Agathe, una ragazza goffa ma allo stesso tempo affascinante e piena di contraddizioni, all’improvviso si ritrova disperatamente sola. Sogna l’amore in modo simile ai personaggi di un romanzo di Jane Austen e la sua massima aspirazione è diventare una scrittrice. Trascorre, invece, le sue giornate vendendo libri nella leggendaria libreria britannica Shakespeare & Co, a Parigi. Invitata alla residenza per scrittori di Jane Austen in Inghilterra, deve combattere con le sue insicurezze… fino a quando non accade qualcosa di inaspettato e la sua vita cambia magicamente.

Jane Austen a gâché ma vie
Francia 2024 (94′)



Una commedia romantica delicata e intelligente, dotata di uno spessore che risalta immediatamente poiché la bravura di Laura Piani sta nel saper bene giocare con gli elementi del triangolo amoroso. Se infatti nelle storie di Jane Austen è il centro pulsante delle sue trame in Jane Austen a gâché ma vie la direzione che viene presa è diversa. Piani infatti scrive, e lo fa in modo pragmatico e mai troppo banale, dei personaggi carichi di una loro indipendenza che rendono l’intreccio fresco e godibile. La leggerezza non è affatto un problema qui, perché si tratta dell’intera impostazione dell’opera; che non dispiace e non annoia. Le vicende di contorno, come il padre di Oliver affetto da Alzheimer che gira senza pantaloni, non risultano mai invadenti ma anzi offrono momenti di respiro, giungendo nei momenti più opportuni. La forma dell’esordio è certamente visibile, pensando alla regia tecnica che per tutta la durata non si fa mai notare (anche quando potrebbe). Ma tutto sommato Jane Austen a gâché ma vie è un film davvero notevole, che veste i panni della commedia romantica in modo originale e divertente.
Pompeo Angelucci – sentieriselvaggi.it

“Chi stai aspettando? Mark Darcy?” – “Non vivo nel secolo giusto, tutto qui”. Quando alla trentenne libraia parigina Agathe, l’accattivante protagonista di Jane Austen a gâché ma vie della regista francese Laura Piani (presentato in anteprima mondiale nella sezione Centrepiece del 49mo Festival di Toronto) viene chiesto quale libro consiglierebbe per entrare nel mondo della celebre scrittrice britannica che dà il titolo al film, lei suggerisce Persuasione e il suo personaggio “di una zitella che è appassita perché non le è stata data abbastanza acqua e ha coscienziosamente perso la vita”. Non si tratta di una scelta casuale, ma di un’immagine speculare per Agathe (Camille Rutherford), che rifiuta il “sesso uberizzato”, che non va a letto con nessuno da due anni e che preferisce rifugiarsi nel mondo della letteratura perché “alcuni libri diventano parte della nostra vita, ci aiutano a vivere, ci rivelano la nostra vera natura”. Ma le cose non sono così semplici: pietrificata da blocchi e dubbi, Agathe, che viene esortata dai suoi cari a “esplorare qualcosa di diverso”, sogna di amare e di essere amata, e che il corpo di un uomo nudo emerga nella sua vita. Proietta questo ideale nell’inizio di un romanzo scritto in inglese. Del tutto involontariamente, su istigazione del suo collega e vecchio amico Félix (Pablo Pauly), che coglie l’occasione per dichiararle il suo amore, si ritrova selezionata per una residenza di scrittura di due settimane in Inghilterra. Un viaggio che le riserverà gustose sorprese su tutti i fronti, in particolare il britannico Oliver (Charlie Anson), lontano discendente di Jane Austen, sulle cui scarpe Agathe vomita appena scesa dal traghetto…

Spesso divertente, orientato alla semplicità e apertamente bonario, Jane Austen a gâché ma vie è una variazione francese senza pretese ma ben realizzata dei classici di Working Title (come Notting Hill), con contenuti comici alla Woody Allen. Scritta dalla regista, la sceneggiatura si muove abilmente sul filo della commedia romantica, facendo centro su vari temi che suscitano empatia (la solitudine emotiva, la necessità di liberarsi dalle catene del passato e di accettare il cambiamento, il fatto che la grande gioia e la grande tristezza sono entrambe essenziali per scoprire se stessi, le diverse facce e l’evoluzione del femminismo, la sindrome dell’impostore artistico, ecc.). Con questo primo lungometraggio, Laura Piani dimostra pienamente che una buona storia è “l’unico rimedio contro il disordine dei pensieri e dei sentimenti” e che, alla fine, se è pure divertente è ancora meglio. Una commedia romantica sincera e affascinante che sa raccontare con garbo e passione le disavventure di una donna che cerca di mettere d’accordo il cuore e la mente.
Fabien Lemercier – cineuropa.org