The Garden Of Earthly Delights

Morgan Knibbe

Nella baraccopoli di Manila un undicenne vive di espedienti e la sorella si prostituisce nella speranza di potersene andare. Quando le loro vite incrociano quella di un turista olandese, gli eventi precipitano, trascinando lo spettatore nell’inferno del quartiere a luci rosse di una delle più pericolose metropoli orientali.


Paesi Bassi/Filippine 2025 (123′))
TORINO FILM FESTIVAL 43°: Premio per il miglior film

TORINO – Giustamente premiato come miglior film al TFF43, il primo lungometraggio del regista olandese Morgan Knibbe è uno di quei film dalla cui visione si esce quantomeno frastornati, perché non cerca di compiacere, ma di scuotere lo spettatore, rivelando le contraddizioni e le ferite del mondo globalizzato, di fronte alle quali, come ammonisce una didascalia che scorre durante i titoli di testa, chiudere gli occhi equivarrebbe a condividerle.

    Un cielo squarciato dai lampi di un temporale violento che sovrasta la megalopoli di Manila apre The Garden Of Earthly Delights (Il giardino delle delizie terrene). Nelle strade bagnate dei ragazzini corrono urlando, quando uno sparo da una motocicletta ne lascia uno a terra. Così inizia la storia di Ginto, un bambino cresciuto nella miseria, che conosce solo il linguaggio della violenza, si fa di anfetamine, sognando di diventare uno spacciatore e passa le sue giornate con un gruppetto di amici, vagando per Manila. La Manila delle baraccopoli, che sorgono ai confini del centro lussuoso dei grattacieli, sulle rive dell’acqua fetida o sulle montagne di immondizie, dei quartieri dei locali a luci rosse del turismo sessuale e dello spaccio di droga, delle carceri sovraffollate di spacciatori a cui il governo ha dichiarato guerra. In questo ambiente, brulicante di corpi, come il Trittico di Hieronymus Bosch a cui rimanda il titolo, si muovono i protagonisti del film (in gran parte attori non professionisti, scelti direttamente sul posto da Knibbe): l’undicenne Ginto, interpretato da un bravissimo JP Rodriguez, il suo giro di amici, la sorella Asia, che si prostituisce in un locale di spogliarelli, per pagarsi un biglietto per l’estero, un turista olandese alla vana ricerca della donna filippina conosciuta in internet. L’inevitabile parabola del “bianco” verso l’abisso del turismo sessuale pedofilo, in attesa del suo prevedibile incontro con Ginto, crea un crescendo di tensione quasi insopportabile nello sviluppo del film.

È una Manila che alcuni registi filippini come Mendoza, Bernal, Brocka [1] ci hanno già descritto, ma mai con un tale crudo realismo. Knibbe mostra la terribile verità, senza filtri, senza mezze misure: lascia vivere i suoi personaggi nella loro complessità senza giudicarli, si limita a seguirli nella loro quotidianità con una macchina da presa che sta sempre loro addosso. L’intenzione del regista è quella di dare voce e corpo agli invisibili, restituire una dignità a chi vive ai margini, in quella parte del mondo, dove la vita non è un diritto, ma va guadagnata giorno per giorno. Così il film non è un racconto di salvezza o di redenzione, è la realtà nuda e cruda: Knibbe mostra quello che succede quando le periferie, sociali, economiche, umane, sono ignorate, mentre intorno prosperano speculazioni, ingiustizie e sfruttamento. E ancora lo stesso cielo chiude il film, illuminato però dai fuochi artificiali, che si trasformano in bellissimi fiori colorati, per festeggiare la fine dell’anno. Un finale di speranza? No, solo l’ennesima illusione perduta per chi aveva sperato in un futuro migliore, che viene cancellato dal buio della notte con cui chiude veramente The Garden Of Earthly Delights.


[1] Sul tema si consiglia la visione dello sconvolgente Slingshot (2007) di Brillante Mendoza, di Manila by Night (1980) di Ishmael Bernal sui quartieri a luci rosse, di Manila in the Clows of Light (1975) di Lino Brocka o Neomanila (2017) di Mikail Red sulla “guerra alla droga” di Duterte, proiettati alla bellissima rassegna Metro Manila del FEFF di Udine del 2022.

Cristina MenegolliMCmagazine 108

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