L’enigma di Kaspar Hauser

Werner Herzog

Norimberga, 1828. Un ragazzo incapace di parlare e scrivere viene trovato una mattina nella piazza centrale della città solo con una lettera in mano: è Kaspar Hauser (Bruno S.), uomo che è stato tenuto per tutta la vita dentro una torre da misteriosi carcerieri e che non conosce le regole del mondo e della società. Anche la sua morte sarà misteriosa, un colpo di pugnale infertogli chissà da chi…


Jeder für sich und Gott gegen alle
Germania 1974 (110′)
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     All’alba del 26 maggio 1828, in una piazza di Norimberga viene trovato un giovane sporco e sbigottito. Tra le mani ha una lettera anonima in cui si dice che, abbandonato dalla madre, è stato educato da un contadino il quale non può più averne cura e quindi lo affida al locale capitano di cavalleria. I contemporanei fantasticano che possa trattarsi di un figlio spurio di Napoleone o addirittura di un principe, ma nessuno conosce la verità. In un primo tempo messo in prigione, poi affidato alla pietà del carceriere che se lo porta a casa, deriso come fenomeno da baraccone, adottato da un anziano insegnante e da una nobile inglese, il giovane, dopo essere scampato a due attentati, viene ucciso nel 1833, forse dallo stesso sconosciuto che lo aveva lasciato sulla piazza. L’autopsia accerterà che aveva il cervello più piccolo del normale e questa sembrerà la giusta spiegazione della sua debolezza mentale. Sepolto ad Ansbach, è rimasto un enigma, alcuni considerandolo un impostore altri un simbolo di innocenza.

   Tratto dal misterioso caso di cronaca dell’800 che incuriosì filosofi e scrittori di tutta Europa, L’enigma di Kaspar Hauser è il film che inaugurò la fase più celebre della carriera del regista tedesco, durante la quale abbandonò il documentario e per quasi vent’anni si dedicò interamente al cinema di finzione. La criptica storia di Kaspar Hauser, essere umano dotato solo dei sensi e ancora “libero” dalla sovrastruttura culturale che ogni persona porta sulle spalle, a ogni modo, si modella perfettamente sulle tematiche portate avanti dall’autore di Monaco nei documentari precedenti. Proprio come i sordo-ciechi di Paese del silenzio e dell’oscurità (1971), Kaspar, considerato menomato e ritardato dalla società, è in realtà, secondo Herzog, dotato di una sensibilità e una profondità superiore rispetto alle cosiddette persone “normali”. Significativa (e bellissima), in tal senso, la frase del protagonista «Non ho ancora capito se imparando più parole riuscirò a capir meglio le cose». In cabina di regia Herzog asciuga il suo stile nervoso ed enfatico, dando vita a un ritratto doloroso e intimo della figura di Kaspar Hauser, interpretato magnificamente da Bruno S., attore-artista vittima di un’infanzia difficile e turbolenta, passata tra orfanotrofi e istituti di correzione.

longtake.it

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