Il ritratto di Robert Grainier, un boscaiolo e ferroviere che conduce una vita di inaspettata profondità e bellezza nell’America in rapida evoluzione degli inizi del XX secolo. Con un’ode a uno stile di vita ormai scomparso, a un mondo in trasformazione e alle straordinarie possibilità racchiuse nelle esistenze più semplici, Clint Bentley cattura un tempo e un luogo perduti narrando la storia di persone che hanno costruito un ponte verso un futuro che potevano solo immaginare.

Sarah Bernhardt, la Divine
Francia/Belgio 2024 (98′)



Nel selvaggio nord-ovest americano dell’inizio del XX secolo. Robert Grainier (Joel Edgerton) è un uomo silenzioso, un lavoratore instancabile al servizio dell’espansione ferroviaria e dell’industria del legname tra Idaho e Washington. Bracciante e boscaiolo, passa le giornate tra ponti in costruzione, foreste tagliate e chilometri di rotaie. Il mondo attorno a lui è fatto di meraviglie ingegneristiche, ma anche di brutalità quotidiana. Grainier assiste impotente al trattamento disumano riservato agli immigrati cinesi dai suoi stessi compagni e superiori. In mezzo a tutto questo, trova un po’ di pace nella vita quotidiana con la moglie Gladys (Felicity Jones) e la loro giovane figlia, vivendo in una semplice casa immersa nella natura. Ma la tranquillità è solo apparente. I lunghi periodi lontano da casa, imposti dal lavoro, cominciano a creare distanze incolmabili tra lui e la sua famiglia. Inizia ad avere l’impressione di essere seguito da una maledizione che si manifesta nei suoi sogni e nelle sue giornate. La vita di Grainier cambia radicalmente dopo una terribile tragedia, diventando solitaria e visionaria, fatta di ricordi, rimpianti e apparizioni inspiegabili. Il ritratto toccante di un uomo semplice intrappolato in un’epoca di grandi trasformazioni. Una storia di isolamento, sopravvivenza e mistero, che ci interroga su cosa significhi appartenere a un mondo che non aspetta nessuno. Grainier è un uomo qualunque, ma il suo viaggio diventa qualcosa di universale.
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Il magnifico Train Dreams di Clint Bentley è un film di echi. Nel suo dramma che attraversa generazioni, vita e morte si intrecciano nella dualità del simbolo del treno, qualcosa che rappresenta sia il progresso che la distruzione. I binari ferroviari che si sono espansi attraverso gli Stati Uniti nel XX secolo hanno reso il mondo più piccolo collegando le persone e alterato il paesaggio abbattendo alberi che erano lì da secoli. Basandosi su un racconto di Denis Johnson, Bentley e il co-sceneggiatore Greg Kwedar raccontano la storia di una vita ordinaria in modo straordinario, di un uomo che credeva che la sua esistenza fosse incatenata dal senso di colpa e dal trauma. Uno studio del personaggio dalla nascita alla morte, Train Dreams è una meditazione sulla bellezza di ognuno e di ogni cosa, su come siamo connessi sia alla terra che a coloro che l’hanno percorsa prima di noi.
Joel Edgerton offre il miglior lavoro della sua straordinaria carriera fino ad oggi nei panni di Robert Grainier, un uomo stoico che si meraviglia del paesaggio mutevole nel suo lavoro di operaio ferroviario, qualcuno che abbatte alberi, pianta binari nel terreno e persino aiuta a costruire ponti, spesso lontano da casa per mesi. Gran parte della sua storia è raccontata attraverso la narrazione di Will Patton, la cui voce è qualcosa di rassicurante e potente allo stesso tempo. Parla per Robert, spesso silenzioso, raccontandoci di incontri formativi sul lavoro, incluso un momento chiave in cui un immigrato cinese fu assassinato. Robert si chiederà per il resto della sua vita se la sua inazione in quel momento abbia portato alle tragedie che lo avrebbero colpito. Queste scene iniziali suonano come ricordi, al tempo stesso onirici e tangibili. Si sente l’odore del fuoco che tiene al caldo gli operai e si percepisce l’umidità nell’aria mentre il narratore di Patton ci racconta degli uomini che Robert ha incontrato sui binari, tra cui un ciarlatano assassinato e un esperto di esplosivi interpretato da William H. Macy, che regala decenni di tridimensionalità vissuta in poche brevi scene. È un’interpretazione incredibilmente breve, ma anche in qualche modo una delle migliori di Macy, formativa per il film in quanto aiuta a radicarlo proprio quando rischia di diventare troppo informe.

Durante una delle sue pause dalle piste, Robert incontra Gladys (Felicity Jones) e se ne innamora perdutamente. Le prime scene con loro ricordano la bellezza del film di Malick, che sembra la più grande ispirazione qui, I giorni del cielo: due figure sullo sfondo di un’ora magica, che immaginano la vita condivisa che li attende in un mondo di travolgente bellezza. La scena in cui tracciano con delle pietre la mappa della casa che progettano di costruire in riva a un fiume è un gioiello: due giovani con tutto davanti a sé. Finiscono per costruire quella casa e avere una figlia prima che una tragedia indicibile infranga i sogni di Robert.

…Train Dreams è una storia di equilibrio. Questo mondo può essere allo stesso tempo magnifico e straziante. Portiamo con noi il nostro dolore e la nostra gioia in egual misura, entrambi ci definiscono. C’è una battuta straordinaria in Train Dreams pronunciata da qualcuno che incontra Robert tardi nella sua vita, interpretato da Kerry Condon: “L’albero morto è importante quanto quello vivo”. Siamo connessi gli uni agli altri e alla terra come binari ferroviari che attraversano il cuore della terra stessa, spingendoci in avanti e lasciando segni che impiegano generazioni a svanire. Se siamo fortunati, c’è qualcuno che racconta la nostra storia o ci ricorda nella sua.
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