Matthias, burbero e taciturno lavoratore di un mattatoio tedesco, litiga con il datore di lavoro e torna a Recia, il suo villaggio di origine in Transilvania. Qui trova una situazione complicata: la salute del padre è compromessa, la moglie Ana sta crescendo il figlio Rudi in maniera troppo protettiva e la sua amante Csilla ha fatto carriera in un grande panificio locale. Quando quest’ultima, per poter ottenere dei benefici UE, si trova a dover assumere braccianti provenienti dallo Sri Lanka, nel villaggio emergono intolleranze sopite a lungo ma più vive che mai.

R.M.N.
Romania 2022 (125′)



Potente parabola sulla genesi del razzismo e su quanto ci si possa ritrovare soli se ci si chiude al resto del mondo, Animali selvatici è un progetto ambizioso e ricco di stimoli e simbolismi, capace di scuotere e di rimanere impresso a lungo al termine della visione.Il titolo originale, R.M.N., fa riferimento all’acronimo della risonanza magnetica nucleare, ma è anche un chiaro rimando al paese natale di un autore che ha sempre cercato di raccontare le ombre e le contraddizioni della sua nazione, tanto parlando del passato – come nel bellissimo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes – quanto descrivendo la contemporaneità, come nel notevolissimo Un padre e una figlia. Con la consueta capacità narrativa e stilistica, Mungiu mostra un villaggio che diviene presto metafora di una nazione (e, forse, non solo): dalla xenofobia ai rapporti umani, “Animali selvatici” snocciola le sue riflessioni in maniera coraggiosa e determinata, rendendole sempre più incisive col passare dei minuti.Tra sequenze ampiamente parlate (si veda il consiglio generale del villaggio) e momenti più silenziosi, il film alterna spesso il ritmo e si conclude con grande coerenza con un finale allegorico e decisamente da interpretare. Si presta infatti a numerose analisi questa pellicola che mette gli esseri umani di fronte all’ignoto, unendo spunti politici, sociologici e persino folkloristici: il risultato è un film da non perdere, tra i titoli più significativi visti al cinema negli ultimi mesi.
Andrea Chimento – ilsole24ore.com

Mungiu segue il vagare indifferente del suo protagonista e al tempo stesso traccia il ritratto caotico di una comunità dove ignoranza e paura preparano la deriva violenta, riprendendo l’immagine della Romania come terra di mezzo tra Occidente e Oriente. Il trauma visivo del piccolo Rudi e la risonanza magnetica del padre di Matthias (la R.M.N. del titolo, rezonanta magnetica nucleara) offrono la chiave di volta di un mondo in conflitto, in cui un’immagine manca (cos’ha visto Rudi? Un orso o forse altro?) e un’altra indaga a fondo la testa di un paziente e, idealmente, di una nazione (R.M.N., cioè Romania). Animali selvatici è così composto da inquadrature complesse, frammentate, con i riflessi che sdoppiano i piani e il montaggio che detta un ritmo irregolare, e all’opposto da momenti in cui il tempo si dilata e la camera si ferma. Come nella straordinaria scena dell’assemblea collettiva, in cui un’inquadratura di 14 minuti raccoglie le tensioni del racconto giocando con la profondità di campo, la messa a fuoco e la sovrapposizione di voci. Tutto si tiene e tutto si disperde in una frustante contrapposizione di idee, restituendo in maniera mai così lucida l’inconsistenza del discorso pubblico contemporaneo e l’impossibilità, al momento, di trovare una sintesi – individuale, politica, sociale, economica – fra libertà, lavoro, identità, storia, radici…
Roberto Manassero – filmtv
Il finale sospeso, che vira di tono rispetto alla secca e angosciosa sobrietà del resto, è tanto potente quanto ricco di possibili letture inerenti alla solitudine di un personaggio che diventa sempre più emblema della chiusura di un intero villaggio e paese, ancor più solo perché incapace di aprirsi. Particolarmente ragguardevoli la sequenze del confronto cittadino, inquadrato con un’unica ripresa fissa a suggellare il magma dialettico di una versione moderna della polis dell’antica Grecia, e quella di ballo sulle note del canto partigiano Bella ciao, ma il momento di maggior pregio è forse la citazione letterale e abbagliante, con preciso riferimento visivo annesso, del pittore olandese Bruegel il Vecchio e del suo Cacciatori nella neve, ritratto in un gelidissimo inverno (quello del 1564-65), quasi quanto quello che permea Animali selvatici coi suoi fiocchi di neve che cadono con regolare, sparuta e ciclica indifferenza.

Un altro riferimento fondamentale è musicale: le note di In the Mood for Love di Wong Kar Wai che fanno capolino diegeticamente nella storia e offrono un’ulteriore chiave di lettura per raccontare un mondo in cui anche per i sentimenti non è facile aprirsi verso l’esterno. Il titolo originale, R.M.N., è la sigla della risonanza magnetica, ma il richiamo anche alle consonanti della Romania è evidente, come se Mungiu abbia voluto realizzare una vera e propria radiografia della sua nazione d’origine.
longtake.it

