Sandrine Leroy (Charlotte Gainsbourg) comunica al marito Christophe (José Garcia) di voler divorziare. I loro figli saranno presto abbastanza grandi da lasciare la casa. In un ultimo tentativo tanto audace quanto inverosimile, Christophe organizza un fine settimana per salvare il suo matrimonio: un viaggio attraverso i luoghi chiave della storia della loro famiglia. Un viaggio spensierato, ma che alla fine non sarà facile…

Nous, les Leroy
Francia 2024 (102′)



Alla sua prima regia, Bernard porta sul grande schermo un ritratto familiare intimo e malinconico, la cui intensità è acuita dal fatto che sia in parte autobiografico. Di qui l’idea di trattare un tema non sconosciuto al grande schermo, quello della separazione, non trascurando il punto di vista dei figli, spesso oscurati dal rapporto dei coniugi. “Avevo visto – ha dichiarato il regista – diverse opere che trattavano la separazione dei genitori e il più delle volte mi mancava il punto di vista dei figli. Ho voluto affrontare questo tema con sincerità, collocandomi a metà strada tra le due cose, e ho realizzato una commedia agrodolce, con un pizzico di nostalgia ma con battute e situazioni comiche“. Un film corale, dunque, che non trascura nessuno, e al contempo illuminato dal ruolo di Charlotte Gainsbourg, sempre in bilico tra dolcezza e malinconia. La star francese di L’accusa e tanti altri successi è particolarmente amata da Wanted Cinema, che ha distribuito altri film da lei interpretati, come Passeggeri della notte, Gli amori di Suzanna Andler e Jane by Charlotte la sua prima regia, in cui ha raccontato la madre Jane Birkin, scomparsa nel luglio di due annifa, a 77 anni.
Annalisa Zurlo – ciakmagazine.it

Un padre porta la famiglia in un viaggio on the road mentre affronta la fine del suo matrimonio. Tra ricordi e momenti presenti, genitori e figli adolescenti attraversano insieme questa deliziosa vacanza. Con La famiglia Leroy il regista e sceneggiatore Florent Bernard firma il suo esordio nel lungometraggio, portando sullo schermo una commedia familiare che affonda le radici nella sua stessa biografia, oscillando tra comicità e malinconia, tra momenti grotteschi e riflessioni intime. Un film che si presenta come un tentativo di decostruzione affettuosa della famiglia nucleare, osservata nel momento della sua disgregazione. Sandrine e Christophe Leroy, i due protagonisti del film, sono sposati da vent’anni e hanno due figli ormai adolescenti, Loreleï e Bastien. Quando Sandrine comunica al marito la decisione di divorziare, Christophe, colto di sorpresa, rifiuta di arrendersi e decide di mettere in atto un’ultima, disperata strategia: un weekend “terapeutico” che ripercorre i luoghi simbolici della loro storia familiare, con l’intento di riaccendere la fiamma e salvare il matrimonio. Il cuore pulsante del film è il tema della comunicazione, o meglio, della sua assenza. I membri della famiglia Leroy non si parlano davvero, ciascuno è rinchiuso nel proprio silenzio, nelle proprie frustrazioni. Christophe, incapace di verbalizzare i suoi sentimenti, si rifugia nei gesti. Sandrine parla, ma nessuno l’ascolta. I figli osservano, ma non sanno a chi rivolgersi. Altro tema centrale è quello della nostalgia: Christophe è l’incarnazione dell’uomo che guarda al passato con occhi idealizzati, rifiutando di accettare la trasformazione dell’amore nel tempo. Il film non condanna né assolve, ma mostra il peso della memoria come elemento che può tanto unire quanto separare. Il burnout amoroso, il senso di fallimento che accompagna la fine di una relazione di lunga durata, l’angoscia del nido vuoto, sono affrontati con delicatezza. La separazione, qui, non è uno spartiacque drammatico ma un processo doloroso e necessario. La famiglia non finisce, semplicemente cambia forma.

Florent Bernard decide per una regia sobria ma efficace, che cerca di distinguersi soprattutto nell’attenzione ai dettagli simbolici […], nell’uso dei luoghi ordinari (autogrill, ristoranti di catena, parcheggi) trasformati in spazi della memoria collettiva e personale. L’estetica del film, curata dal direttore della fotografia Julien Hirsch, prova a regalare momenti di inaspettata poesia anche nei contesti più banali. Dal punto di vista narrativo, Bernard costruisce una commedia di coppia […], un gioco di ruoli mutuato dalla tradizione circense e dal cinema di Francis Veber. Ma è anche una commedia generazionale, un racconto che guarda sia ai genitori che ai figli, in cui ognuno può riconoscersi. La famiglia Leroy è un’opera fortemente autobiografica. Bernard non si nasconde: il film è un messaggio d’amore verso i propri genitori, una riflessione sulle dinamiche familiari, sulla difficoltà di crescere e di dire “ti voglio bene” senza vergogna. Un film che tenta di colmare proprio quei vuoti che i suoi personaggi non riescono a riempire…
Redazione Film TV