Una casa nella campagna settentrionale della Germania, tre epoche storiche: inizi ‘900, fine anni ’70, i giorni nostri. La vita e la ricerca dell’identità di alcune giovani donne si sviluppa in una relazione ambivalente con la morte.

Sound of Falling / In die Sonne Schauen
Germania 2025 (149′)
CANNES 78°: Premio della Giuria
TORINO – Un clima di sospensione e attesa pervade Sound of falling: lo spettatore che accetta di aderire allo sguardo e ai silenzi delle fanciulle protagoniste del film entra in una dimensione spazio-temporale del tutto particolare e vive un’esperienza quasi immersiva. È arrivata al 43TFF , dopo aver molto colpito la critica e aver ricevuto il Premio della Giuria a Cannes 2025, l’opera seconda della regista tedesca Mascha Schilinsky e il livello del Festival, fino a questo momento non entusiasmante, decisamente si alza.
In una fattoria dell’Altmark, nel Nord della Germania, aleggiano sprazzi di vita e sogni di morte appartenuti a giovani donne che in quella casa hanno vissuto in epoche differenti. La piccola Alma (Hanna Heckt), negli anni ’10 del ‘900, scopre di essere la copia di una sorellina morta ancora bambina; qualche decennio dopo Erika, fanciulla curiosa, spia il corpo dello zio mutilato; alla fine degli anni ’70 l’adolescente Angelika (Lena Urzendowsky) nasconde dietro un’indifferenza insolente il dolore per gli abusi subiti; la piccola Nelly (Zoe Baier) vive con la sorella più grande Lenka (Laeni Geiseler) nel nostro presente, rassicurante ma pericolosamente distratto. La storia fluisce, tutto cambia: la casa tra gli anni ’70 e ’80 si trova ad essere sul confine tra le due Germanie; passando ai tempi presenti, diventa un rifugio bucolico lontano dalla città. Ma non è questo che interessa alla regista, quanto ciò che non cambia, che permane, e che il film ci fa captare: sono i momenti di vertigine interiore, quelli in cui avvertiamo con chiarezza la nostra infelicità. Non a caso il titolo originale del film è In die Sonne Schauen, “guardare nel sole”, una metafora per il coraggio di affrontare la verità, la mancanza di senso. Attraverso le tre storie principali il film sembra suggerire che dall’esito di questi momenti dipende la strutturazione dell’identità: il dolore può segnare, dare la forza di ribellarsi o portare all’annullamento. Perchè c’è una compagna sempre presente nell’esistenza di queste giovani donne, la morte, che le attira verso di sé, le seduce, come una promessa o forse un sogno di liberazione .
L’episodio del primo ‘900 è quello in cui, attraverso la bambina protagonista, Alma, la relazione con questo pensiero viene rappresentata nel modo più originale dalla regista: l’estetica gotica , al limite del genere horror, crea una tensione costante e ci sono personaggi di contorno (la madre agghiacciante, il giovane mutilato, la “cameriera” schiava) e soluzioni visive (il piano sequenza iniziale, la notte sull’albero, le foto per il giorno dei morti) di grande intensità. Una scelta significativa a livello di regia è quella del formato 1:33, che focalizzandosi sui volti enfatizza la percezione soggettiva della realtà: per lo spettatore è un invito a muoversi in un flusso di immagini, in una rete di rimandi, come se l’eco di ciò che è stato percepito e vissuto nel tempo fosse ancora presente. Altrettanto importante è l’aspetto sonoro a cui il titolo scelto per il mercato internazionale, Sound of Falling, allude : in un film in cui il silenzio dice più delle parole, l’uso del suono, evocativo, inquietante, riesce a dare tensione ai momenti di sospensione, che squarciano la banalità del vivere come illuminazioni. Interessante anche l’uso della voce fuori-campo. Nella parte finale di ogni episodio non è quella della protagonista, ma di un personaggio accanto: la giovane sorella di Alma, tragicamente destinata a fare la “cameriera”; il cugino “codardo” di Angelika, la sorella “distratta” della piccola Nelly. È una soluzione narrativa inaspettata che arricchisce il racconto fornendoci ulteriori prospettive di sguardo. Sia a livello di estetica che a livello narrativo, Sound of Falling, ha dunque una costruzione complessa e ambiziosa, che promette molto e non delude: le connessioni e le rivelazioni sono continue, a patto di immergersi nel flusso e accettare di andare a caccia di ciò che non viene detto.
Licia Miolo – MCmagazine 108









