Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Nessun riferimento a presidenti esistenti, frutto completamente della fantasia dell’autore. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea, giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata. Mosso dal dubbio, dovrà decidere…

Italia 2025 (133′)
VENEZIA 82°: Coppa Volpi miglior interpretazione maschile
VENEZIA – Se molti registi hanno rappresentato a Venezia 82 il delirio del presente, Sorrentino affronta la questione a modo suo, scegliendo di mettere al centro una figura totalmente controcorrente rispetto al clima generale, il Presidente della Repubblica Mariano de Sanctis, un uomo di potere la cui dote principale è la capacità di riflessione, la più latitante attualmente.

Il protagonista (Toni Servillo) è un cattolico, giurista di chiara fama, che essendo vedovo è affiancato nel ruolo dalla figlia Dorotea (Anna Ferzetti), richiamando così più di una figura reale di Presidente. Viene colto nel momento in cui la sua parabola è ormai al tramonto: entrato nel “semestre bianco”, gli restano poche questioni da affrontare, ma molto difficili. Innanzitutto deve decidere se firmare la proposta di legge sull’eutanasia, eternamente arenata, come lo spinge a fare la figlia, giurista anche lei; poi ci sono sul tappeto due domande di grazia, entrambi omicidi in ambito familiare: un marito che ha ucciso la moglie affetta da Alzheimer e una moglie che ha finito a coltellate il marito violento. Anche come uomo Mariano de Sanctis è in un momento delicato: il vuoto del futuro davanti, la vecchiaia che incombe, i ricordi che diventano ossessione, entrambi legati ad Aurora, l’amatissima moglie scomparsa.

La felicità è nella sigaretta che lo aiuta a rievocare la magia evanescente e leggera del loro primo incontro, il dolore nell’aprire ancora la ferita di un lontano tradimento di lei. A questo mondo interiore in subbuglio si oppone l’immagine esteriore del Presidente, a dir poco immobile e compassata (il suo soprannome è “cemento armato”), che si sposta lentamente tra un rito e l’altro, aprendo minimi spiragli di reazione al mondo a contatto con i suoi più stretti collaboratori, come il corazziere interpretato da Orlando Cinque.
Il film è un ritratto pacato, intelligente, intessuto di malinconia e sorriso, a suo modo rasserenante. Non è un’opera sui dilemmi morali in sé, ma sul modo in cui affrontarli. Ci troviamo di fronte un uomo politico “abitato dal dubbio”, che nel dubbio trova non la ragione per l’immobilità, ma il coraggio per muoversi, anche letteralmente, per andare in profondità e agire. Le figure e le situazioni sopra le righe, tipiche del cinema di Sorrentino, non mancano (il Papa nero con l’orecchino che si muove in scooter, il Cavalierato concesso al rapper Guè Pequeno), come pure non mancano le metafore ( la bufera improvvisa, il cavallo agonizzante), ma sono riassorbite da una regia più misurata del solito e da una sceneggiatura molto solida, che dà grande compattezza all’insieme, forse addirittura troppa, perchè nella parte finale si ha l’impressione che tutti i tasselli vadano al loro posto. Tra le fugure di contorno spicca Coco Valori, (Milvia Merigliano), critico d’arte e amica di lunga data del Presidente, sulfurea e dalla lingua tagliente, a cui si devono le battute più fulminanti, e se a qualcuno può sembrare dare una coloritura eccessiva, in realtà funziona perfettamente nel sistema dei personaggi. Fa da contraltare a un protagonista apparentemente monolitico, che Toni Servillo delinea con una recitazione tutta in sottrazione.
Per buona parte del film capiamo cosa passa nella mente del protagonista dall’accenno di uno sguardo, da una minima reazione della mimica facciale, ma soprattutto dai suoi silenzi. E la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile ha premiato giustamente questa prova, in cui l’attore dimostra quella che per i Rinascimentali era la dote maggiore, la capacità di essere eccellenti con la massima semplicità e naturalezza, cioè ” la grazia”.
Licia Miolo – MCmagazine 105

