A tu lado

Cristiano Regina

In un barrio difficile dell’Avana, c’è una palestra di boxe fondata da un bolognese, Samuel Fabbri, in cui aspiranti pugili vengono allenati fin da bambini per toglierli dalla strada e spronarli a sognare in grande, dentro e fuori dal ring. Questo spazio vivace ma fatiscente riflette le tensioni della Cuba contemporanea, mentre la squadra si prepara per un incontro cruciale contro una palestra più moderna, che potrebbe rilanciare la fortuna o segnare la fine della lotta ventennale di Samuel.


Italia/Spagna/Cuba 2025 (80′)
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    In un barrio difficile dell’Avana, c’è una palestra di boxe fondata da un bolognese, Samuel Fabbri, in cui aspiranti pugili vengono allenati fin da bambini per toglierli dalla strada e spronarli a sognare in grande. È un microcosmo che riflette la Cuba contemporanea, tanto vibrante quanto al collasso, dove adolescenti come Haiffer e Adrialis crescono dentro e fuori dal ring, confrontandosi con le famiglie, gli amici e gli allenatori: generazioni diverse che si preparano a una pelea contro la palestra più moderna dell’Avana Vieja, che potrebbe risollevare le sorti del Gimnasio, o decretarne la fine dopo oltre vent’anni di resistenza. In un quartiere difficile dell’Avana, la palestra di boxe dell’italiano Samuel Fabbri offre un luogo sicuro dove tenere i ragazzi lontani dalla strada. Adolescenti come Haiffer e Adrialis sono incoraggiati a sognare in grande, sia dentro che fuori dal ring. Questo spazio vivace ma fatiscente riflette le tensioni di Cuba, mentre la squadra si prepara per un incontro cruciale contro una palestra più moderna, che potrebbe rilanciare la fortuna o segnare la fine della lotta ventennale di Samuel.

 

A tu lado, il nuovo documentario di Cristiano Regina, è stato girato a l’Havana tra il 2023 e il 2025. Usa la boxe per parlare del fenomeno dell’emigrazione, che negli ultimi anni ha coinvolto quasi un milione di cubani, esasperati dalle difficoltà socio-economiche interne. A tu lado racconta sogni, paure e contraddizioni di una vita in bilico tra infanzia ed età adulta, tra il desiderio di restare e quello di cercare altrove un futuro possibile. Al centro del documentario c’è il Gimnasio de Boxeo Centro Habana, una palestra sociale fondata oltre vent’anni fa, dall’ex pugile bolognese Samuel Fabbri. Un microcosmo che accoglie i ragazzi del blocco per sottrarli alla strada, offrendo un luogo dove crescere dentro e fuori dal ring, giocando anche con le inquadrature tra il dentro la palestra e il fuori dell’Havana. È uno spazio che resiste, in cui giovani, come Haiffer e Adrialis, sono quotidianamente divisi tra disciplina sportiva, aspirazioni e realtà. Qui la boxe corre come una crepa nella realtà cubana contemporanea e sospende il caos della città. La città è vibrante ma allo stremo, tra luci e tradizioni, qui, solo con coraggio si può sopravvivere. Come il coraggio di Samuel Fabbri, che ha scelto di trasformare un’utopia in realtà, scavando tra le macerie e accettando il rischio del fallimento. Uno spazio fragile che resiste, in cui i ragazzi sono costretti a crescere troppo in fretta, pur continuando a sognare. Sognano un altrove, un America lontana, mentre quella stessa panacea immaginaria, attraversa le loro strade travestita da ricco turista. Una distanza tra reale e immaginario accentuata dalle continue telefonate che scandiscono il ritmo narrativo del documentario, chiamate spesso senza risposta, simbolo di un altrove costantemente evocato ma mai davvero accessibile. Il fuso orario non è solo una questione geografica, ma emotiva: separa, aumentando il desiderio di connessione.

Eppure, A tu lado non parla solo di fuga. È una riflessione sul restare. Sulla fatica e sulla dignità del costruire, giorno dopo giorno, il proprio destino in un luogo che sembra negare il futuro. Da lontano la camera riprende due giovani ragazzi tra i detriti della città: “Dove vuoi andare? Qual è il paradiso che sogni?” chiede qualcuno, “Vorrei mangiare un gelato con il mio papà” è la risposta, mentre la camera si avvicina su di loro, quasi sondarne i pensieri più intimi. In questa semplicità disarmante si concentra tutto il senso di appartenenza per un luogo che che non si lascerà mai davvero. Il film, ideato da Regina insieme alla sceneggiatrice cubana Nuri Duarte, prende forma condividendo l’ambiente dei protagonisti, nella produzione, e quindi i limiti e gli imprevisti. Da questa vicinanza nasce la forza del racconto di un’esperienza condivisa. A tu lado diventa un atto partecipato di ascolto, per interrogarsi su cosa significhi resistere.

Federica Pizzo – sentieriselvaggi.it

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