprende Idris Elba, Rebecca Fergusson, Gabriel Basso, Jared Harris. Con la sua abituale abilità di muoversi nel cinema di azione, la regista utilizza la tensione per creare un film molto politico, profondamente ansiogeno, e terribilmente attuale. “Quando ero bambina ci facevano nascondere sotto i banchi di scuola per proteggerci da una bomba atomica” ha dichiarato la Bigelow “era assurdo, lo è ancora di più oggi, ma allora la minaccia sembrava imminente. Oggi siamo forse più vicini alla fine, eppure c’è una sorta di intorpidimento collettivo. In un mondo imbottito di armi atomiche pronte ad esplodere non si può chiamare difesa ciò che garantisce solo la distruzione totale”
Lo schermo nero con cui si chiude il film è un invito allarmante a riflettere su un presente che ha normalizzato l’inimmaginabile.

Cristina Menegolli – MCmagazine 105

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